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venerdì 13 aprile 2012

Stato e Mercato, VIII:
Una telefonata allunga la vita
Di Simone Rossi

Il silenzio di un tardo pomeriggio in ufficio è rotto da una voce alterata, quella del mio capo. Non è rivolto contro un collega, ma parla al telefono. Ha da poco cambiato operatore di telefonia e non ha accesso ad internet da due settimane perché il servizio non gli è stato attivato, nonostante abbia reclamato. Dalle frequenti pause e dal tono via via più alterato, frammisto a frustrazione, comprendo che è entrato in quel circolo di verruche tecniche e di salto da un dipartimento all'altro, dall'assistenza clienti a quella tecnica.

Non è una scena rara nel Regno Unito; molti di noi che risiediamo in queste isole hanno un aneddoto che riguarda la telefonia, mobile o fissa: ritardi nell'allacciamento, cambi di tariffa non sollecitati, intermittenza nella banda larga...

Il settore delle telecomunicazioni, per settanta anni monopolio dello Stato britannico, fu liberalizzato dal governo conservatore di M. Thatcher nel 1984, con la privatizzazione di British Telecom (BT), la compagnia telefonica nazionale scorporata alcuni anni prima dall'azienda pubblica di poste e telecomunicazioni. A partire da quel momento il settore telefonico è divenuto un mercato in cui differenti operatori possono contendersi i clienti offrendo i servizi più disparati e tariffe competitive. Nei fatti, anche con l'avvento della telefonia mobile, il tipo di offerta dei differenti operatori tende ad uniformarsi in tipo ed in copertura territoriale; ragion per cui la scelta del consumatore cade su una compagnia piuttosto che sull'altra in base ad offerte e promozioni temporanee, volte a sottrarre clienti alla concorrenza e non tanto su sostanziali differenze di servizio. Tuttavia non puo esser negato che rispetto all’Italia, ad esempio, le tariffe siano leggermente inferiori e che l’accesso generalizzato ad internet tramite telefonia mobile sia stato raggiunto con anticipo.

Nonostante il governo di J. Major, anch'esso un monocolore conservatore, abbia proceduto alla liquidazione delle residue quote in mano pubblica, il gruppo BT detiene il controllo della rete, dal momento che il cosiddetto "ultimo miglio" non è stato liberalizzato, come in Italia. Questo comporta che chiunque desideri installare una nuova linea debba rivolgersi a BT che, come condizione, impone all'utente di esser il fornitore del servizio di telefonia fissa per almeno dodici mesi. Non sono rari i casi in cui, come successo al sottoscritto, sono occorse parecchie settimane prima di ottenere l'agognato allacciamento, bloccando l'accesso ad altri servizi, come internet o la tv via cavo, eventualmente sottoscritti con altri operatori. Talvolta si registrano problemi nel passaggio da un operatore all’altro, tanto per quanto concerne i servizi fissi una volta caduto il vincolo con BT quanto la telefonia mobile; ugualmente agli altri settori liberalizzati, la procedura prevede che il cliente insoddisfatto sporga reclamo presso la compagnia erogatrice del servizio, chiedendo che esso sia attivato o che eventuali problemi siano risolti nell’arco di tempo previsto dalla legge. Qualora l’operatore non fornisse una soluzione soddisfacente, puo esser chiesto l’intervento dell’autorita garante per le telecomunicazioni, denominata Ofcom, che dopo aver effettuato un’indagine sulle eventuali mancanze dell’operatore telefonico puo sollecitarlo a porre un rimedio al problema sollevato dal cliente. Solitamente il ricorso a questa autorità rende l’operatore telefonico piu malleabile ed accondiscendente, dal momento che Ofcom puo elevare sanzioni verso le compagnie inadempienti e, cosa importante nella società dell’immagine, pubblica annualmente le statistiche sulla quantita’ di reclami sporti nei confronti di ciascuna azienda del settore. Fintanto che il governo Liberal-Conservatore non attuerà i propri propositi di ridurre i poteri di Ofcom o di chiudere questa autorità, il consumatore si sentira meno debole di fronte ai colossi e potra far valere le proprie rimostranze, sapendo di non essere una voce nel deserto.

