Ormai il PD sembra un romanzo scritto da Calvino, il castello dei destini (personali) incrociati. In realtà forse no, Calvino non avrebbe scritto una storia di così bassa lega. L'attacco di Renzi a Bersani di domenica sera è quasi indecente: al TG5 a sparare bastonate tutte contro il suo partito, alla faccia del gioco di squadra. Ma se non gli piace niente e nessuno, perchè non fa qualcos'altro? Mistero.
Accusa Bersani di pensare solo a se stesso, ma il sindaco di Firenze non sembra fare nulla di diverso. Sgomita, si fa vedere, teme di rimanere fuori dai giochi.
D'altra parte, però, Bersani, ha portato avanti, nell'ultimo mese, una azione politica debolissima e quindi facilmente tacciabile di immobilismo. Prima un tentativo, legittimo, per formare il governo. Ma poi? Ci si è arenati immediatamente. Ha un bel da dire, Bersani, davanti alle critiche di Scalfari e altri che il suo nome e il suo ruolo non sono un problema, che si può far da parte subito. Parole, ma fatti? Davanti all'impossibilità di formare un governo PD-SEL bisognava proporre qualcos'altro. Se non vuoi andare con Berlusconi - e per fortuna - allora devi provare a trovare un equilibrio alternativo ed avanzato con le altre forze politiche. In fondo, se guardiamo alle Quirinarie del M5S, di 10 candidati oltre metà hanno una storia di sinistra, e altri sono comunque stati in area PD, uno addirittura è Romano Prodi. Il messaggio, per chi lo vuole leggere, è chiarissimo: il terreno per un incontro su una personalità condivisa c'è tutto. Al Quirinale, e a Palazzo Chigi. Anche contro Berlusconi, che problema c'è? D'altronde un candidato contro il M5S non sarebbe certo più rappresentativo!
Ecco, Bersani e l'intero PD avrebbero dovuto dirigersi fortemente in quella direzione, la ricerca di un nome e di una squadra politicamente partigiani ma staccati dalla politica di partito, e su quella base provare un nuovo incontro con Grillo. Nessuna garanzia di successo, ma almeno ci si prova. Raccogliendo due piccioni con una fava: da una parte si vanno a vedere le contraddizioni del M5S che ha avuto vita facile a dire no ad un governo del PD ma avrebbe ben più difficoltà a dire un no a prescindere a personalità che loro stessi stimano; e dall'altra parte scovare i nemici interni, quelli che vogliono il patto con Berlusconi, quelli che cercano di frenare Bersani, quelli che puntano su Renzi.
Insomma, si doveva fare politica.
Ed invece siamo alle liti da pollaio.
Visualizzazione post con etichetta Grillo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Grillo. Mostra tutti i post
lunedì 15 aprile 2013
domenica 7 aprile 2013
Il PD allo sbando
E i nodi finalmente arrivarono al pettine. Da una parte Renzi che non vuole il governo Bersani che rischierebbe di farlo fuori politicamente. Dall'altra Franceschini che vuole il dialogo con Berlusconi. E poi Bersani stesso incapace di uscire dall'arrocco, "il mio governo o nulla". In mezzo il dialogo con Berlusconi sul Quirinale, i no di Grillo, le alchimie di Napolitano che le tenta tutte per rimettere in vita la grande coalizione. In un panorama di incapacità clamorosa di proporre scelte politiche innovative.
Tutti ora si concentrano sulla legge elettorale, come se quella fosse stata l'origine dei mali e del parlamento ingovernabile, quando invece rappresenta abbastanza fedelmente la realtà di un paese diviso in tre in cui due forze politiche devono mettersi d'accordo per governare. Il punto, naturalmente è come farlo. Dopo il rifiuto di Grillo rimane solo Berlusconi? E si può andare al governo con chi si è descritto per anni come il demonio? O più semplicemente, ci si può andare con chi ha predicato l'evasione fiscale, fatto votare al parlamento che Ruby fosse la nipote di Mubarak e che è tuttora portatore di un enorme conflitto d'interessi (a parole da sempre la prima legge da fare per il centro-sinistra...)? Beh, la storia dice che si può, visto che è già successo. Ma non è certo auspicabile.
Il PD ha pagato a caro prezzo la scelta suicida di sostenere Monti insieme a Berlusconi. Ora Franceschini e pure il capogruppo Speranza (ma per chi??) propongono la stessa minestra riscaldata, a cui aggiungono un po' di condimento per farla sembrare diversa. Ma è sempre orribile. Lette tra le righe, queste interviste dicono circa: dialogo sul Quirinale e poi varo di un governo PD che però vada oltre il confine del centrosinistra, cioè che viva sul supporto di Berlusconi. Cerchiamo di salvare la faccia non mettendo i ministri del PDL, ma l'alleanza sarebbe nei fatti. E i fatti sarebbero poi la successiva legislazione, in cui possiamo solo immaginare che il conflitto d'interessi, la redistribuzione del reddito, la tutela del lavoro, il rilancio della scuola pubblica, la scure sulle spesi inutili (dagli F35 al TAV) non sarebbero certo parte dell'agenda.
Una scelta folle e suicida, che lascerebbe l'Italia nel pantano, squalificherebbe definitivamente il PD e forse finirebbe per spaccarlo e riconsegnerebbe di fatto il Paese a quei poteri e a quelle politiche che lo hanno caratterizzato per 20 anni che hanno prodotto il bel risultato che abbiamo ora davanti a noi.
E si dirà, ma non ci sono altre possibilità. Davvero? Strano perché la strada maestra, in realtà, non è mai stata tentata. Il PD è andato al Quirinale e poi a parlare con Grilo sostenendo in buona sostanza un monocolore Bersani - ed il fatto che Grillo abbia detto no, in realtà, è normale (anche se molto meno lo è il rifiuto a prescindere di discutere del programma). Non si capisce perchè il M5S avrebbe dovuto sostenere un governo fatto dai suoi avversari. Ben diverso, come dice, solo ora, con grave ritardo, Rosy Bindi, sarebbe stata una proposta politica di alternativa, e cioè un governo progressista di personalità di prestigio e non di provenienza PD che avrebbero potuto fare da ponte tra il partito di Bersani e quello di Grillo. I nomi sono i soliti, da Rodotà a Zagrebelsky. Che con un programma innovativo avrebbero messo il M5S davanti alle sue responsabilità e sarebbero andati a vedere le carte di Grillo. Che ha un gruppo parlamentare già in fermento sulla possibilità di sostenere il PD, figuriamoci se l'alternativa era sostenere un governo di cambiamento slegato dai partiti!
Non si sa perchè il PD non abbia deciso di intraprendere tale percorso virtuoso. Forse troppa smania di governo e di potere. O forse paura del cambiamento vero che un governo di questo genere avrebbe portato - rottura forte sulla laicità, sulla scuola, sui beni comuni, cioè tutti quei temi che l'elettorato di sinistra ha sempre supportato ma che il gruppo dirigente del PD è stato per anni assai restio a cavalcare, se non a parole. Ed ora, invece del cambiamento, rischiamo di ritrovarci con Berlusconi.
Complimenti all'ennesima oscena prova di sè data dal PD.
Tutti ora si concentrano sulla legge elettorale, come se quella fosse stata l'origine dei mali e del parlamento ingovernabile, quando invece rappresenta abbastanza fedelmente la realtà di un paese diviso in tre in cui due forze politiche devono mettersi d'accordo per governare. Il punto, naturalmente è come farlo. Dopo il rifiuto di Grillo rimane solo Berlusconi? E si può andare al governo con chi si è descritto per anni come il demonio? O più semplicemente, ci si può andare con chi ha predicato l'evasione fiscale, fatto votare al parlamento che Ruby fosse la nipote di Mubarak e che è tuttora portatore di un enorme conflitto d'interessi (a parole da sempre la prima legge da fare per il centro-sinistra...)? Beh, la storia dice che si può, visto che è già successo. Ma non è certo auspicabile.
