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sabato 11 agosto 2012
Resistenza Olimpica - Abebe Bikila
Roma, 1960. Un etiope scalzo domina la maratona e vince la prima medaglia d'oro di sempre per un paese dell'Africa sub-sahariana. Bikila fu aggregato alla nazionale etiope solo all'ultimo momento, rimpiazzando un compagno infortunatosi. Si era allenato a piedi nudi, data la scarsità dei fondi per lo sport in Etiopia. A Roma, in un'altra era, con lo sponsor - la Adidas - con sole poche scarpe a disposizione, Bikila decise di rinunciare alle scarpe e vinse in maniera trionfale.
25 anni dopo la conquista dell'Etiopia da parte di Mussolini, Bikila affascinava Roma, sprintando sotto il simbolo dell'imperialismo fascista, l'obelisco di Axum rubato proprio all'Etiopia. Bikila divenne il simbolo dei poveri del mondo alla conquista dell'Olimpo
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venerdì 10 agosto 2012
Una giornata al parco Olimpico
L'avventura delle Olimpiadi inizia prima dell'arrivo al parco Olimpico. Un paio di settimane prima, arriva una email di stampo quasi minatorio: preparatevi per lunghe file, arrivate almeno 2 ore e mezzo prima, controlli da aeroporto, niente liquidi. Mah, e noi che pensavamo fossero giochi.
Ma no, certo non lo sono, sono un business, De Coubertin lo si ricorda solo facendo ogni annuncio prima in francese e poi in inglese. Infatti nella lettera ti ricordano che dentro il parco Olimpico viene accettata solo la Visa, sponsor ufficiale delle Olimpiadi. Le altre carte al bando.
Carte che in realtà servono, visti i prezzi da Piazza San Marco: quasi 9 pound per un fish and chips, 20 pounds per 3 birre ed un Pimms - un buon 30-40% di più che in centro a Londra. Ma anche questo, in fondo, lo si era messo in conto, ed infatti arriviamo già pronti con una bella colazione al sacco.
Il parco è bello, un sacco di fiori, passeggiata lungo i canali, belle strade e bellissimi impianti: il velodromo, soprattutto, ma anche l'Aquatic Center e l'impianto per la pallanuoto. Lo stadio da fuori non è un granchè, ma dentro è splendido, siamo quasi in ultima fila ma si vede benissimo.
Ma fuori dagli impianti sembra di essere ad una fiera campionaria: stand su stand di cibo, la torre di Anish Kapoor a pagamento (15 pounds!!!), una fila gigantesca per entrare al negozio di gadget. Ed una scandalosa mancanza di megaschermi. Uno ce ne è, anche piuttosto grande, nel centro del parco Olimpico, dove sorge un parchetto verde. Ma l'accesso è restricted, il primo parco al mondo dove bisogna fare la fila per entrare. E che fila! Ci tocca rinunciare, un pò scoglionati mentre i gentilissimi ma fondamentalmente inutili volontari ci dicono anche da che parte del ponte passare, si sta a sinistra, ovviamente, siamo in Inghilterra.
Ma che stress. Impossibile godersi in santa pace la giornata olimpica, divieti, regole, cartelli, controlli. E tutto costruito in base alle esigenze del business, senza neanche un minimo tentativo di pensare allo sport e agli spettatori. Peccato.
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Ma no, certo non lo sono, sono un business, De Coubertin lo si ricorda solo facendo ogni annuncio prima in francese e poi in inglese. Infatti nella lettera ti ricordano che dentro il parco Olimpico viene accettata solo la Visa, sponsor ufficiale delle Olimpiadi. Le altre carte al bando.
Carte che in realtà servono, visti i prezzi da Piazza San Marco: quasi 9 pound per un fish and chips, 20 pounds per 3 birre ed un Pimms - un buon 30-40% di più che in centro a Londra. Ma anche questo, in fondo, lo si era messo in conto, ed infatti arriviamo già pronti con una bella colazione al sacco.