Gli altri articoli di questa serie, disponibili cliccando QUI

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venerdì 6 aprile 2012

Stato e Mercato, VII: l'educazione pre-scolare in Francia

di Simone Giovetti
 L'educazione è un settore chiave nella vita dei francesi. La gratuità di questo servizio è sacra tanto quanto la sanità. Il sistema educativo pubblico è oggetto di discussione ma è un sistema universalmente difeso. Un discorso a parte meriterebbe di essere fatto sull’università. Le recenti riforme di Sarkozy sulla “privatizzazione” di centri universitari hanno aperto un grande dibattito in Francia.
 Asili (da 4 mesi a 2 anni e mezzo). In Francia, soprattutto a Parigi, c'è stato un baby boom 2,5 figli per donna), frutto anche delle politiche pubbliche a favore dell'infanzia. Questo ovviamente crea una certa tensione per quel che riguarda gli asili ed i posti all’asilo fanno gola a tutti i genitori e non sono sempre disponibili. In realtà dipende anche molto dai quartieri. Alcuni quartieri hanno un’offerta più importante e una domanda inferiore. Le iscrizioni dipendono ovviamente dal luogo dire residenza. Il servizio è proporzionato al reddito e praticamente gratuito (180 euro al mese) per le famiglie meno abbienti. I posti sono assegnati con una serie di criteri (numero di figli, situazione economica e lavorativa…) Coloro che non riescono ad avere un posto possono ricorrere ad “assistenti maternali convenzionate con lo stato” che tengono dai 3 ai 5 bambini a casa. Il costo è più alto ma lo stato ne rimborsa almeno il 50%.
Scuola materna (3-6 anni): pubblica e non obbligatoria. Il sovraffollamento e la mancanza di insegnanti è il problema numero uno. Ma è un servizio assicurato dallo Stato. I ricchi o coloro che vivono in quartieri o zone della città più popolari tendono a mettere i figli in scuole private. Il servizio educativo è identico a quelle pubbliche, unica differenza, meno bambini e più insegnati. Costi: si puo arrivare fino agli 800 euro al mese. La maggior parte delle scuole elementari private sono di confessione cattolica.
In un momento in cui si discute molto sulla bassa natalità di molti paesi europei, la Francia rappresenta una notevole eccezione e le politiche statali a favore dell'infanzia sono, ovviamente, parte importante della spiegazione per questo baby-boom. Invece di finanziare le scuole private, si garantiscono scuole pubbliche di alta qualità e soprattutto accessibili per tutti. 
Le altre puntate di Stato e Mercato
Ferrovie britanniche
Strade britanniche
Sanità francese
Il sistema scolastico inglese
I trasporti in Francia e a Parigi 
La sanità spagnola

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venerdì 23 marzo 2012

Stato e Mercato, VI:
La privatizzazione della sanità spagnola.
Hasta luego, Zapatero
Di Ugo F.

E' giovane la legge con cui in Spagna si crea il sistema nazionale di salute pubblica; risale al 1986. E solo nel 1989 diventa universale il diritto all'assistenza sanitaria pubblica, sancito anche dalla Costituzione. Questo diritto si snoda nell'applicazione effettiva che le diverse Regioni spagnole ne fanno, coordinate dallo Stato. Il perfetto equilibrio di questo rapporto tra Stato e Regioni nella gestione del diritto all'assistenza sanitaria pubblica viene raggiunto nel 2003 con la “Legge di coesione e qualità del Sistema Nazionale della Salute”. Un sistema di decentralizzazione dei servizi e di osmosi al tempo stesso; l'interazione ben coordinata e la cooperazione tra i vari rami dell'amministrazione pubblica sanitaria, sia statale che regionale, devono garantire al cittadino questi tre diritti, in materia di sanità:

1) l'uguaglianza dei cittadini nell'accedere alle prestazioni sanitarie
2) la qualità del servizio, che integra anche la prevenzione e il disporre delle cure e tecniche migliori
3) la partecipazione sociale

Finora è stata chiara la vocazione preminentemente pubblica del sistema sanitario spagnolo. I sette anni di governo Zapatero hanno potenziato tale predisposizione, soprattutto nel primo periodo di superavit della storia della democrazia spagnola, nel 2005. Perfino con un ministro delle finanze austero come Pedro Solbes, prudentissimo anche in epoche di vacche grasse, la scommessa personale di Zapatero fu di investire molto nella salute pubblica e nella ricerca biomedica, con leggi coraggiose che fecero di questo Paese un punto di riferimento in Europa.

In quest'ottica, il peso del privato nell'ambito sanitario è stato finora relativo. Al privato si riconosceva finora libertà d'impresa e la possibilità di stabilire accordi col settore pubblico a due condizioni:
a) solo laddove esiste la possibilità di migliorare il servizio pubblico, contrattando mezzi di cui quest'ultimo non dispone
b) che ciò non supponga un incremento dei prezzi

L'estate del 2007 iniziò a far traballare uguaglianza, qualità e partecipazione sociale nel settore sanitario in quelle regioni che negli anni prosperi si erano indebitate pesantemente in tutti gli ambiti. Ed ecco che spunta una sempre più netta volontà di cedere al privato una fetta sostanziosa della sanità. Il caso esemplare è quello della sanità catalana, un tempo modello di buon funzionamento, ma dove ora dove i tagli alla sanità pubblica sono stati “alla greca” e la soluzione che si prospetta per superare la crisi è quella di una sempre maggiore collaborazione tra pubblico e privato, con la benedizione del Governo centrale. 

