Di Monica Bedana
Decido sempre di tenermi i mascalzoni, se questi squarciano il velo sulla nuda realtà e la lasciano suppurare dai lembi. Questa settimana mi tengo quindi Assange, e con lui Hervé Falciani. Di Assange si è detto ormai tutto, di Falciani pochi invece sanno che è forse l’unica vera patrimoniale mai applicata in Italia, Spagna, Francia ed altri otto Paesi.
Informatico dell’HSBC a Ginevra, Falciani copiò nel 2006 i dati di 130.000 clienti della banca, tutti presunti evasori fiscali. Tra questi, quasi 7000 sono italiani, parecchi i nomi illustri, da Briatore a Valentino a Bulgari. 570 milioni di euro sfuggiti al fisco italiano solo in quella banca e scoperti grazie al furto di Falciani. Perché di furto è accusato dalla Svizzera; e l’ordine di cattura internazionale che pesava su di lui divenne realtà per caso nel porto di Barcellona lo scorso 1º luglio. Fino a quel momento Falciani, cittadino monegasco con nazionalità italiana e francese, aveva potuto muoversi liberamente tra i due Paesi, che non estradano i propri cittadini. Puntare sulla Spagna, in zona Schengen, sperando che nessuno lo controllasse e ritrovarsi in manette è stata mala suerte, sfortuna, più intensamente sfiga.
Mi importano poco le presunte intenzioni di Falciani di vendere quei dati ad una banca in Libano, o di ricattare i clienti; ciò rimane da dimostrare, mentre è indubitabile che in questi anni la sua lista, messa da lui stesso a disposizione delle autorità di vari Paesi, ha squarciato per la prima volta l’opacissimo velo del segreto bancario svizzero ed ha riportato nelle casse del fisco somme di denaro che nessun accordo bilaterale potrà mai fruttare.
Ai giudici spagnoli tocca ora decidere se estradare in Svizzera l’uomo grazie al quale il presidente del Banco Santander, Emilio Botín, affezionato cliente dell’HSBC, si è visto costretto a pagare al fisco 200 milioni di euro. Sul piatto della bilancia, da un lato la magistratura svizzera che cerca un ladro villano, una banca potente umiliata ed una fetta furente di quell’1% di privilegiati che ha in mano il mondo; dall’altra, le buone intenzioni della normativa europea sulla libera circolazione dell’informazione fiscale e la legge spagnola di prevenzione del riciclaggio di denaro. Nel mezzo, un uomo solo.
Io, da persona educata, mi schiero col villano.
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lunedì 20 agosto 2012
venerdì 20 luglio 2012
Un altro barattolo di marmellata
Di Simone Rossi
Non trascorre settimana in cui la cronaca non ci riporti di qualche comportamento immorale, quando non illegale, di un istituto bancario.
Nonostante tali comportamenti siano alla base della crisi scoppiata nel 2008 e del suo protrarsi, il dogma del libero mercato che si regolamenta e della finanza che crea ricchezza ha continuato a regnare nelle sale del potere politico ed ha impedito qualsiasi vera riforma del settore.
Dopo aver visto vari istituti di credito continuare ad elargire bonus milionari a prescindere dai risultati, dopo lo scandalo delle banche che hanno taroccato i tassi di interesse, l'istituto britannico HSBC è stato colto con le mani nel succoso giro del lavaggio di denaro sporco. Non che si tratti del primo caso, come la storia italiana del Dopoguerra ha mostrato e considerato che i miliardi di profitti delle mafie non possono volatilizzarsi.
Secondo quanto emerso da un'inchiesta del Senato statunitense, l'istituto britannico e le sue sussidiarie hanno contribuito al riciclaggio di denaro proveniente dai cartelli del narcotraffico messicano, hanno avuto rapporti con una banca saudita collegata ad Al Quaida e con paesi nella lista nera dei nemici del Occidente "democratico".
Che si tratti di falle nel sistema di controllo della banca o della applicazione della massima latina "pecunia non olet", ci troviamo nuovamente di fronte all'ennesimo indicatore a conferma del fatto che il settore finanziario vada posto sotto controllo e che i presupposti su cui dagli anni '80 esso è stato deregolamentato sono errati. Gli istituti di credito e finanziari non sono in grado di auto regolamentarsi né di contribuire al benessere della collettività. È tempo di mettere il bambino capriccioso in riga; di scuse e di promesse da marinaio non ce ne facciamo alcunché.
Qui sotto riporto il link all'articolo pubblicato dal quotidiano britannico The Guardian sull'argomento.
http://www.guardian.co.uk/business/2012/jul/17/hsbc-executive-resigns-senate
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Non trascorre settimana in cui la cronaca non ci riporti di qualche comportamento immorale, quando non illegale, di un istituto bancario.
Nonostante tali comportamenti siano alla base della crisi scoppiata nel 2008 e del suo protrarsi, il dogma del libero mercato che si regolamenta e della finanza che crea ricchezza ha continuato a regnare nelle sale del potere politico ed ha impedito qualsiasi vera riforma del settore.
Dopo aver visto vari istituti di credito continuare ad elargire bonus milionari a prescindere dai risultati, dopo lo scandalo delle banche che hanno taroccato i tassi di interesse, l'istituto britannico HSBC è stato colto con le mani nel succoso giro del lavaggio di denaro sporco. Non che si tratti del primo caso, come la storia italiana del Dopoguerra ha mostrato e considerato che i miliardi di profitti delle mafie non possono volatilizzarsi.
Secondo quanto emerso da un'inchiesta del Senato statunitense, l'istituto britannico e le sue sussidiarie hanno contribuito al riciclaggio di denaro proveniente dai cartelli del narcotraffico messicano, hanno avuto rapporti con una banca saudita collegata ad Al Quaida e con paesi nella lista nera dei nemici del Occidente "democratico".
Che si tratti di falle nel sistema di controllo della banca o della applicazione della massima latina "pecunia non olet", ci troviamo nuovamente di fronte all'ennesimo indicatore a conferma del fatto che il settore finanziario vada posto sotto controllo e che i presupposti su cui dagli anni '80 esso è stato deregolamentato sono errati. Gli istituti di credito e finanziari non sono in grado di auto regolamentarsi né di contribuire al benessere della collettività. È tempo di mettere il bambino capriccioso in riga; di scuse e di promesse da marinaio non ce ne facciamo alcunché.
Qui sotto riporto il link all'articolo pubblicato dal quotidiano britannico The Guardian sull'argomento.
http://www.guardian.co.uk/business/2012/jul/17/hsbc-executive-resigns-senate
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