Il PD ha pagato a caro prezzo la scelta suicida di sostenere Monti insieme a Berlusconi. Ora Franceschini e pure il capogruppo Speranza (ma per chi??) propongono la stessa minestra riscaldata, a cui aggiungono un po' di condimento per farla sembrare diversa. Ma è sempre orribile. Lette tra le righe, queste interviste dicono circa: dialogo sul Quirinale e poi varo di un governo PD che però vada oltre il confine del centrosinistra, cioè che viva sul supporto di Berlusconi. Cerchiamo di salvare la faccia non mettendo i ministri del PDL, ma l'alleanza sarebbe nei fatti. E i fatti sarebbero poi la successiva legislazione, in cui possiamo solo immaginare che il conflitto d'interessi, la redistribuzione del reddito, la tutela del lavoro, il rilancio della scuola pubblica, la scure sulle spesi inutili (dagli F35 al TAV) non sarebbero certo parte dell'agenda.
Una scelta folle e suicida, che lascerebbe l'Italia nel pantano, squalificherebbe definitivamente il PD e forse finirebbe per spaccarlo e riconsegnerebbe di fatto il Paese a quei poteri e a quelle politiche che lo hanno caratterizzato per 20 anni che hanno prodotto il bel risultato che abbiamo ora davanti a noi.
E si dirà, ma non ci sono altre possibilità. Davvero? Strano perché la strada maestra, in realtà, non è mai stata tentata. Il PD è andato al Quirinale e poi a parlare con Grilo sostenendo in buona sostanza un monocolore Bersani - ed il fatto che Grillo abbia detto no, in realtà, è normale (anche se molto meno lo è il rifiuto a prescindere di discutere del programma). Non si capisce perchè il M5S avrebbe dovuto sostenere un governo fatto dai suoi avversari. Ben diverso, come dice, solo ora, con grave ritardo, Rosy Bindi, sarebbe stata una proposta politica di alternativa, e cioè un governo progressista di personalità di prestigio e non di provenienza PD che avrebbero potuto fare da ponte tra il partito di Bersani e quello di Grillo. I nomi sono i soliti, da Rodotà a Zagrebelsky. Che con un programma innovativo avrebbero messo il M5S davanti alle sue responsabilità e sarebbero andati a vedere le carte di Grillo. Che ha un gruppo parlamentare già in fermento sulla possibilità di sostenere il PD, figuriamoci se l'alternativa era sostenere un governo di cambiamento slegato dai partiti!
Non si sa perchè il PD non abbia deciso di intraprendere tale percorso virtuoso. Forse troppa smania di governo e di potere. O forse paura del cambiamento vero che un governo di questo genere avrebbe portato - rottura forte sulla laicità, sulla scuola, sui beni comuni, cioè tutti quei temi che l'elettorato di sinistra ha sempre supportato ma che il gruppo dirigente del PD è stato per anni assai restio a cavalcare, se non a parole. Ed ora, invece del cambiamento, rischiamo di ritrovarci con Berlusconi.
Complimenti all'ennesima oscena prova di sè data dal PD.
sabato 6 aprile 2013
L'Italia, la crisi e gli scenari catastrofici
di Nicola Melloni
da Liberazione
Come riportato da Federico Fubini sulle pagine del Corriere, la comunità economica internazionale tiene sotto costante scrutinio l’Italia. In questi giorni, alla conferenza dell’Institute for New Economic Thinking i delegati si sono trovati sotto gli occhi un breve documento prodotto da Bridgewater – il più grande hedge fund del mondo – che propone uno scenario catastrofico, per quanto improbabile: Grillo che vince le elezioni, l’Italia che esce dall’euro, l’Europa che collassa.
Il documento Bridgewater calcola una possibilità del 5-10% che questo scenario diventi reale. Un rischio marginale ma non proprio irrilevante. E, forse, sottostima i rischi. La crisi infatti sta entrando nella sua fase peggiore, nonostante politici, analisti, giornali ci continuino a ripetere che la ripresa è dietro l’angolo. La realtà, invece, è assai diversa. Le stime economiche parlano di continua recessione e, soprattutto, di un decennio di stagnazione alla fine del quinquennio di crollo economico, con devastanti conseguenze sociali. Questo infatti vorrebbe dire che non c’è, all’orizzonte, nessuna vera speranza di ripresa dell’occupazione se non, come nel Regno Unito, di lavoro precario e stagionale. Inoltre, gli effetti occupazionali della crisi vengono magnificati da un cambiamento strutturale nell’industria che, attraverso un nuovo ciclo di automatizzazione, sta ricominciando a produrre diminuendo la forza-lavoro impiegata, come nel caso degli Stati Uniti. Insomma, crescita zero, o quasi, con una quota sempre maggiore di profitti a danno della quota salari.
In tutto questo i governi della Ue non solo non riescono a rilanciare la crescita ma stanno anzi peggiorando la crisi, che ormai esce dai confini del Sud Europa. La Francia è quasi in recessione, tant’è che il ministro Moscovici ha chiesto più tempo alla Ue per raggiungere il target del deficit che rischia di costare altre centinaia di migliaia di posti di lavoro. La risposta tedesca è stata immediata: il rigore non è in contrasto con la crescita.
Lo schema proposto è sempre lo stesso: la disoccupazione si traduce in salari minori che rilancerebbero dunque produttività e competitività. L’aggiustamento strutturale delle economie del Sud Europa dovrebbe dunque avvenire sulla pelle dei lavoratori – come spiegato senza tanti giri di parole dalle ricerche della banca d’affari francese Natixis. Allo stesso tempo, i salari ridotti permetterebbero una riduzione dell’inflazione e dunque tassi di interesse molto bassi per poter rifinanziare il debito.
Un ragionamento economicista (per altro, come abbiamo detto più volte, drammaticamente sbagliato) che non tiene in conto le decisive variabili sociali e politiche. Ed è in questo, indubbiamente, che il documento di Bridgewater potrebbe rappresentare una salutare boccata di aria fresca. L’analisi della crisi deve muoversi dall’economia alla politica. In Europa tassi di disoccupazione simili a quelli attuali non sono stati registrati per quasi un secolo, e questo sta mettendo sotto tensione la tenuta del patto sociale. Nel giro di appena un paio di anni abbiamo visto la preoccupante crescita di un movimento para-nazista in Grecia e di molti altri gruppi anti-sistema nel resto d’Europa. L’Italia ovviamente è la punta dell’iceberg di questo fenomeno, come dimostrato dalle ultime elezioni. E’ impensabile che una situazione del genere possa durare ancora per lungo tempo. Nessuna democrazia è in grado di sopportare livelli di disoccupazione a doppia cifra per oltre dieci anni, né che i lavoratori continuino a impoverirsi senza batter ciglio. Per uscire da quest’impasse è dunque urgente una grande ed innovativa risposta politica. Purtroppo, però, l’Europa continua a rimanere un progetto acefalo, un grande mercato senza una vera guida politica – se non quella tedesca che sembra però non interessarsi ai bisogni degli Stati mediterranei. Ma senza un progetto condiviso, senza un patto sociale che tenga insieme gli europei su una base comune, senza le istituzioni di un vero stato, il mercato europeo è destinato a distruggere l’idea stessa di Europa.
da Liberazione
Come riportato da Federico Fubini sulle pagine del Corriere, la comunità economica internazionale tiene sotto costante scrutinio l’Italia. In questi giorni, alla conferenza dell’Institute for New Economic Thinking i delegati si sono trovati sotto gli occhi un breve documento prodotto da Bridgewater – il più grande hedge fund del mondo – che propone uno scenario catastrofico, per quanto improbabile: Grillo che vince le elezioni, l’Italia che esce dall’euro, l’Europa che collassa.
Il documento Bridgewater calcola una possibilità del 5-10% che questo scenario diventi reale. Un rischio marginale ma non proprio irrilevante. E, forse, sottostima i rischi. La crisi infatti sta entrando nella sua fase peggiore, nonostante politici, analisti, giornali ci continuino a ripetere che la ripresa è dietro l’angolo. La realtà, invece, è assai diversa. Le stime economiche parlano di continua recessione e, soprattutto, di un decennio di stagnazione alla fine del quinquennio di crollo economico, con devastanti conseguenze sociali. Questo infatti vorrebbe dire che non c’è, all’orizzonte, nessuna vera speranza di ripresa dell’occupazione se non, come nel Regno Unito, di lavoro precario e stagionale. Inoltre, gli effetti occupazionali della crisi vengono magnificati da un cambiamento strutturale nell’industria che, attraverso un nuovo ciclo di automatizzazione, sta ricominciando a produrre diminuendo la forza-lavoro impiegata, come nel caso degli Stati Uniti. Insomma, crescita zero, o quasi, con una quota sempre maggiore di profitti a danno della quota salari.