Un serissimo campanello d'allarme suona però in questi giorni nella Comunidad Valenciana, regione storicamente governata dal Partito Popolare e sull'orlo della bancarotta, declassata a livello spazzatura da tutte le agenzie di rating. La Regione ha annunciato di voler cedere ad un'azienda privata la gestione totale di una grossa fetta della propria sanità pubblica. Non solo: tale azienda fa parte di un venture capital britannico con sede nel Lussemburgo. Sarebbe la prima volta che un processo di privatizzazione della sanità pubblica non si limita a commissionare al privato la costruzione di un ospedale ed il suo mantenimiento per un determinato periodo di tempo; in questo caso si affiderebbero a mani private anche la scelta del personale (sanitario e non) e l'assistenza medica totale del 20% della popolazione, circa un milione di pazienti.

In tempi di forte crisi e in una regione che ha sospeso da tempo i pagamenti alle farmacie e agli asili pubblici, la cessione massiccia al privato di settori chiave del welfare viene giustificata con l'apporto di finanziamenti e una non meglio specificata “innovazione” e miglioramento della qualità del servizio a costi contenuti.
In realtà ciò a cui stiamo assistendo (la Comunidad de Madrid, le isole Canarie e Castilla la Mancha stanno seguendo lo stesso modello di gestione della Comunidad Valenciana) è la creazione di un oligopolio privato nella gestione della sanità pubblica; sono pochissime aziende a spartirsi una succulenta e grossa torta. E cosa succederebbe a quel milione di pazienti della zona di Valencia dipendenti da un venture capital se l'azienda che gestisce interamente il loro sistema sanitario fallisse?

In queste operazioni la preoccupazione per la salute dei cittadini inizia soltanto dove finisce quella per l'arricchimento privato. Ed il diritto universale all'assistenza sanitaria pubblica sancito dalla Costituzione nel non lontano 1989 è ora anch'esso ostaggio di quella "regola d'oro" che la Spagna si è affrettata ad introdurre per prima nella propria Costituzione.

Le altre puntate di questa serie:
Ferrovie britanniche
Strade britanniche
Sanità francese
Il sistema scolastico inglese
I trasporti in Francia e a Parigi

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venerdì 2 marzo 2012

Stato e Mercato (terza parte):
Il profitto scolastico britannico
(e quando dico profitto non si tratta di pagelle)
Di Pietro Roversi

Dopo 17 anni di vita in Inghilterra, e innumerabili visite da parte di amici e famiglia che arrivano qui con aspettative, immaginazione, pregiudizi? io alle varie sorprese che il paese riserva allo straniero in visita guardo con tenerezza mista a divertimento. 
Una delle realta' britanniche piu' difficili per noi italiani da immaginare e' la scuola. Che la Gran Bretagna sia un paese pervaso (avvelenato?) da un classismo capillare e profondamente radicato forse e' un fatto che non in molti in Italia conoscono. Che il sistema scolastico britannico è di quel classismo sia un prodotto culturale che una delle radici finora apparentemente inestirpabili, forse lo capiscono anche in meno. Ma quando spiego a chi mi domanda com'è la scuola, quando cito alcune delle cose che elenco piu' sotto, incontro uno stupore che in molti si tinge di incredulita'. 
Il fatto è che mentre in Italia abbiamo avuto quella bella lezione di democrazia che e' la costituzione moderna del dopoguerra, qui la costituzione non esiste e alcune delle strutture dell'istituzione scuola risalgono all'età Vittoriana, e procedono grazie alla (peraltro spesso ottima per molti versi) innata allergia allo Stato, colla S maiuscola, che qui e' probabilmente il cemento culturale che tiene assieme la società. 

In altre parole, la miriade di tipi e varieta' di scuole che per forza di cose nacquero privatamente in tempi ormai molto passati e' stata solo parzialmente, marginalmente imbrigliata in un Sistema Scolastico nazionale nel XX secolo, ma anche cosi' non garantisce a tutti lo stesso livello di istruzione. 
Mi spiego meglio: negli anni '70 ci fu un tentativo di assimilare scuole e programmi e esami, ma non fu mai completato. Quindi una scuola come la nostra, dove vanno la maggior parte dei ragazzini, alla quale i genitori pensano fino a un certo punto, tanto le differenze non sono poi enormi, e dove programmi ed esami sono centralizzati, qui non l'hanno veramente conosciuta mai. Anche se poi rido pensando che ho 44 anni quest'anno, sono stato a scuola 1974-1987 e magari ho perso di vista l'Italia, e quella scuola italiana che ricordo io non esiste piu'. Mi corregga allora chi nella scuola Italiana ci e' passato di recente o ci lavora o la studia. Da Thatcher in avanti, il liberismo britannico ha intriso trasporti, energia, scuola, acqua luce gas e le uniche cose pubbliche rimaste come le concepiamo noi sono le Poste Reali, i Consigli Comunali e il Parlamento. 