Il parco è bello, un sacco di fiori, passeggiata lungo i canali, belle strade e bellissimi impianti: il velodromo, soprattutto, ma anche l'Aquatic Center e l'impianto per la pallanuoto. Lo stadio da fuori non è un granchè, ma dentro è splendido, siamo quasi in ultima fila ma si vede benissimo.
Ma fuori dagli impianti sembra di essere ad una fiera campionaria: stand su stand di cibo, la torre di Anish Kapoor a pagamento (15 pounds!!!), una fila gigantesca per entrare al negozio di gadget. Ed una scandalosa mancanza di megaschermi. Uno ce ne è, anche piuttosto grande, nel centro del parco Olimpico, dove sorge un parchetto verde. Ma l'accesso è restricted, il primo parco al mondo dove bisogna fare la fila per entrare. E che fila! Ci tocca rinunciare, un pò scoglionati mentre i gentilissimi ma fondamentalmente inutili volontari ci dicono anche da che parte del ponte passare, si sta a sinistra, ovviamente, siamo in Inghilterra.
Ma che stress. Impossibile godersi in santa pace la giornata olimpica, divieti, regole, cartelli, controlli. E tutto costruito in base alle esigenze del business, senza neanche un minimo tentativo di pensare allo sport e agli spettatori. Peccato.
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Resistenza Olimpica - Josefa Idem
Una delle più grandi atlete di sempre, la tedesca che ci piace di più, forse perchè ormai italiana. Prime olimpiadi, e prima medaglia, a Los Angeles 84. Poi cambia maglia e bandiera, e diventa italiana, parlando per altro un italiano perfetto. Non vince subito, quarta nel 92. Ma poi 4 olimpiadi consecutive con medaglia, culminate con l'oro di Sidney. Ed oggi, a quasi 48 anni, di nuovo in finale nel K1, sfiorando il podio. 8 olimpiadi, 2 nazioni, 5 medaglie. Una donna, un mito che non si arrende mai, sconfiggendo anche il tempo.
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giovedì 9 agosto 2012
Resistenza Olimpica - Argentina basket 2004
Davide contro Golia, che storia. Gli Stati Uniti avevano già perso le Olimpiadi nel basket, tutte e due le volte contro l'Unione Sovietica, una prima volta a Monaco 1972 ed una seconda a Seoul 1988. Ma fino a quel momento gli americani schieravano giocatori di college e non i professionisti della NBA. Dal 1992, alle Olimpiadi di Barcellona, cominciarono a giocare le star che regolarmente strapazzavano gli avversari neanche si fosse in allenamento. Sembravano marziani.
Le cose cambiarono già nel 2002, ai mondiali giocati ad Indianapolis, dove l'Argentina vinse in finale contro gli USA - un successo storico, incredibile, se poi si pensa che solo l'anno prima l'economia argentina era fallita ed il paese rigettava la dollarizzazione e le misure d'austerità made in Washington.
Non contenti gli argentini si ripeterono due anni dopo alle Olimpiadi di Atene, dove eliminarono in semifinale la terza edizione del Dream Team. Piccoli e grandi eroi sudamericani alla riscossa.
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mercoledì 8 agosto 2012
Resistenza Olimpica - Teofilo Stevenson
"Cosa è un milione in confronto all'amore di 8 milioni di cubani?" Nessuna frase meglio di questa rappresenta lo spirito olimpico. Teofilo Stevenson è stato il più grande boxeur di sempre a livello amatoriale, vincitore di 3 olimpiadi tra il 1972 ed il 1980. Ed avrebbe potuto vincerne una quarta se Cuba non avesse boicottato i giochi di Los Angeles del 1984.
Davanti alla proposta di passare al professionismo e con un allettante ingaggio di 1 milione di dollari per combattere contro Muhammad Ali, Stevenson decise di rimanere fedele a Cuba e allo spirito olimpico. Un vero resistente.