In tutto questo i governi della Ue non solo non riescono a rilanciare la crescita ma stanno anzi peggiorando la crisi, che ormai esce dai confini del Sud Europa. La Francia è quasi in recessione, tant’è che il ministro Moscovici ha chiesto più tempo alla Ue per raggiungere il target del deficit che rischia di costare altre centinaia di migliaia di posti di lavoro. La risposta tedesca è stata immediata: il rigore non è in contrasto con la crescita.
Lo schema proposto è sempre lo stesso: la disoccupazione si traduce in salari minori che rilancerebbero dunque produttività e competitività. L’aggiustamento strutturale delle economie del Sud Europa dovrebbe dunque avvenire sulla pelle dei lavoratori – come spiegato senza tanti giri di parole dalle ricerche della banca d’affari francese Natixis. Allo stesso tempo, i salari ridotti permetterebbero una riduzione dell’inflazione e dunque tassi di interesse molto bassi per poter rifinanziare il debito.
Un ragionamento economicista (per altro, come abbiamo detto più volte, drammaticamente sbagliato) che non tiene in conto le decisive variabili sociali e politiche. Ed è in questo, indubbiamente, che il documento di Bridgewater potrebbe rappresentare una salutare boccata di aria fresca. L’analisi della crisi deve muoversi dall’economia alla politica. In Europa tassi di disoccupazione simili a quelli attuali non sono stati registrati per quasi un secolo, e questo sta mettendo sotto tensione la tenuta del patto sociale. Nel giro di appena un paio di anni abbiamo visto la preoccupante crescita di un movimento para-nazista in Grecia e di molti altri gruppi anti-sistema nel resto d’Europa. L’Italia ovviamente è la punta dell’iceberg di questo fenomeno, come dimostrato dalle ultime elezioni. E’ impensabile che una situazione del genere possa durare ancora per lungo tempo. Nessuna democrazia è in grado di sopportare livelli di disoccupazione a doppia cifra per oltre dieci anni, né che i lavoratori continuino a impoverirsi senza batter ciglio. Per uscire da quest’impasse è dunque urgente una grande ed innovativa risposta politica. Purtroppo, però, l’Europa continua a rimanere un progetto acefalo, un grande mercato senza una vera guida politica – se non quella tedesca che sembra però non interessarsi ai bisogni degli Stati mediterranei. Ma senza un progetto condiviso, senza un patto sociale che tenga insieme gli europei su una base comune, senza le istituzioni di un vero stato, il mercato europeo è destinato a distruggere l’idea stessa di Europa.
mercoledì 3 aprile 2013
Piccoli gesti di etica pubblica e il vero conflitto di interessi
Qualche giorno fa abbiamo parlato di David Milliband che ha rinunciato alla sua carica di "rappresentanza" nel Sunderland in polemica con l'assunzione dell'allenatore fascista Paolo Di Canio. La notizia di oggi, invece, è la stretta del governo francese sulla moralità degli eletti dopo lo scandalo Cahuzac, ex ministro con conti in Svizzera. Moti di sdegno in Francia e soprattutto nel Partito Socialista che senza aspettare oltre lo ha espulso dal partito. Insomma, un pò di grillismo alla francese.
Son cose piccole ma significative, si riparte dalla moralità pubblica, dall'esempio che i politici devono dare al resto del paese. Devono essere trasparenti, onesti, e pure coerenti - non si fanno cose diverse da quelle che si dicono e soprattutto si chiedono. Che vergogna un ministro che tassa i cittadini mentre evade. Che scandalo un socialista che vuol portare la democrazia in giro per il mondo e poi lavora insieme ad un fascista.
Regole semplici, chiare. Ma ancora insufficienti, perché non toccano un problema fondamentale, i rapporti tra affari e politica. In Italia, lo sappiamo, siamo in una situazione disastrosa. Ma non siamo certo un caso unico. In Spagna vari dirigenti del PP sono indagati per stipendi pagati dal partito con soldi ricevuti da grandi imprese, grate del supporto politico dato dal partito. In Germania il tanto applaudito Schroeder è uno stipendiato di Putin e di Gazprom, assunto con uno stipendio milionario dopo aver permesso, come suo ultimo atto di governo, l'accordo tra la stessa Gazprom e la Germania per la costruzione di un importante gasdotto. E nell'Inghilterra di Milliband, il suo passato leader, l'altrettanto osannato Blair fa il consulente di JP Morgan, dopo aver in tutte le maniere favorito la City in tutte le sue attività di governo.
Un po' ovunque, ormai, i politici sembrano rispondere più agli interessi economici che ai loro elettori. Ecco, forse, bisognerebbe cominciare a regolare anche questo aspetto, decisivo, per riconquistare un po' di etica pubblica: ad esempio col divieto per gli eletti di farsi assumere o stipendiare da grandi imprese alla fine del loro mandato. Per evitare conflitti di interesse ex post che affondano le radici, in realtà, nell'ex ante........
Son cose piccole ma significative, si riparte dalla moralità pubblica, dall'esempio che i politici devono dare al resto del paese. Devono essere trasparenti, onesti, e pure coerenti - non si fanno cose diverse da quelle che si dicono e soprattutto si chiedono. Che vergogna un ministro che tassa i cittadini mentre evade. Che scandalo un socialista che vuol portare la democrazia in giro per il mondo e poi lavora insieme ad un fascista.
Regole semplici, chiare. Ma ancora insufficienti, perché non toccano un problema fondamentale, i rapporti tra affari e politica. In Italia, lo sappiamo, siamo in una situazione disastrosa. Ma non siamo certo un caso unico. In Spagna vari dirigenti del PP sono indagati per stipendi pagati dal partito con soldi ricevuti da grandi imprese, grate del supporto politico dato dal partito. In Germania il tanto applaudito Schroeder è uno stipendiato di Putin e di Gazprom, assunto con uno stipendio milionario dopo aver permesso, come suo ultimo atto di governo, l'accordo tra la stessa Gazprom e la Germania per la costruzione di un importante gasdotto. E nell'Inghilterra di Milliband, il suo passato leader, l'altrettanto osannato Blair fa il consulente di JP Morgan, dopo aver in tutte le maniere favorito la City in tutte le sue attività di governo.
Un po' ovunque, ormai, i politici sembrano rispondere più agli interessi economici che ai loro elettori. Ecco, forse, bisognerebbe cominciare a regolare anche questo aspetto, decisivo, per riconquistare un po' di etica pubblica: ad esempio col divieto per gli eletti di farsi assumere o stipendiare da grandi imprese alla fine del loro mandato. Per evitare conflitti di interesse ex post che affondano le radici, in realtà, nell'ex ante........
venerdì 15 marzo 2013
Spettacolo pessimo in Parlamento
Crisi economica, mancanza di governo, Italia ed Europa che si avvitano nella recessione, credibilità del sistema politico a picco.
Eppure a Montecitorio si giochicchia, schede bianche e voti di bandiera. Spettacolo indecoroso, ha ragione Bersani, che però è uno dei protagonisti di questa pochezza. Intanto i Grillini si divertono con apriscatole e posti a sedere manco fossero Montagnardi di Robespierre - in alto a controllare, dimenticandosi che pure gli italiani dovrebbero controllare loro. Andati in Parlamento senza nessuna strategia se non quella di rompere le palle, determinano lo stallo attuale: noi votiamo i nostri il resto non ci interessa.
Il resto, in fondo, sarebbe l'Italia che ora il M5S vorrebbe prendere in ostaggio. Scagliandosi contro l'inciucio PD-PDL e la vecchia politica, ma in realtà facendo di tutto perché accada. Il perché? Interesse elettorale e posizioni di comodo. Ma mentre Bersani offre aperture importanti - o quantomeno da discutere! - loro fanno melina, manco fossero vecchi democristiani. E chi se ne frega se intanto andiamo a fondo.
PS: Laura Boldrini è da poco stata eletta presidente della Camera. Un volto nuovo, un profilo molto alto, una storia politica in favore dei diritti degli oppressi. Insomma, un grande nome e una ottima mossa del PD. Ma il M5S ha perso una ottima occasione per aiutare il cambiamento, preoccupato solo di se stesso. Complimentoni!
Eppure a Montecitorio si giochicchia, schede bianche e voti di bandiera. Spettacolo indecoroso, ha ragione Bersani, che però è uno dei protagonisti di questa pochezza. Intanto i Grillini si divertono con apriscatole e posti a sedere manco fossero Montagnardi di Robespierre - in alto a controllare, dimenticandosi che pure gli italiani dovrebbero controllare loro. Andati in Parlamento senza nessuna strategia se non quella di rompere le palle, determinano lo stallo attuale: noi votiamo i nostri il resto non ci interessa.