Esempi nella scuola:

0. Ci sono scuole privatissime, private, semi-private, publiche, islamiche, cattoliche, a numero chiuso, solo maturita', solo pre-maturita', gratis, a pagamento, a borse di studio, solo maschili, solo femminili, e ci sono anchetutte la scuole che uno puo' immaginare accoppiando due qualunque delle scuole appena menzionate: per esempio una scuola solo maschile islamica, una scuola semi-privata solo maturita', etc, chi piu' ne ha piu' ne metta. Questa e' la normalità qui, e con questo intendo che giunti in età scolare al genitore si presenta una scelta non indifferente. 

1. Qui le tasse sono basse (25% in media) e la Scuola pubblica deve competere per attrarre studenti con altre miriadi di scuole. Ci sono per esempio scuole pubbliche in aree impoverite dove finiscono solo insegnanti o molto motivati o molto poco voluti altrove, i ragazzi sono 75-80% della stessa etnia, stessa estrazione sociale, etc. 

2. Il Preside e' una figura di potere reale, e puo' decidere come dirigere la scuola. Nel bene e nel male. 

3. Ogni anno ci sono dozzine di Scuole che "falliscono" nel senso che i controlli ministeriali scoprono che i ragazzi non stanno ricevendo un istruzione. Vengono chiuse, ribattezzate Accademie, messe in mani d'altri e riaperte. 

4. Centralmente, il Ministero della Pubblica Istruzione decide su programmi di linea di massima, e su date e strutture degli esami. Ma ogni scuola "compra" da una ditta privata un pacchetto (approvato ministerialmente s'intende) di "programmi+esami". Siccome ogni Dipartimento poi all'interno della stessa scuola è  libero di adottare il pacchetto che vuole, non si trovano due scuole colla stessa scelta di "programmi+esami" (per esempio la scuola A compra Inglese dalla ditta X e Matematica dalla ditta Y, ma la scuola B compra Matematica dalla ditta Z). Poi succede anche che in scuole che stanno per "fallire" (vedi sopra) un Dipartimento adotti un corso (e gli esami corrispondenti) piu' facili, o semplificati, nella speranza che gli studenti passino bene gli esami e la scuola si risollevi nelle graduatorie. Pero' poi anche gli studenti migliori di quella scuola si ritrovano con un programma di serie "B". 

 5. Gli esami sono raccolti in pile di fogli e spediti per posta a correttori di esami, che possono anche essere anche quelli Ditte (naturalmente approvate dal Ministero) o privati che vendono il servizio "correzione esami". Ovviamente se si incontra il privato o la ditta meno professionale il rischio diventa che quelli si intaschino i soldi e forniscano una correzione esami sub-standard. In tempi recenti ogni anno un 5% di esami di maturita' ha correzioni inadeguate e sono stati rispediti dalla scuole ad altri correttori per un secondo parere. 

6. Naturalmente questo individualismo (che in forma neutra o criptata va a braccetto del liberismo, e in forma amplificata poi perpetra il classimo) arriva giu' giu' fino allo studente individuale, il quale a 14 anni sceglie che materie seguire e che materie continuare verso la Maturita'. Esempi: Matematica, Fisica, Chimica. Oppure: Inglese, Storia, Francese. In pratica, la classe scolastica come la intendiamo noi non esiste piu' dopo i 14 anni (ogni studente segue le lezioni delle materie scelte, che avvengono nell'aula del docente di quella materia, e si sposta da un'aula all'altra coi suoi libri). 

 7. E' ancora molto popolare avere classi di studenti che non hanno problemi e classi di studenti "ripetenti" o meno capaci (tanto che per una classe con tutti gli studenti assieme, bravi e meno bravi, c'e' persino un termine: "mixed ability"). 

8. Di recente, per tagliare i fondi alle scuole il governo propone che le varie scuole si organizzino per raccogliere fondi per esempio per opere di mantenimento edifici, etc. Il governo quest'anno ha anche ridotto i fondi ai Dipartimenti Universitari che si occupano di formare gli insegnanti (un anno di pratica e teoria di didattica e' necessario qui dopo la Laurea per diventare insegnanti). L'idea e' che ditte private forniranno i corsi di aggiornamento e di formazione alle scuole, naturalmente quelle che se lo possono permettere. Ora, immaginiamo un esame di ammissione a un corso a numero chiuso in un' Universita' Britannica: come valutare sullo stesso piano i voti di maturita' di due studenti? Anche quelli nella stessa scuola non hanno seguito gli stessi corsi ne' fatto gli stessi esami!

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Gli articoli precedenti di questo dossier:




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