Di Nicola Melloni
Queste elezioni amministrative passeranno alla storia per la vittoria del movimento 5 stelle a Parma e per quella del PD a Budrio e Garbagnate. D'altronde è Bersani che lo rivendica con orgoglio, non rendendosi conto non solo di cadere nel ridicolo ma di esplicitare pure una versione gregaria, definendo il PD solo in contrapposizione a Beppe Grillo e le sue truppe.
Il nervosismo dello stesso Bersani e della Bindi parla da solo. Sbandierano una vittoria senza discussioni, ma conoscono la storia ed il concetto di vittoria di Pirro. Sanno benissimo cosa è successo proprio 20 anni fa, quando gli altri partiti sparivano ed il PDS rimaneva in piedi, traballante ma vincente per ritiro dell'avversario. E poi bastarono 3 mesi per distruggere la gioiosa macchina da guerra di Akel. Lo sanno benissimo eppure continuano lo stesso ad andare verso il baratro, incapaci anche solo di frenare.
Come si fa a convincere la gente della tua vittoria se non sei convinto neanche te? Come si fa a continuare a proporre alleanze e (qualche, rara) idea, trite e ritrite senza rendersi conto che ormai non ti segue più nessuno? In questo, ahimè, ha ragione Grillo: Bersani è morto, o quasi, e non se ne accorge. Certo, il PD vince elettoralmente, ma politicamente esce disastrato. I cittadini non votano e nella stragrande maggioranza disperdono il loro consenso. Comunque quasi mai lo danno al PD, quello che una volta era il partito delle grandi città, mentre ora il centrosinistra governa Milano, Genova, Napoli, Palermo con sindaci scelti contro il partito democratico. Si può vincere anche in minoranza, ma basterà per cambiare il paese? E' lecito dubitarne, soprattutto quando Letta continua a parlare di alleanza con Casini. Ed è altrettanto lecito nutrire poche speranze pure in Vendola se, sull'altare delle alleanze a prescindere, decide di sostenere candidati impresentabili a Napoli e Palermo, dove gli elettori non a caso gli girano le spalle. E' proprio quella politica fatta di giochetti e accordi che la gente non sopporta più.
Ma un concetto sbagliato di vittoria lo ha pure Grillo se ieri ci ha ben spiegato che il successo del M5S è una vittoria della democrazia sul capitalismo. Ma davvero, Beppe? E quale componente del capitalismo hai/avete sconfitto a Parma? Quella di Grillo, sia chiaro, è una vittoria politica e non solo elettorale. Ma non han fatto ancora nulla, il cambiamento è qualcosa di assai diverso dal trionfo alle elezioni. E Parma, con il suo debito di livello quasi greco, metterà subito alla prova la forza della democrazia contro un capitalismo che ormai sembra non interessarsi più al processo elettorale. Solo uscendo vittorioso dalla prova del fuoco, si potrà allora parlare di trionfo della democrazia.
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mercoledì 23 maggio 2012
sabato 5 maggio 2012
Un'onda rossa contro l'austerity
Il lungo weekend elettorale europeo è iniziato in Gran Bretagna, e continuerà nei prossimi giorni in Italia, Serbia e soprattutto Francia e Grecia. Si tratta della prima importante tornata elettorale da quando la crisi ha investito l'Europa ed i risultati potrebbero avere un impatto decisivo sulla direzione che il continente prenderà.
Il Regno Unito è stato il primo paese a lanciarsi nella folle avventura dell'austerity. Dopo la vittoria monca dei conservatori e la coalizione con i lib-dem solo 2 anni fa, il governo Cameron-Osborne sembra già in ginocchio. Il Cancellieri dello Scacchiere, arrogante come pochi, è andato avanti per la sua strada di tagli su tagli, sperando in una ripresa del settore privato che non è mai arrivata. Anzi, l'Inghilterra è tornata in recessione nonostante tutto il denaro pompato dalla Banca d'Inghilterra. E puntuale è arrivata la batosta elettorale.
Senza quasi neanche sforzarsi, il Labour è tornato fermamente ad essere il primo partito del paese, con vittorie fino a poco tempo fa impensabili nel sud del paese, classica roccaforte Tories. Su scala nazionale i laburisti sono quasi al 40% e traslando i voti delle elezioni locali in parlamentari, il partito di Milliband avrebbe una solidissima maggioranza. Vero che questo esercizio è sempre rischioso, ma non ci sono dubbi, e non lo nascondono neanche i Conservatori, che questo voto ha una valenza politica e non certo amministrativa.