Il resto, in fondo, sarebbe l'Italia che ora il M5S vorrebbe prendere in ostaggio. Scagliandosi contro l'inciucio PD-PDL e la vecchia politica, ma in realtà facendo di tutto perché accada. Il perché? Interesse elettorale e posizioni di comodo. Ma mentre Bersani offre aperture importanti - o quantomeno da discutere! - loro fanno melina, manco fossero vecchi democristiani. E chi se ne frega se intanto andiamo a fondo.
PS: Laura Boldrini è da poco stata eletta presidente della Camera. Un volto nuovo, un profilo molto alto, una storia politica in favore dei diritti degli oppressi. Insomma, un grande nome e una ottima mossa del PD. Ma il M5S ha perso una ottima occasione per aiutare il cambiamento, preoccupato solo di se stesso. Complimentoni!
lunedì 11 marzo 2013
In difesa del finanziamento pubblico ai partiti
Adesso anche Renzi, dopo Berlusconi, salta sul cavallo di battaglia del M5S e tenta di dominarlo, o ancora meglio, copiarlo. Stop al finanziamento pubblico ai partiti, una sfida lanciata quasi più a Bersani che a Grillo.
Una sfida facile facile, dal sapore populista. In fondo è quello che la gente vuole: i partiti rubano, togliamo loro i soldi, che vengono dalle nostre tasche per mantenere un gruppo di parassiti.
Ora, sul fatto che il malcostume politico in Italia è dilagante non ci sono dubbi. Ed è più che legittimo che questo renda davvero odiosa l'idea che al Parlamento dove si prendono 10 mila euro al mese si mangi con 2 euro. Altrettanto inaccettabile è che coi soldi dei contribuenti si organizzino festini e mangiate di ostriche.
Ma il finanziamento pubblico ai partiti è ben altra cosa. E' uno dei fondamenti della democrazia: soldi pubblici per persone e associazioni che si interessano della cosa pubblica. Per non lasciarla nelle mani di chi questi soldi non ha bisogno. Per esempio di un miliardario sceso in politica con tutte le sue aziende sulle spalle e una potenza di fuoco - mediatico, di risorse, di spesa - mai vista prima in Europa. O anche di un comico più che benestante con una società di gestione web e marketing alle spalle.
Pure senza doverci per forza concentrare sul caso italiano - che è comunque ai limiti dell'emergenza democratica - basta dare una occhiata al di là dell'oceano per vedere quali siano i drammi di una politica "privatizzata". Vincono i candidati che riescono a raccogliere più fondi privati - e questa capacità, in media, non è il risultato della popolarità del personaggio in questione e nemmeno della giustezza delle sue proposte politiche. La maniera più semplice ed efficace per raccogliere denaro - e quindi, appunto, per vincere le elezioni - è farsi promotore di politiche ed idee pro-ricchi e soprattutto pro-corporation, cioè andare a chiedere i soldi a chi ce li ha davvero.
Il risultato è una politica di marca oligarchica in cui davvero sinistra e destra non esistono più come dice Grillo - tutte e due gareggiano per fare gli interessi dei padroni.
Ecco, il furbetto di Firenze ed i suoi seguaci tra i democrats dovrebbero forse pensare a questo prima di seguire Grillo&C. sul pericoloso crinale della demagogia spacca-tutto. Più moralità in politica è la base di partenza. Ma il punto di arrivo non può essere la privatizzazione. A meno che non si pensi davvero di buttare via il bambino-democrazia insieme all'acqua sporca dei privilegi.
Una sfida facile facile, dal sapore populista. In fondo è quello che la gente vuole: i partiti rubano, togliamo loro i soldi, che vengono dalle nostre tasche per mantenere un gruppo di parassiti.
Ora, sul fatto che il malcostume politico in Italia è dilagante non ci sono dubbi. Ed è più che legittimo che questo renda davvero odiosa l'idea che al Parlamento dove si prendono 10 mila euro al mese si mangi con 2 euro. Altrettanto inaccettabile è che coi soldi dei contribuenti si organizzino festini e mangiate di ostriche.
Ma il finanziamento pubblico ai partiti è ben altra cosa. E' uno dei fondamenti della democrazia: soldi pubblici per persone e associazioni che si interessano della cosa pubblica. Per non lasciarla nelle mani di chi questi soldi non ha bisogno. Per esempio di un miliardario sceso in politica con tutte le sue aziende sulle spalle e una potenza di fuoco - mediatico, di risorse, di spesa - mai vista prima in Europa. O anche di un comico più che benestante con una società di gestione web e marketing alle spalle.
Pure senza doverci per forza concentrare sul caso italiano - che è comunque ai limiti dell'emergenza democratica - basta dare una occhiata al di là dell'oceano per vedere quali siano i drammi di una politica "privatizzata". Vincono i candidati che riescono a raccogliere più fondi privati - e questa capacità, in media, non è il risultato della popolarità del personaggio in questione e nemmeno della giustezza delle sue proposte politiche. La maniera più semplice ed efficace per raccogliere denaro - e quindi, appunto, per vincere le elezioni - è farsi promotore di politiche ed idee pro-ricchi e soprattutto pro-corporation, cioè andare a chiedere i soldi a chi ce li ha davvero.
Il risultato è una politica di marca oligarchica in cui davvero sinistra e destra non esistono più come dice Grillo - tutte e due gareggiano per fare gli interessi dei padroni.
Ecco, il furbetto di Firenze ed i suoi seguaci tra i democrats dovrebbero forse pensare a questo prima di seguire Grillo&C. sul pericoloso crinale della demagogia spacca-tutto. Più moralità in politica è la base di partenza. Ma il punto di arrivo non può essere la privatizzazione. A meno che non si pensi davvero di buttare via il bambino-democrazia insieme all'acqua sporca dei privilegi.
Libellés :
democrazia,
Grillo,
PD,
Renzi
giovedì 28 febbraio 2013
Grillo e gli Indignados, una opportunità storica
di Monica Bedana
Gli indignati, chi se ne ricorda più.
Su questo blog li abbiamo seguiti con costanza ed abbiamo assistito allo spettacolo di un
movimento ispirato e composto solo da cittadini -che dalla Spagna rimbalzò con forza nel
mondo intero- poi diluitosi nel nulla. A causa di quel desiderio di “purezza democratica” che
lo portava a non volersi infangare con la politica incapace, sorda e definitivamente “corrupta”
dei partiti. All’epoca del 15M Grillo teneva gli occhi puntati sulla Puerta del Sol e le altre piazze
spagnole.
La protesta e le proposte, un grande carico di energia rinnovatrice che avrebbe potuto, se
canalizzato in altro modo, cambiare il destino del Paese dopo Zapatero, si è evaporata senza
lasciare traccia attiva nella società che andasse oltre la vita di quartiere.
Ora il M5S, dopo la vittoria alle elezioni, ha nelle mani l’opportunità di incarnare di colpo tutto
lo spirito degli “indignados”, di catalizzarlo in quella serie di riforme urgentissime della politica
perfettamente condivisibili da tutta la sinistra di ogni dove. In nome del futuro dell’Italia, ma
anche della Spagna stessa, della Grecia derelitta e perfino degli States di “OccupyWallStreet”.
Non so se quella del rifiuto delle regole della democrazia da parte degli “indignados” fu
superbia o ingenuità; sicuramente il non “farsi partito” fu un tragico errore che consegnò il
Paese ad un PP che vinse le elezioni con uno scarto di 500mila voti sul PSOE che le aveva di
gran lunga perse. E nessuno dei due incarnava, incarna più le necessità impellenti della società
spagnola; esattamente come avviene in Italia.
Ingenuo, Grillo non è. Il Parlamento si può benissimo aprire come una scatoletta di tonno per
farcirlo poi di riforme che rilancino il Paese sulla strada dell’equità. Ma l’”iter” per farlo passa
inesorabilmente attraverso un atto di fiducia, quella che tutti i cittadini attendono, anche
quelli che non hanno votato per il M5S ma che godono degli stessi loro diritti democratici.