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lunedì 6 agosto 2012
Resistenza Olimpica - Tommie Smith and John Carlos
1968, Città del Messico. Anno magico e tragico il 1968, nel mondo occidentale dilagavano le proteste studentesche, in Cina la Rivoluzione Culturale, la Guerra in Vietnam raggiungeva il suo apice.
Ed in America venivano uccisi Martin Luther King e Bob Kennedy. Mentre il Comitato Olimpico Internazionale ammetteva la partecipazione del Sud Africa alle Olimpiadi, forzando 32 stati africani al boicottaggio.
In questo clima, Tommie Smith, atleta americano, dominò i 200 metri, davanti all'australiano Peter Norman e all'altro americano John Carlos. I due atleti americani, entrambi di colore, una volta sul podio alzarono il pugno guantato di nero, il simbolo del Black Power. Norman sfoggiava una spilletta di solidarietà contro il razzismo. Il gesto più trasgressivo di sempre in ambito olimpico.
La risposta del CIO - quello che aveva accettato il Sud Africa - fu la sospensione dei 2 atleti americani e la loro espulsione dal villaggio olimpico. Una volta tornati in patria furono ostracizzati e ghettizzati. Non fu migliore la sorte di Norman, sospeso dalla squadra australiana ed a cui fu sostanzialmente vietata la partecipazione alla successiva olimpiade di Monaco nonostante avesse realizzato i tempi necessari.
Ancora oggi, 42 anni dopo, un gesto che dà i brividi.
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sabato 4 agosto 2012
Resistenza Olimpica - Jesse Owens
In coincidenza con l'inizio della regina delle Olimpiadi, l'Atletica, non possiamo non celebrare Jesse Owens, il simbolo obbligatorio di qualsiasi atto di resistenza olimpica. Un nero che vince a Berlino nel 1936, davanti a Hitler e le sue deliranti teorie di superiorità ariana. Owens in quella Olimpiade vinse 4 ori - 100, 200, lungo e staffetta 4x100, con tanti saluti agli atleti tedeschi. Stabilendo una verità sacrosanta. Che in atletica se esiste una razza superiore è sicuramente quella nera.
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venerdì 3 agosto 2012
Resistenza Olimpica - Olga Korbut
Monaco, 1972. Il mondo inorridiva davanti al terrore scatenato da Settembre nero dentro il villaggio olimpico con la morte di 11 membdi della delegazione olimpica israeliana. La Guerra Fredda sportiva raggiungeva il suo apice con la controversa finale di pallacanestro in cui per la prima volta l'URSS battè gli USA anche grazie ad una serie di decisioni arbitrali discutibili negli ultimi secondi. Ma tutti si inchinarono di fronte alla grazia di questa ginnasta sovietica di 17 anni che cambiò per sempre la ginnastica. Il suo esercizio alla trave fu il primo ad eseguire salti mortali, rivoluzionando completamente quello sport. Ma il massimo venne raggiunto alle parallele assimetriche con un esercizio spettacolare che lasciò di stucco pure il telecronista americano. E pure i giudici, incapaci di capire la portata della novità della Korbut, cui negarono il primo 10 della storia e la medaglia d'oro, scatenando l'indignata reazione del pubblico.
E mentre la precisione delle movenze faceva pensare quasi ad un automa, i sorrisi ed i pianti di questa ginnasta sovietica aggiunsero un tocco di umanità a questa corsa verso la perfezione.
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giovedì 2 agosto 2012
Resistenza Olimpica - Gelindo Bordin
Un momento magico nella gara principe delle Olimpiadi, la maratona: Gelindo Bordin entra solo nello stadio di Seoul, vince e bacia il terreno.
Una delle più belle immagini dell'Italia all'estero. Un inno alla costanza, alla forza di volontà, alla resistenza.
