giovedì 24 febbraio 2011

Spot pro-nucleare? È ingannevole

Tra le «notizie scomparse» sul nucleare, una è stata ripescata da Guglielmo La Pira sul suo blog «Il futuro dei consumi» del Sole24Ore. Letteralmente: «Lo spot promosso dal Forum energia nucleare presieduto da Chicco Testa (vedi nota 1) è stato bocciato e ritenuto ingannevole dal Giurì dell'Autodisciplina Pubblicitaria». Era il 18 febbraio, lo apprendiamo il 22. Non sappiamo ancora le motivazioni del Giurì, ma che lo spot contenesse informazioni fuorvianti e false lo aveva denunciato Greenpeace sulla prima pagina di questo giornale. Almeno tre le informazioni ingannevoli nelle varie versioni dello spot che ha invaso i media da Natale in poi. La prima è che l'affermazione «le scorie si possono gestire in sicurezza» lascia intendere che questo tema sia risolto. Ma questa è pura propaganda. In sessant'anni di esistenza l'industria nucleare non ha ancora dimostrato in concreto una soluzione per la gestione di lungo termine dei rifiuti nucleari.
Una seconda falsità riguarda il fatto che tra 50 anni non potremo contare solo sui combustibili fossili: è vero, ma questa limitazione fisica delle risorse riguarda anche l'uranio il cui orizzonte di esauribilità non va oltre quello del gas. Il terzo elemento è quello che lascia intendere le fonti rinnovabili non bastano: le consultazioni su uno scenario europeo al 100 per cento basato sulle fonti rinnovabili sono in corso e questa prospettiva non è solo negli scenari di Greenpeace o di altre associazioni ambientaliste, ma in quelli promossi da parte dell'industria e delle istituzioni.
Come aveva lanciato la campagna del Forum Nucleare il suo Presidente Chicco Testa? Dicendo «Dubito che una campagna pubblicitaria di Greenpeace, ad esempio, saprebbe essere altrettanto onesta intellettualmente» (Secolo XIX 17 dicembre 2010). Ora, lasciando da parte ogni considerazione sull'uso di questa terminologia per uno spot infarcito di bufale, c'è un altro livello, per così dire «semiologico», sul quale lo spot del Forum gioca in modo raffinato ma ben decifrabile.
Ne ha fatto una analisi Pierluigi Adami con un commento sul sito «oltreilnucleare.it» dove sottolinea come «la scelta di lasciare al "non contrario al nucleare" l'ultima parola in ogni coppia di domande è di per sé una precisa scelta di campo. Basterebbe invertire l'ordine, lasciando l'ultima parola al "non favorevole" per ottenere un senso diverso».
Greenpeace nelle scorse settimane aveva lanciato un suo spot basato su ironia e paradosso - visionabile sul sito Greenpeace.it. Ma le circa 200 mila visite (grazie anche al sito di Repubblica che l'ha ospitato) non possono competere col numero di «contatti» dello «spot ingannevole» che ha speso oltre 6 milioni di euro. Prima domanda: su questi il Forum chiederà il rimborso allo stato, visto che la normativa pro nucleare prevede «campagne di informazione» a senso unico? Forse dopo la bocciatura del Giurì non accadrà. È più probabile che intervenga una strategia del silenzio, per evitare di far sapere che tra qualche settimana si svolgerà un referendum anche sul nucleare. Anche questa, in fondo, sarebbe un'altra forma di inganno.
 
Giuseppe Onufrio (Direttore di Greenpeace, Il Manifesto, 23-02-2011)

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