E il PD dell’ultima spiaggia tenga presente che minoranza di governo non deve essere sinonimo
di paralisi; il primo governo Zapatero, di minoranza, approvò una lunga serie di luminose
riforme sociali. Mentre SEL, con la sua forza dialogante, si rimetta in gioco facendo da “trait-
d’union” e moderatore di chi, al momento sa solo sbraitare. Probabilmente i n preda alla paura
di non essere all’altezza di assumere la responsabilità del cambiamento promesso.
Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete
Gli indignati, chi se ne ricorda più.
Su questo blog li abbiamo seguiti con costanza ed abbiamo assistito allo spettacolo di un
movimento ispirato e composto solo da cittadini -che dalla Spagna rimbalzò con forza nel
mondo intero- poi diluitosi nel nulla. A causa di quel desiderio di “purezza democratica” che
lo portava a non volersi infangare con la politica incapace, sorda e definitivamente “corrupta”
dei partiti. All’epoca del 15M Grillo teneva gli occhi puntati sulla Puerta del Sol e le altre piazze
spagnole.
La protesta e le proposte, un grande carico di energia rinnovatrice che avrebbe potuto, se
canalizzato in altro modo, cambiare il destino del Paese dopo Zapatero, si è evaporata senza
lasciare traccia attiva nella società che andasse oltre la vita di quartiere.
Ora il M5S, dopo la vittoria alle elezioni, ha nelle mani l’opportunità di incarnare di colpo tutto
lo spirito degli “indignados”, di catalizzarlo in quella serie di riforme urgentissime della politica
perfettamente condivisibili da tutta la sinistra di ogni dove. In nome del futuro dell’Italia, ma
anche della Spagna stessa, della Grecia derelitta e perfino degli States di “OccupyWallStreet”.
Non so se quella del rifiuto delle regole della democrazia da parte degli “indignados” fu
superbia o ingenuità; sicuramente il non “farsi partito” fu un tragico errore che consegnò il
Paese ad un PP che vinse le elezioni con uno scarto di 500mila voti sul PSOE che le aveva di
gran lunga perse. E nessuno dei due incarnava, incarna più le necessità impellenti della società
spagnola; esattamente come avviene in Italia.
Ingenuo, Grillo non è. Il Parlamento si può benissimo aprire come una scatoletta di tonno per
farcirlo poi di riforme che rilancino il Paese sulla strada dell’equità. Ma l’”iter” per farlo passa
inesorabilmente attraverso un atto di fiducia, quella che tutti i cittadini attendono, anche
quelli che non hanno votato per il M5S ma che godono degli stessi loro diritti democratici.
E il PD dell’ultima spiaggia tenga presente che minoranza di governo non deve essere sinonimo
di paralisi; il primo governo Zapatero, di minoranza, approvò una lunga serie di luminose
riforme sociali. Mentre SEL, con la sua forza dialogante, si rimetta in gioco facendo da “trait-
d’union” e moderatore di chi, al momento sa solo sbraitare. Probabilmente i n preda alla paura
di non essere all’altezza di assumere la responsabilità del cambiamento promesso.
Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete
mercoledì 27 febbraio 2013
Come farà il PD a cambiare?
Governare con il M5S dopo averlo additato al pubblico ludibrio per 2 anni, dopo le battutine infelici dell'infelice Fassino (che è ancora senza una banca...ma gli manca anche qualcos'altro), dopo che lo si è attaccato per tutta la campagna elettorale - per altro ricambiati. Sembra una impresa impossibile. E penso infatti rimarrà una chimera.
Ora si parla tanto del modello Sicilia, ma governare una regione non è governare un paese, dove vanno fatte scelte strategiche e dove il governo non può andare sotto in maniera costante, soprattutto quando si parla di leggi di bilancio, tema su cui l'accordo sembra quasi impossibile.
Per prima cosa ci sono problemi tecnici. Al Senato Italiano l'astensione vale voto contrario, quindi o il M5S esce dall'aula mentre Monti vota la fiducia ad un governo che poi cercherà l'accordo con Grillo, o il governo Bersani non potrà neanche nascere. A meno che non si pensi che il M5S voti addirittura la fiducia - che mi pare quantomeno improbabile.
Bisognerebbe andare in Parlamento (ma prima bisogna pure farsi dare il mandato da Napolitano....) con un programma iper-rivoluzionario. Alcune cose sono fattibili, e andrebbero fatte prima di subito: leggi anti-corruzione, conflitto di interessi, mannaiata sulle auto-blu, ineleggibilità dei delinquenti. E magari un colpo di teatro, alla Grillo proprio: dichiarare Berlusconi ineleggibile in quanto tenutario di concessioni pubbliche, cosa che il PD non ha mai avuto il coraggio di fare ma che quelli del M5S non avrebbero problemi a fare.
Ma poi arrivano i nodi più duri. Reddito di cittadinanza, no alle grandi opere, e ripristino dei soldi per scuola e sanità pubblica. E come fa il PD a garantirlo? E soprattutto dove troverebbe i fondi?
Insomma, basterebbe ritornare a fare la sinistra classica - e questo forse sarebbe bastato anche prima e non ci sarebbe stata sta debacle elettorale (e il contemporaneo successo del M5S). Ma il PD ha abbandonato questa strada molto tempo fa, al suo interno esiste una classe dirigente fortemente conservatrice o quantomeno liberale (i cattolici, Letta, lo stesso Renzi) che non potrebbe mai digerire situazioni del genere. Un partito la cui cultura politica è molto diversa e molto distante da quei temi, che per anni ha guardato al centro e lo ha fatto fino a pochi giorni fa cercando di allearsi con Monti.
Forse lo potrebbe fare per "responsabilità", anche se sarebbe davvero buffo vedere un partito che per 1 anno vota responsabilmente con Berlusconi e poi comincia a farlo con Grillo.
Forse la maniera migliore sarebbe trovare un premier che faccia da ponte tra i due partiti - azzardo un nome assolutamente improbabile, ma altri non me ne vengono in mente, Stefano Rodotà - con un esecutivo non di partito e che quindi, essendo meno marcatamente di parte, darebbe più fiducia ai grillini. Ma si tratta di un percorso strettissimo.
Certo l'alternativa, governare con Berlusconi, sarebbe assai peggio, un vero suicidio politico. Ma i Democrats e i loro predecessori ci hanno abituato a idiozie di tutti i tipi. Speriamo siano cambiati.
Sarebbe bello. Ma improbabile.
Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete
Ora si parla tanto del modello Sicilia, ma governare una regione non è governare un paese, dove vanno fatte scelte strategiche e dove il governo non può andare sotto in maniera costante, soprattutto quando si parla di leggi di bilancio, tema su cui l'accordo sembra quasi impossibile.
Per prima cosa ci sono problemi tecnici. Al Senato Italiano l'astensione vale voto contrario, quindi o il M5S esce dall'aula mentre Monti vota la fiducia ad un governo che poi cercherà l'accordo con Grillo, o il governo Bersani non potrà neanche nascere. A meno che non si pensi che il M5S voti addirittura la fiducia - che mi pare quantomeno improbabile.
Bisognerebbe andare in Parlamento (ma prima bisogna pure farsi dare il mandato da Napolitano....) con un programma iper-rivoluzionario. Alcune cose sono fattibili, e andrebbero fatte prima di subito: leggi anti-corruzione, conflitto di interessi, mannaiata sulle auto-blu, ineleggibilità dei delinquenti. E magari un colpo di teatro, alla Grillo proprio: dichiarare Berlusconi ineleggibile in quanto tenutario di concessioni pubbliche, cosa che il PD non ha mai avuto il coraggio di fare ma che quelli del M5S non avrebbero problemi a fare.
Ma poi arrivano i nodi più duri. Reddito di cittadinanza, no alle grandi opere, e ripristino dei soldi per scuola e sanità pubblica. E come fa il PD a garantirlo? E soprattutto dove troverebbe i fondi?
Insomma, basterebbe ritornare a fare la sinistra classica - e questo forse sarebbe bastato anche prima e non ci sarebbe stata sta debacle elettorale (e il contemporaneo successo del M5S). Ma il PD ha abbandonato questa strada molto tempo fa, al suo interno esiste una classe dirigente fortemente conservatrice o quantomeno liberale (i cattolici, Letta, lo stesso Renzi) che non potrebbe mai digerire situazioni del genere. Un partito la cui cultura politica è molto diversa e molto distante da quei temi, che per anni ha guardato al centro e lo ha fatto fino a pochi giorni fa cercando di allearsi con Monti.
