Ecco un altro leader politico che esce travolto dall'ennesimo scandalo. Questa volta tocca a Bossi, quello di Roma ladrona, quello dei padani che calavano dalle valli bergamasche per rimettere a posto l'Italia. E finisce, con tutto il rispetto, come neanche a Napoli: il figlio cui piacciono le macchine e le belle donne, che finge di dare gli esami universitari e il padre che non può ma che forse non vuole vedere. In fondo i figli son piezz'e core...
Ma c'era forse bisogno di sta commedia all'italiana per decretare la fine di Bossi? Non era bastato che la Lega appena nata si fosse rifornita di quattrini con la tangente Enimont per cui Bossi era stato condannato in via definitiva? Non erano già segnali sufficienti il sostegno incondizionato al governo Berlusconi, alle leggi vergogna del 2002-03? O il salvataggio di Cosentino e soci? E che cos'erano quei voti, se non lo spartirsi un bottino di malaffare sull'altare di un finto federalismo, mai arrivato che probabilmente mai arriverà?
Ed in fondo, pur trascurando particolari da nulla come il razzismo e l'intolleranza, dove era mai finita sta Lega di padani onesti lavoratori che si fanno il culo e producono? Era finita nei raccomandati entrati come portaborse a Strasburgo, nelle mogli finanziate dalla politica, nei figli somari portati ai vertici ed inseriti nei listini bloccati, alla moda del Padrino.
Altro che sudore, altro che lavoro. Tengo famiglia, padana, ma pur sempre famiglia.
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