E la conferma viene dall'unica affermazione importante riportata dai conservatori, a Londra, dove il sindaco Boris Johnson riesce a guadagnare la rielezione. Ma è una vittoria dal sapore dolce amaro, perchè Johnson ha vinto non grazie al proprio partito, ma a dispetto di questo e soprattutto grazie alla scelta suicida del Labour di candidare per l'ennesima volta Ken Livingstone, ormai inviso alla maggioranza dei londinesi. Ed infatti il dato politico è che nei voti di lista, rispetto alle ultime amministrative, il Labour guadagna in tutti i borough londinesi mentre i conservatori sono in calo ovunque ma Boris ha preso più voti dei suoi mentre Ken il rosso (con qualche scheletro nell'armadio per elusione fiscale, un disastro) ne ha presi molto meno del Labour, trasformando una sicura vittoria in una sconfitta di misura.
Un discorso a parte meritano i Liberal Democratici. Due anni fa erano la storia di copertina, in continua ascesa e decisivi per la formazione del governo. Ma la loro partecipazione all'esecutivo è stata un disastro, incapaci di modificare qualsiasi tipo di politica dei Tories, dall'austerity alle tasse universitarie triplicate ai tagli e ristrutturazione del servizio sanitario nazionale. E gli elettori non hanno dimenticato. Oggi i Liberal Democratici sono ininfluenti, in rotta, a rischio scissione e a Londra sono stati addirittura sorpassati dai Verdi.
Insomma, il primo verdetto di questo weekend elettorale è che i sudditi di Sua Maestà ne hanno già piene le tasche dell'austerity e della svolta reazionaria della politica europea. Una prima consistente ondata di protesta si è alzata dalla Gran Bretagna. La speranza è che si trasformi in una vera e propria riscossa per la sinistra.
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Il Regno Unito è stato il primo paese a lanciarsi nella folle avventura dell'austerity. Dopo la vittoria monca dei conservatori e la coalizione con i lib-dem solo 2 anni fa, il governo Cameron-Osborne sembra già in ginocchio. Il Cancellieri dello Scacchiere, arrogante come pochi, è andato avanti per la sua strada di tagli su tagli, sperando in una ripresa del settore privato che non è mai arrivata. Anzi, l'Inghilterra è tornata in recessione nonostante tutto il denaro pompato dalla Banca d'Inghilterra. E puntuale è arrivata la batosta elettorale.
Senza quasi neanche sforzarsi, il Labour è tornato fermamente ad essere il primo partito del paese, con vittorie fino a poco tempo fa impensabili nel sud del paese, classica roccaforte Tories. Su scala nazionale i laburisti sono quasi al 40% e traslando i voti delle elezioni locali in parlamentari, il partito di Milliband avrebbe una solidissima maggioranza. Vero che questo esercizio è sempre rischioso, ma non ci sono dubbi, e non lo nascondono neanche i Conservatori, che questo voto ha una valenza politica e non certo amministrativa.
E la conferma viene dall'unica affermazione importante riportata dai conservatori, a Londra, dove il sindaco Boris Johnson riesce a guadagnare la rielezione. Ma è una vittoria dal sapore dolce amaro, perchè Johnson ha vinto non grazie al proprio partito, ma a dispetto di questo e soprattutto grazie alla scelta suicida del Labour di candidare per l'ennesima volta Ken Livingstone, ormai inviso alla maggioranza dei londinesi. Ed infatti il dato politico è che nei voti di lista, rispetto alle ultime amministrative, il Labour guadagna in tutti i borough londinesi mentre i conservatori sono in calo ovunque ma Boris ha preso più voti dei suoi mentre Ken il rosso (con qualche scheletro nell'armadio per elusione fiscale, un disastro) ne ha presi molto meno del Labour, trasformando una sicura vittoria in una sconfitta di misura.
Un discorso a parte meritano i Liberal Democratici. Due anni fa erano la storia di copertina, in continua ascesa e decisivi per la formazione del governo. Ma la loro partecipazione all'esecutivo è stata un disastro, incapaci di modificare qualsiasi tipo di politica dei Tories, dall'austerity alle tasse universitarie triplicate ai tagli e ristrutturazione del servizio sanitario nazionale. E gli elettori non hanno dimenticato. Oggi i Liberal Democratici sono ininfluenti, in rotta, a rischio scissione e a Londra sono stati addirittura sorpassati dai Verdi.
Insomma, il primo verdetto di questo weekend elettorale è che i sudditi di Sua Maestà ne hanno già piene le tasche dell'austerity e della svolta reazionaria della politica europea. Una prima consistente ondata di protesta si è alzata dalla Gran Bretagna. La speranza è che si trasformi in una vera e propria riscossa per la sinistra.
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