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mercoledì 1 agosto 2012
Resistenza Olimpica - Julio Velasco
Julio Velasco è stato l'uomo che ha fatto sbocciare la pallavolo in Italia. Dopo anni, decenni di anonimato, questo argentino filosofo che si è sempre distinto nella denuncia dei crimini della dittatura dei colonnelli, ha portato l'Italia del volley prima sul tetto d'Europa poi su quello del mondo, in una famosa finale vinta contro Cuba.
Quella generazione vinse quasi tutto, ma rimane impressa anche per la sconfitta, bruciante, alle Olimpiadi di Barcellona del 1992 e poi ancora in finale ad Atlanta 1996, sempre per mano dell'Olanda. Perchè anche per i grandi campioni arriva prima o poi l'ora della sconfitta. La differenza la fà la grazia con cui questa sconfitta viene accettata.
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martedì 31 luglio 2012
Resistenza Olimpica - Nadia Comaneci
Impossibile non parlare della perfezione raggiunta. Nadia Comaneci, 14enne alle Olimpiadi di Montreal è la prima atleta a ottenere un 10 per il suo esercizio alle parallele assimetriche - seguito poi da altri sei 10 durante i suoi altri esercizi. Tale fu la novità che le macchine non erano in grado di registrare il voto, il 10 non era incluso e agli spettatori che guardavano il punteggio comparve un inaspettato 1.00. Un uomo, anzi, una donna, che batte le macchine e fa la storia.
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lunedì 30 luglio 2012
Resistenza Olimpica - Aleksandr Popov
Uno dei più grandi nuotatori di sempre, di sicuro una leggenda dello stile libero. Ha dominato 50 e 100 metri dal 1994 al 2003 - con la sola vera eccezione dell'olimpiade di Sidney dove arrivò comunque secondo. La sua longevità - insieme al suo stile incredibilmente elegante - sono una cartolina per lo sport pulito e senza droghe. Il mondo si accorse di lui nel 1992, alle olimpiadi di Barcellona, quando nuotando senza uno Stato e senza una bandiera si trovò a gareggiare in mezzo a Matt Biondi e Tom Jager, 2 mostri sacri americani, che rimasero con un palmo di naso.
Nel 1996, poco dopo aver stravinto le olimpiadi di Atlanta, fu accoltellato da un venditore di cocomeri per le vie di Mosca - era intervenuto per sedare una rissa. Colpito ad un rene e con un polmone perforato si fece 3 mesi di riabilitazione solo per tornare a vincere i Mondiali del 1997.
La classe era talmente tanta che nel 1994 fece anche il record del mondo in vasca corta sui 100 dorso, il cui premio fu usato per pagare le spese della sqaudra russa senza soldi.
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domenica 29 luglio 2012
Resistenza Olimpica - Antonio Rossi (e Giampiero Galeazzi)
Dopo un giorno di trionfi olimpici azzurri, giusto ricordare anche le emozioni del passato, perchè le Olimpiadi sono anche e soprattutto questo, momenti di gioia e, a volte, di dolore.
Non si può allora che provare simpatia nel risentire l'urlo strozzato di Galeazzi - si guarda a destra, si guarda a sinistra... - che festeggia l'oro di Rossi e Bonomi nel K2 a Sidney 2000. Una bella pagina di sport sottolineata da una telecronaca veramente partecipata.
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sabato 28 luglio 2012
Resistenza Olimpica - Aleksandr Potashov e Andrey Perlov
Ai Mondiali di Tokyo, nell'Agosto del 1991, mentre l'Unione Sovietica si disintegrava, due atleti con la maglia CCCP, uno bielorusso e l'altro russo, concludevano abbracciati la più massacrante specialità dell'Atletica, la 50 km di marcia. Purtroppo i giudici non capirono l'eroismo ed il significato del gesto ed assegnarono l'oro al solo Potashov per 0.01 secondi.