Forse lo potrebbe fare per "responsabilità", anche se sarebbe davvero buffo vedere un partito che per 1 anno vota responsabilmente con Berlusconi e poi comincia a farlo con Grillo.
Forse la maniera migliore sarebbe trovare un premier che faccia da ponte tra i due partiti - azzardo un nome assolutamente improbabile, ma altri non me ne vengono in mente, Stefano Rodotà - con un esecutivo non di partito e che quindi, essendo meno marcatamente di parte, darebbe più fiducia ai grillini. Ma si tratta di un percorso strettissimo.
Certo l'alternativa, governare con Berlusconi, sarebbe assai peggio, un vero suicidio politico. Ma i Democrats e i loro predecessori ci hanno abituato a idiozie di tutti i tipi. Speriamo siano cambiati.
Sarebbe bello. Ma improbabile.
Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete
Libellés :
Elezioni 2013,
Grillo,
PD
martedì 26 febbraio 2013
Rivoluzione contro la sinistra
Il giorno dopo è il solito disastro. Non annunciato, ma neanche così tanto sorprendente. Lo avevamo detto 15 mesi fa, votiamo subito, non diamo a Berlusconi la possibilità di organizzarsi. Invece è prevalsa una volta di più la logica della cosiddetta responsabilità. Occhio allo spread, ci dicevano. E oggi allora come vogliamo giudicare una manovra di palazzo (l'ennesima) che ha dato un governo orribile all'Italia per un anno e mezzo, che ci ha portati in recessione, distrutto la credibilità della sinistra e consegnato un Paese che del PD e della sinistra radicale non sa che farsene? Un paese dove 3 elettori su 5 (Grillo+B.) sono favorevoli o quantomeno non contrari all'uscita dall'Euro. Questo è stato l'ennesimo grande successo degli strateghi, delle teste d'uovo della sinistra italiana.
Che per non farsi mancare nulla hanno impostato la campagna elettorale sul suicidio. Alleiamoci con Monti, responsabilità, andiamo a Berlino a farci benedire da Frau Merkel e Herr Schauble. Come se bisognasse convincere i tedeschi e non gli italiani che, a torto ma soprattutto a ragione, imputano molte delle loro disgrazie a Berlino e Bruxells.
Con il bel risultato che gli italiani hanno identificato la sinistra con l'establishment, quello stesso establishment che ha portato l'Italia in rovina. E che spettacolo vedere i mercati euforici nel momento in cui vinceva il PD, tranquilli che il prossimo governo li avrebbe difesi da chi vorrebbe mettere loro freni e guinzagli. Mentre i lavoratori, i disoccupati, i giovani gli voltavano le spalle.
Bersani ha fatto una campagna elettorale col cacciavite in mano, non capendo che il sistema in cui viviamo è a pezzi e va cambiato. Altro che piccoli interventi. Gli Italiani sono esasperati e hanno scelto chi si è mosso contro il sistema e non in sua difesa. In parte Berlusconi, la destra che finge di rompere, contro quella responsabile di Monti, umiliata alle urne che ben fa capire che razza di borghesia ci sia in Italia. Con l'ennesima piroetta, B. è riuscito a far passare l'idea che lui col disastro in atto non c'entra nulla e gli hanno creduto. Dall'altra parte Grillo, più genuinamente anti-sistema e che ha infatti eletto a suo nemico principale il PD. Catalizzando tutti i voti di protesta, tutti i voti di chi è esasperato dalla crisi, dai partiti, dallo Stato.
A margine la sinistra radicale, ridotta ancora peggio che nel 2008 e non era facile, in mezzo ad una crisi economica che dovrebbe invece favorirla. Due anni fa SEL e IDV eleggevano sindaci in tutta Italia, l'area a sinistra del PD era tra il 15 ed il 20% e Grillo era al 4. Poi Vendola ha pensato bene di legarsi mani e piedi al PD e gli elettori hanno colto immediatamente che la sua proposta politica era in sostanziale continuità con chi ha governato in questi anni - e ripetiamolo, una campagna elettorale del PD tutta volta all'accordo con Monti non poteva certo aiutare. Ma l'errore era a monte, come si può fare un accordo di programma con un partito che ha sostenuto Monti mentre SEL lo avversava? Come chiaro, gli elettori non vogliono giochini di palazzo, ma coerenza e chiarezza.
E di conseguenza han castigato duramente Rivoluzione Civile che si è rivelata la brutta copia della Sinistra Arcobaleno. Messa su come cartello elettorale a 1 mese e mezzo dalle elezioni, con facce inguardabili come quella di Di Pietro, affossato dagli scandali personali e con i leader di partito alla Diliberto che sono in giro da almeno 15 anni. Quindi, al di là delle sue stesse colpe, RC è stata vista come un'altra operazione di palazzo ed opportunista. Senza dimenticare intellettuali con la puzza sotto il naso che si organizzano a Dicembre pretendendo di dettare legge e sindacalisti assenti che in nome della autonomia del sindacato si trovano senza nessuna spalla politica - eppure avrebbero già dovuto capire che le vertenze in fabbrica senza supporto politico si risolvono sempre e comunque in sconfitte. Ma si vede che ci piace perdere, puri, belli, ma perdenti.
Invece Grillo ha dato quello che la gente voleva, un chiaro segno di discontinuità. Ha vinto dunque un voto rivoluzionario, un voto facile che dà un messaggio chiaro: que se vayan todos. Quello che succederà dopo, non si sa. Ma iniziamo col mandarli a casa. Difficile, a sto punto, dargli torto.
Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete
Che per non farsi mancare nulla hanno impostato la campagna elettorale sul suicidio. Alleiamoci con Monti, responsabilità, andiamo a Berlino a farci benedire da Frau Merkel e Herr Schauble. Come se bisognasse convincere i tedeschi e non gli italiani che, a torto ma soprattutto a ragione, imputano molte delle loro disgrazie a Berlino e Bruxells.
Con il bel risultato che gli italiani hanno identificato la sinistra con l'establishment, quello stesso establishment che ha portato l'Italia in rovina. E che spettacolo vedere i mercati euforici nel momento in cui vinceva il PD, tranquilli che il prossimo governo li avrebbe difesi da chi vorrebbe mettere loro freni e guinzagli. Mentre i lavoratori, i disoccupati, i giovani gli voltavano le spalle.
Bersani ha fatto una campagna elettorale col cacciavite in mano, non capendo che il sistema in cui viviamo è a pezzi e va cambiato. Altro che piccoli interventi. Gli Italiani sono esasperati e hanno scelto chi si è mosso contro il sistema e non in sua difesa. In parte Berlusconi, la destra che finge di rompere, contro quella responsabile di Monti, umiliata alle urne che ben fa capire che razza di borghesia ci sia in Italia. Con l'ennesima piroetta, B. è riuscito a far passare l'idea che lui col disastro in atto non c'entra nulla e gli hanno creduto. Dall'altra parte Grillo, più genuinamente anti-sistema e che ha infatti eletto a suo nemico principale il PD. Catalizzando tutti i voti di protesta, tutti i voti di chi è esasperato dalla crisi, dai partiti, dallo Stato.
A margine la sinistra radicale, ridotta ancora peggio che nel 2008 e non era facile, in mezzo ad una crisi economica che dovrebbe invece favorirla. Due anni fa SEL e IDV eleggevano sindaci in tutta Italia, l'area a sinistra del PD era tra il 15 ed il 20% e Grillo era al 4. Poi Vendola ha pensato bene di legarsi mani e piedi al PD e gli elettori hanno colto immediatamente che la sua proposta politica era in sostanziale continuità con chi ha governato in questi anni - e ripetiamolo, una campagna elettorale del PD tutta volta all'accordo con Monti non poteva certo aiutare. Ma l'errore era a monte, come si può fare un accordo di programma con un partito che ha sostenuto Monti mentre SEL lo avversava? Come chiaro, gli elettori non vogliono giochini di palazzo, ma coerenza e chiarezza.
