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sabato 11 agosto 2012

Resistenza Olimpica - Abebe Bikila



Roma, 1960. Un etiope scalzo domina la maratona e vince la prima medaglia d'oro di sempre per un paese dell'Africa sub-sahariana. Bikila fu aggregato alla nazionale etiope solo all'ultimo momento, rimpiazzando un compagno infortunatosi. Si era allenato a piedi nudi, data la scarsità dei fondi per lo sport in Etiopia. A Roma, in un'altra era, con lo sponsor - la Adidas - con sole poche scarpe a disposizione, Bikila decise di rinunciare alle scarpe e vinse in maniera trionfale. 
25 anni dopo la conquista dell'Etiopia da parte di Mussolini, Bikila affascinava Roma, sprintando sotto il simbolo dell'imperialismo fascista, l'obelisco di Axum rubato proprio all'Etiopia. Bikila divenne il simbolo dei poveri del mondo alla conquista dell'Olimpo




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martedì 7 agosto 2012

Resistenza Olimpica - Ben Johnson



Perchè l'Olimpiade è fatta anche di anti-eroi e Ben Johnson ne è stato l'esempio più obrobrioso. Johnson divenne il caso simbolo perchè fu beccato subito dopo esser diventato campione olimpico dei 100 metri a Seoul 88 - dunque l'atleta più famoso del mondo. E, scoperto dopo appena 3 giorni passò rapidamente dalle stelle alle stalle. 
Ma il suo non fu certo l'unico episodio, come dimostra la vicenda di Schwazer di queste ore. Truccare per vincere è l'esatto opposto dello spirito olimpico; l'esasperazione del vincere a tutti i costi non è cosa nuova, anche se ultimamente le cose sono peggiorate. E non si dopano solo atleti famosi, ma anche ragazzini e ciclisti della domenica. 
In alcuni casi il doping è stata politica, sicuramente in Germania Est e, quantomeno per un breve periodo, anche in Cina. Ma pure gli americani non si sono mai fatti mancare nulla, da Marion Jones a Florence Joyner Griffith, mai scoperta ma morta in maniera più che sospetta 10 anni dopo i suoi record mondiali (tuttora imbattuti) nella stessa olimpiade di Ben Johnson.
 Ed allora per noi i veri resistenti sono tutti gli atleti onesti, che vincono o perdono ma senza droghe. 



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lunedì 6 agosto 2012

Resistenza Olimpica - Tommie Smith and John Carlos



1968, Città del Messico. Anno magico e tragico il 1968, nel mondo occidentale dilagavano le proteste studentesche, in Cina la Rivoluzione Culturale, la Guerra in Vietnam raggiungeva il suo apice. 
Ed in America venivano uccisi Martin Luther King e Bob Kennedy. Mentre il Comitato Olimpico Internazionale ammetteva la partecipazione del Sud Africa alle Olimpiadi, forzando 32 stati africani al boicottaggio.
In questo clima, Tommie Smith, atleta americano, dominò i 200 metri, davanti all'australiano Peter Norman e all'altro americano John Carlos. I due atleti americani, entrambi di colore, una volta sul podio alzarono il pugno guantato di nero, il simbolo del Black Power. Norman sfoggiava una spilletta di solidarietà contro il razzismo. Il gesto più trasgressivo di sempre in ambito olimpico.
La risposta del CIO - quello che aveva accettato il Sud Africa - fu la sospensione dei 2 atleti americani e la loro espulsione dal villaggio olimpico. Una volta tornati in patria furono ostracizzati e ghettizzati. Non fu migliore la sorte di Norman, sospeso dalla squadra australiana ed a cui fu sostanzialmente vietata la partecipazione alla successiva olimpiade di Monaco nonostante avesse realizzato i tempi necessari.
Ancora oggi, 42 anni dopo, un gesto che dà i brividi. 




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sabato 4 agosto 2012

Resistenza Olimpica - Jesse Owens





 In coincidenza con l'inizio della regina delle Olimpiadi, l'Atletica, non possiamo non celebrare Jesse Owens, il simbolo obbligatorio di qualsiasi atto di resistenza olimpica. Un nero che vince a Berlino nel 1936, davanti a Hitler e le sue deliranti teorie di superiorità ariana. Owens in quella Olimpiade vinse 4 ori - 100, 200, lungo e staffetta 4x100, con tanti saluti agli atleti tedeschi. Stabilendo una verità sacrosanta. Che in atletica se esiste una razza superiore è sicuramente quella nera.



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giovedì 2 agosto 2012

Resistenza Olimpica - Gelindo Bordin



Un momento magico nella gara principe delle Olimpiadi, la maratona: Gelindo Bordin entra solo nello stadio di Seoul, vince e bacia il terreno. 
Una delle più belle immagini dell'Italia all'estero. Un inno alla costanza, alla forza di volontà, alla resistenza.




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venerdì 27 luglio 2012

Resistenza Olimpica - Derek Redmond


Oggi iniziano i XXX Giochi Olimpici e Resistenza Internazionale dedica a questo evento uno speciale che ricorda tutti (o quasi) gli atleti "resistenti" che hanno contribuito nel corso degli anni a farci piangere, sognare, esultare. Il primo di questi, in omaggio al paese organizzatore, è il brittanico Derek Redmond, 20 anni fa a Barcellona.




Barcellona, 1992, seminfinale dei 400 metri. Derek Redmond si strappa il muscolo della coscia a 150 metri dalla traguardo, e continua a correre su una gamba sola, ultimo e disperato, con la gara già finita. Ma vuole raggiungere il traguardo, negli ultimi metri aiutato dal padre che lo sorregge. 
Uno degli esempi migliori dello spirito olimpico, della voglia di combattere, della necessità di rialzarsi anche quando tutto il mondo ci crolla addosso. 




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