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venerdì 27 luglio 2012
Resistenza Olimpica - Derek Redmond
Barcellona, 1992, seminfinale dei 400 metri. Derek Redmond si strappa il muscolo della coscia a 150 metri dalla traguardo, e continua a correre su una gamba sola, ultimo e disperato, con la gara già finita. Ma vuole raggiungere il traguardo, negli ultimi metri aiutato dal padre che lo sorregge.
Uno degli esempi migliori dello spirito olimpico, della voglia di combattere, della necessità di rialzarsi anche quando tutto il mondo ci crolla addosso.
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giovedì 26 luglio 2012
A Londra le Olimpiadi iniziano malissimo
Non sono ancora iniziate ufficialmente, ed è già polemica. Le Olimpiadi di Londra sono decisamente partite col piede sbagliato. Non mi riferisco alla gaffe - tipica della disorganizzazione e sciattonaggine inglese - di confondere Corea del Nord e Corea del Sud, che comunque è un errore offensivo ed imperdonabile.
Ma il vero scandalo è la decisione del governo brittanico di non dare il visto per entrare a Londra al presidente bielorusso Lukashenko che è, tra le altre cose, anche il presidente del comitato olimpico di quel paese. Sia chiaro che qui nessuno difende Lukashenko, uno degli ultimi dittatori europei. Ma la decisione inglese non solo viola la tregua olimpica ma è anche un atto ingiustificabile di colonialismo culturale e sportivo.
A Londra passeggiano a piede libero diversi dittatori ben peggiori di Lukashenko. Tutti ricorderanno che Pinochet fu arrestato proprio nella capitale inglese ma su richiesta del giudice spagnolo Garzon e che il governo brittanico fece di tutto per farlo rilasciare, magari dopo un tè con Margaret Thatcher. Inoltre ai vari sceicchi arabi e membri della famiglia reale saudita è data mano libera a Londra, dove custodiscono molti del loro soldi, hanno macchine, appartamenti e squadre di calcio. Ma si sa, se sono amici allora non sono dittatori, ci mancherebbe.
Il punto però è un altro. Londra ha sicuramente diritto di fare la politica dei visti come meglio preferisce, o forse a favore di chi meglio la paga. Ma le Olimpiadi sono un fatto diverso. Le Olimpiadi sono un evento internazionale che Londra ospita, ma non sono un fatto privato inglese. Che venga deciso che un membro di un comitato olimpico di un altro paese non posso partecipare ai giochi è a dir poco raccapricciante.
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Ma il vero scandalo è la decisione del governo brittanico di non dare il visto per entrare a Londra al presidente bielorusso Lukashenko che è, tra le altre cose, anche il presidente del comitato olimpico di quel paese. Sia chiaro che qui nessuno difende Lukashenko, uno degli ultimi dittatori europei. Ma la decisione inglese non solo viola la tregua olimpica ma è anche un atto ingiustificabile di colonialismo culturale e sportivo.
A Londra passeggiano a piede libero diversi dittatori ben peggiori di Lukashenko. Tutti ricorderanno che Pinochet fu arrestato proprio nella capitale inglese ma su richiesta del giudice spagnolo Garzon e che il governo brittanico fece di tutto per farlo rilasciare, magari dopo un tè con Margaret Thatcher. Inoltre ai vari sceicchi arabi e membri della famiglia reale saudita è data mano libera a Londra, dove custodiscono molti del loro soldi, hanno macchine, appartamenti e squadre di calcio. Ma si sa, se sono amici allora non sono dittatori, ci mancherebbe.
Il punto però è un altro. Londra ha sicuramente diritto di fare la politica dei visti come meglio preferisce, o forse a favore di chi meglio la paga. Ma le Olimpiadi sono un fatto diverso. Le Olimpiadi sono un evento internazionale che Londra ospita, ma non sono un fatto privato inglese. Che venga deciso che un membro di un comitato olimpico di un altro paese non posso partecipare ai giochi è a dir poco raccapricciante.
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