E di conseguenza han castigato duramente Rivoluzione Civile che si è rivelata la brutta copia della Sinistra Arcobaleno. Messa su come cartello elettorale a 1 mese e mezzo dalle elezioni, con facce inguardabili come quella di Di Pietro, affossato dagli scandali personali e con i leader di partito alla Diliberto che sono in giro da almeno 15 anni. Quindi, al di là delle sue stesse colpe, RC è stata vista come un'altra operazione di palazzo ed opportunista. Senza dimenticare intellettuali con la puzza sotto il naso che si organizzano a Dicembre pretendendo di dettare legge e sindacalisti assenti che in nome della autonomia del sindacato si trovano senza nessuna spalla politica - eppure avrebbero già dovuto capire che le vertenze in fabbrica senza supporto politico si risolvono sempre e comunque in sconfitte. Ma si vede che ci piace perdere, puri, belli, ma perdenti.
Invece Grillo ha dato quello che la gente voleva, un chiaro segno di discontinuità. Ha vinto dunque un voto rivoluzionario, un voto facile che dà un messaggio chiaro: que se vayan todos. Quello che succederà dopo, non si sa. Ma iniziamo col mandarli a casa. Difficile, a sto punto, dargli torto.
Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete
Libellés :
Grillo,
PD,
Rivoluzione Civile,
Sel,
Vendola
venerdì 22 febbraio 2013
Lo tsunami di Grillo travolge i partiti. Ma chi ricostruisce?
E' il tema del giorno, della settimana, dell'intera campagna elettorale. IL M5S sta arrivando come uno tsunami sulla politica tradizionale. I sondaggi li danno come minimo al 15% ma si mormora di un possibile sfondamento di quota 20. Un risultato incredibile, per quanto ormai largamente preannunciato. Almeno dalla vittoria a Parma, Grillo è stato l'incubo dei partiti tradizionali, eppure nulla è stato fatto per fermalo. Non la riforma della legge elettorale - soprattutto grazie a un PD tronfio che credeva di vincere in scioltezza e ora rischia la riedizione del 2006 - non un vero rinnovamento della classe politica, addirittura è tornato in campo lo zombie Berlusconi. E i cittadini non ne possono più, vedono in Grillo l'unico volto nuovo, e l'unico che promette un vero rinnovamento, prendendo a calci nel sedere tutti quei politici che in Parlamento hanno ormai messo le radici mentre l'Italia affonda nella recessione e nella disperazione.
Comprensibile dunque la rabbia degli elettori, col solito teatrino elettorale, accuse, contro accuse, voto utile, dopo aver governato d'amore e d'accordo per un anno. Balle, controballe, e tanta propaganda. Ma se è vero che la protesta è davvero il minimo in questi casi, è anche vero che il voto per Grillo apre altri scenari ed altri dubbi.
La prima cosa è sapere cosa farà il M5S con tutti i suoi voti e i suoi parlamentari. Alcuni punti del programma sono chiari - ed in parte ricordano neanche tanto da lontano quello proposto da altri partiti. Ma manca una linea politica. Come si voterà sulla cittadinanza ai figli degli immigrati? Come sulle Unioni civili? E soprattutto, sulle finanziarie lacrime e sangue che ci aspettano, quale è la posizione di Grillo&C.? Tasse più basse, ma per chi? E coperte con che tagli? Sicuro non bastano quelli alla politica. Rigore fiscale o politiche espansive? Inflazione? I grillini cavalcano la crisi dell'attacco a Equitalia, ma come la si può cambiare/sostituire? E l'IMU? E soprattutto, come riduciamo il debito?
Tutte cose su cui gli elettori del M5S sono confusi. E non solo gli elettori. A quanto è dato sapere, anche gli eletti - che nessuno conosce, e cui quindi dovremmo dare una delega in bianco sulla base della fiducia nel leader, una cosa un po' alla Berlusconi...- appunto anche gli eletti su questi temi fondamentali non hanno un pensiero unico. Un bel problema! L'attacco alla vecchia politica frutta molto voti ed ha le sue ragioni, ma non basta per governare, e non basta nemmeno per fare opposizione. A meno che non si pensi che la funzione legislativa sia limitata al controllo degli sprechi, ottima cosa ma nel 2013 abbiamo probabilmente bisogno anche d'altro.
E poi, infine, il voto per Grillo è, come dice lui, un voto post-ideologico. Nessuna differenza tra destra e sinistra, e quindi si parla con tutti, da ex-comunist a Casa Pound. Un partito, scusate, movimento, omnibus, buono per tutte le stagioni, per tutti i climi. Ma che dà una rappresentazione della realtà falsata. Pensare che nel mondo di oggi non ci sia destra o sinistra è pura follia. In un mondo, in una Italia, in cui la diseguaglianza sta raggiungendo vette altissime, in cui la scuola pubblica e la sanità sono sotto attacco, in una Europa in cui viene richiesto ai lavoratori di pagare il conto per le banche, in cui la disoccupazione strutturale viene usata come strumento per rilanciare la profittabilità delle imprese, in un mondo in cui i fenomeni migratori diventano sempre più incessanti, ed in cui i nazionalismi rischiano di tornare a livelli esasperati, pensare che si possa andare oltre destra e sinistra è assurdo e ingannevole.
Certo, bisogna ricostruire la sinistra che non può essere quella neoliberista degli anni 90 e non può essere nemmeno quella che vota Monti e la riforma Fornero. Ma non si può certo cominciare a costruirla con chi non è nemmeno interessato ai grandi temi della sinistra.
Va bene protestare, ma almeno che la protesta sia utile!
Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete
Comprensibile dunque la rabbia degli elettori, col solito teatrino elettorale, accuse, contro accuse, voto utile, dopo aver governato d'amore e d'accordo per un anno. Balle, controballe, e tanta propaganda. Ma se è vero che la protesta è davvero il minimo in questi casi, è anche vero che il voto per Grillo apre altri scenari ed altri dubbi.
La prima cosa è sapere cosa farà il M5S con tutti i suoi voti e i suoi parlamentari. Alcuni punti del programma sono chiari - ed in parte ricordano neanche tanto da lontano quello proposto da altri partiti. Ma manca una linea politica. Come si voterà sulla cittadinanza ai figli degli immigrati? Come sulle Unioni civili? E soprattutto, sulle finanziarie lacrime e sangue che ci aspettano, quale è la posizione di Grillo&C.? Tasse più basse, ma per chi? E coperte con che tagli? Sicuro non bastano quelli alla politica. Rigore fiscale o politiche espansive? Inflazione? I grillini cavalcano la crisi dell'attacco a Equitalia, ma come la si può cambiare/sostituire? E l'IMU? E soprattutto, come riduciamo il debito?
Tutte cose su cui gli elettori del M5S sono confusi. E non solo gli elettori. A quanto è dato sapere, anche gli eletti - che nessuno conosce, e cui quindi dovremmo dare una delega in bianco sulla base della fiducia nel leader, una cosa un po' alla Berlusconi...- appunto anche gli eletti su questi temi fondamentali non hanno un pensiero unico. Un bel problema! L'attacco alla vecchia politica frutta molto voti ed ha le sue ragioni, ma non basta per governare, e non basta nemmeno per fare opposizione. A meno che non si pensi che la funzione legislativa sia limitata al controllo degli sprechi, ottima cosa ma nel 2013 abbiamo probabilmente bisogno anche d'altro.
E poi, infine, il voto per Grillo è, come dice lui, un voto post-ideologico. Nessuna differenza tra destra e sinistra, e quindi si parla con tutti, da ex-comunist a Casa Pound. Un partito, scusate, movimento, omnibus, buono per tutte le stagioni, per tutti i climi. Ma che dà una rappresentazione della realtà falsata. Pensare che nel mondo di oggi non ci sia destra o sinistra è pura follia. In un mondo, in una Italia, in cui la diseguaglianza sta raggiungendo vette altissime, in cui la scuola pubblica e la sanità sono sotto attacco, in una Europa in cui viene richiesto ai lavoratori di pagare il conto per le banche, in cui la disoccupazione strutturale viene usata come strumento per rilanciare la profittabilità delle imprese, in un mondo in cui i fenomeni migratori diventano sempre più incessanti, ed in cui i nazionalismi rischiano di tornare a livelli esasperati, pensare che si possa andare oltre destra e sinistra è assurdo e ingannevole.
Certo, bisogna ricostruire la sinistra che non può essere quella neoliberista degli anni 90 e non può essere nemmeno quella che vota Monti e la riforma Fornero. Ma non si può certo cominciare a costruirla con chi non è nemmeno interessato ai grandi temi della sinistra.
Va bene protestare, ma almeno che la protesta sia utile!
Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete
domenica 13 gennaio 2013
5 stelle addio
Pubblichiamo di seguito 2 lettere di dimissioni dal Movimento 5 Stelle annuncia le sue dimissioni, dopo le dichiarazioni di Grillo su Casa Pound e anti-fascismo.
