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mercoledì 27 marzo 2013

Tecnicamente, un disastro

Siamo quasi arrivati all'ingloriosa fine del governo tecnico, uno dei peggiori della storia repubblicana. E finiamo pure col botto, le dimissioni di Terzi, gli stracci che volano tra Esteri e Difesa, pure Napolitano descritto come "irritato". Per un anno e mezzo si sono cantate, a reti (quasi) unificate, le gesta di un manipolo di eroi che avevano salvato l'Italia dal baratro. Alla prova dei fatti si sono rivelati invece un gruppo di professori arroganti e pure incompetenti che hanno fallito su tutta la linea.
Quali erano gli obiettivi iniziali? Vediamoli in ordine:

  1. mettere a posto i conti nel mezzo della crisi finanziaria
  2. impostare riforme strutturali per rilanciare la crescita e modernizzare il paese
  3. ridare dignità al paese all'estero dopo anni di gaffe berlusconiane
  4. possibilmente risolvere la crisi politica
Beh, se guardiamo le cose con un pò di oggettività, non possiamo che bocciare su tutta la linea i professori. I conti sono tutt'altro che a posto. Vero, lo spread è disceso - dopo esser salito a dismisura nei primi mesi del governo - ma il merito è quasi tutto delle misure messe in campo dalla BCE. Nel frattempo il PIL è crollato, siamo in recessione, la disoccupazione è aumentata e, sorpresa sorpresa, il debito è aumentato. So much per la competenza di economista di Monti, primo ministro e a lungo con l'interim al Tesoro. 
Le riforme sono state affidate in principal luogo a Madame Fornero, che ci era stata presentata come la massima esperta italiana di pensioni. Ed infatti, dopo aver studiato una vita, ha varato una riforma che ha sconquassato l'Italia, creando milioni di esodati e mettendo a rischio i conti dello Stato. Quando poi si è passati al lavoro, non ci si poteva aspettare tanto di meglio se nella materia di sua competenza era già stata così disastrosa. Ed infatti oggi è la stessa Fornero ad ammettere: abbiamo lavorato tanto, ma zero risultati. Aggiunge, per giustificare l'aumento della disoccupazione ed il fallimento della nuova disciplina dei contratti: la mia riforma del lavoro era fatta per i momenti di crescita. Oh Signora, ma bastava leggere i giornali per sapere che eravamo in recessione! Da un professore ci si aspetta almeno che sappia di cosa parla, e invece...
Quanto al prestigio internazionale, per mesi ci siamo illusi di aver qualche carta da giocare in Europa mentre la Germania ci ignorava completamente, neanche fossimo ancora con Berlusconi. La BCE ci ha scritto una lettera che si è poi rivelata essere il programma del governo Monti mentre l'austerity non veniva allentata neanche di una virgola. Il clamoroso insuccesso è stato certificato dal patetico addio di Monti al vertice europeo di Cipro, dove è andato a lamentarsi dell'insensatezza dell'Europa. Un po' tardi, caro Monti. La vicenda indiana ha poi sfondato ampiamente i limiti del ridicolo. Prima viene violata la parola data e si tengono i marò in Italia, cercando di alzare la voce a livello internazionale pur facendo la solita figura dei voltagabbana. Poi, di fronte all'assordante silenzio della diplomazia UE che si rifiutava di sostenere l'Italia, e con l'India che alzava la voce e di fatto sequestrava il nostro ambasciatore, il governo ha umilmente abbassato la testa e rimandato i marò in India. Da cui la tristissima scenetta al Senato, Terzi che si dimette - un po' in ritardo - e De Paola che gli dice circa di essere un novello Schettino che abbandona la nave che affonda. Una figuraccia internazionale di proporzioni inaudite, altro che le corna di Silvio...
Non è un caso che alle elezioni gli italiani abbiano di atto ignorato Monti e i suoi. Il che, anche se la colpa non è certo tutta del governo, ci lascia in una situazione politica peggiore di quella di un anno e mezzo fa, senza un governo, senza una maggioranza, senza una nuova legge elettorale, con un paese spaccato - per altro, manco a farlo apposta, nel mezzo di un altra crisi europea. E pensare che si poteva votare un anno e mezzo fa....peggio di sicuro non poteva andare!

lunedì 1 ottobre 2012

Una questione di economia domestica
Di Simone Rossi 

Recentemente il quotidiano britannico The Guardian ha fornito spazio sulla propria edizione elettronica ad un servizio sulle casalinghe sveve , nella regione tedesca del Baden Württemberg. All'origine di questa scelta un discorso della Cancelliera tedesca Angela Merkel in cui elogiava gli svevi per le proprie doti di risparmiatori e li indicava come modello cui i cittadini e gli stati dovrebbero rifarsi in quest'epoca di crisi. Crisi da cui potremmo uscire con l'austerità, secondo la vulgata neoliberista cui la Cancelliera attinge a piene mani. Il giornalista del Guardian propone l'intervista a due signore, madri di famiglia, che gestiscono con disciplina e frugalità il bilancio familiare, lasciando poco spazio ai fronzoli. Un modello di virtù che suona peloso in un paese, il Regno Unito, dove studi e statistiche affermano che sono sempre più le famiglie che tagliano sull'abbigliamento e sulle vivande per nutrire i propri figli o che il taglio dei servizi gratuiti nelle mense scolastiche priverebbe molti bambini dell'unico vero pasto della loro giornata.

Scrive Gianfranco Pagliarulo sul numero di settembre di Patria Indipendente, il periodico dell'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia - ANPI , che l'approccio alla cosa pubblica, alla politica, come un mero fatto amministrativo è un tema ricorrente nei movimenti populisti con un'inclinazione verso Destra. Dal Movimento dell'Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini negli anni '40, passando per la coalizione del centrodestra del '94 fino al M5S contemporaneo, la critica alla classe dirigente in carica, al grido di "sono tutti uguali", è stata accompagnata da una concezione ragionieristica della cosa pubblica, funzionale al modello liberista dello Stato minimo e del dominio incontrastato del capitale privato, più poeticamente detto Mercato, in economia e nella società.

La casalinga, il ragioniere, il professore universitario guidato dalla rassicurante mano delle scienze economiche sono parte di un tentativo di annichilire ogni forma di opposizione o dissenso alle politiche di taglio alla spesa pubblica. Chi oserebbe criticare una madre di famiglia che magari toglie la golosa merendina al figlio, ma per mettere da parte i soldi della sua retta universitaria? Sono metafore suggestive che, fingendo di parlare alla testa con buon senso, si rivolgono alla pancia, senza diritto di replica. In una famiglia, però, il reddito di chi lavora è messo nel bilancio comune e distribuito secondo i bisogni. Quando la famiglia attraversa una fase di crisi i primi a fare rinunce sono gli adulti di sana e robusta costituzione e non i bambini. Esattamente il contrario di ciò che accade nei paesi europei guidati dai virtuosi uomini e donne di casa Cameron, Merkel, Monti e Rajoy.
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