La prima è di Marco Giustini, consigliere comunale a Roma. La seconda di Lorenzo Paulan, consigliere comunale a Carpi. Entrambi rivendicano il loro antifascismo e si trovano dunque impossibilitati a proseguire la loro esperienza politica in un movimento il cui capo apre a Casa Pound e si dice non competente a prendere posizioni sul fascismo. D'altronde un movimento che nasceva come idea di democrazia dal basso nulla potrebbe avere a che fare con il fascismo. Un movimento ormai travolto dal liderismo di Grillo che ha cacciato chiunque si sia dimostrato meno che obbediente (alcuni direbbero, servo) al capo e che prende posizioni politiche compromettenti sulla base delle idee, spesso balorde, di Grillo. Pochi anni, qualche elezione, e i nodi già vengono al pettine.
Ma dopo questi sette anni è cambiato tutto ed il Movimento 5 stelle non ha mantenuto le promesse su cui era nato. Promesse che si sono rivelate, una ad una delle tremende finzioni.
Il 30 dicembre 2012 avevo già annunciato che oggi sarei uscito dal Movimento 5 stelle se non fosse stato deciso a Roma di aprire alla partecipazione dei cittadini le modalità di candidatura per le elezioni comunali, dopo che era stato violato sistematicamente il Non-Statuto del M5S, senza alcun intervento di Beppe Grillo in quanto garante del movimento.
Ora la goccia che ha fatto traboccare il vaso e mi ha spinto a rendere irrevocabile questa decisione è stato il video diffuso da Casa Pound Italia. Un video che riprende il dialogo tra Simone Di Stefano candidato di Casa Pound alla presidenza della Regione Lazio e Beppe Grillo, in cui il candidato di un partito che si autodefinisce fascista chiede: "Quelli di Casa Pound vogliono sapere sei sei antifascista o no" e Beppe Grillo risponde: "Questo è un problema che non mi compete".
Come..."non mi compete" ??
Beppe Grillo si è autodefinito "capo politico" del Movimento 5 stelle e quindi ogni sua affermazione è una affermazione del movimento. In Germania, il paese che spesso abbiamo preso a riferimento per la sua evoluzione culturale, sociale ed ambientale, nessun "capo politico" neanche di destra si azzarderebbe a dire che non gli compete definirsi antinazista. In Italia invece c'è chi continua volutamente a confondere destra e fascismo.
Beppe Grillo non ha voluto dire di essere antifascista e cosi ha legittimato l'esistenza in Italia di un partito che si definisce fascista. E in quanto "capo politico" ha infangato anche chi fa parte del movimento. Purtroppo a questo punto è chiaro che lo ha fatto per interesse elettorale, per attirare i voti dell'estrema destra fascista sul Movimento 5 stelle. Beppe Grillo è un capace comunicatore e non uno sprovveduto che non sa cosa dice e cosa vuole. E' impossibile che non si sia reso conto di ciò che ha fatto.
Non si può parlare di difesa della Costituzione nel programma del Movimento e poi legittimare l'esistenza di un partito fascista, affermando che non compete a Beppe Grillo e quindi al Movimento definirsi o meno antifascisti. Quella Costituzione è stata scritta grazie alla vita di chi ha lottato per creare in Italia le condizioni di democrazia e partecipazione, per il cui sviluppo abbiamo lavorato in questi anni all'interno del Movimento, e quindi chiunque si definisca fascista non può e non deve avere diritto di parola, come peraltro dice la legge.
Casa Pound sono dei fascisti non solo perchè si dichiarano tali, ma perchè c'è chi ha visto gente con le spranghe di ferro tra le mani per strada, e lo ha visto qui a Roma. Non dirsi antifascisti significa legittimare azioni del genere. Non basta dire che non si condividono e non si partecipa materialmente a queste azioni, come ha detto Beppe Grillo nel video. Peraltro a Casa Pound, il sindaco di Roma Alemanno ha comprato con i soldi dei cittadini la loro sede. Quindi anche loro sono parte della casta dei partiti.
"Uno conta uno" è ormai solo un vuoto slogan. Gli eletti non devono parlare in tv per evitare di essere strumentalizzati, mentre Beppe Grillo può dire al vicepresidente di un partito che si definisce fascista che non gli compete dire di essere antifascista, sapendo che sarà strumentalizzato? I cittadini che fanno parte del Movimento possono essere espulsi con un semplice messaggio sul blog, mentre le dichiarazioni di Beppe Grillo non possono essere soggette ad un giudizio dei partecipanti al movimento? Domande come queste rimangono da sempre senza risposta. Nessuna decisione fondamentale viene condivisa nel Movimento 5 stelle e nessuno nel Movimento se ne stupisce. Quei pochi che lo fanno, vengono cacciati.
Il Movimento 5 stelle, per come l'ho conosciuto io e per il quale ho sempre lottato, è finito e quindi non ha più senso farne parte. Dopo che il Non-Statuto è diventato carta straccia, ora anche l'ultima finzione è caduta: Beppe Grillo dopo essere diventato "capo politico" è anche il candidato-premier alle elezioni nazionali, dopo aver detto per anni che non si sarebbe mai candidato perchè condannato.
Ma io non voglio arrendermi, perchè continuo a credere nei principi ed i valori per i quali ho lottato, partecipando al Movimento 5 stelle, anche se ora ho deciso di uscirne. Se pensate che abbiano un senso le mie parole, potete continuare a seguirmi sul mio blog personale.
Marco Giustini - Consigliere al Comune di Roma - Municipio zona XVI
A me l’antifascismo compete (e di parecchio) Un movimento che nasce per chiedere più democrazia, non può essere non antifascista.
E’ una questione di logica e di senso delle parole, peraltro supportata, per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle, dai temi e dalle campagne portate avanti fino ad oggi, negli atti istituzionali delle persone che sono state elette in consigli regionali e comunali e nel fatto che i movimenti di sinistra che non si sono ancora venduti per una poltrona di assessore o un posto in parlamento, hanno sempre trovato nel M5S un loro interlocutore naturale (e l'alleanza di Carpi lo dimostra nei fatti), così come era evidente che la gran parte dei consensi raccolti dal M5S nelle sue prime elezioni, veniva proprio dai delusi dei partiti della cosiddetta sinistra “di governo”; che infatti accusavano il movimento di “rubargli i voti”.
La mia storia politica personale, che è pubblica su questo sito dal giorno in cui mi è stato richiesto da Rifondazione Comunista e da Carpi 5 Stelle di candidarmi, la mia scelta di aderire all’ANPI, sono lì a dimostrare che io mi ritengo in tutto e per tutto erede culturale della Resistenza e dello spirito dell’Assemblea Costituente, in gran parte tradito dall’evoluzione della classe politica di questo paese, ma valido e giusto nei suoi presupposti contenuti negli articoli fondamentali.
Sono antifascista per definizione e quindi l’antifascismo “mi compete” (e di parecchio)
Questa realtà è a mio modo di vedere incompatibile con la feccia di chi si definisce fascista del terzo millennio (Casa Pound, per intenderci) e su questo tema non ci possono essere margini di dubbio, quindi, molto semplicemente, dopo aver ascoltato le parole dette in libertà da Grillo, proprio nel momento che ci apprestiamo a partecipare ad un’elezione (per quanto viziata nella forma da una legge elettorale, quella sì fascistoide, ma che va benissimo al sistema dei maggiori partiti), non può per me essere valutata come uno dei tanti errori e mancanze nella gestione interna del movimento che ho segnalato da quando vi ho aderito fino ad oggi.
Dispiace vedere il lavoro di anni, di una moltitudine di persone, sprecato con questa leggerezza.
Dispiace constatare che l’unica possibilità praticabile di avere un grande movimento ecologista e democratico in Italia, motore di uno dei principali risultati in difesa dei Beni Comuni, come i referendum del 2010, getti all’aria questa incredibile opportunità, ma con l’antifascismo non si scherza e se siamo democratici, non possiamo dirci non antifascisti, quindi, per quanto mi riguarda, la mia esperienza con il Movimento 5 Stelle, si interrompe qui, perché quello che per me era chiaro ed evidente nella pratica quotidiana di questo movimento, non può compensare certe uscite ed esternazioni di quello che (purtroppo anche qui venendo meno rispetto alle premesse di due anni fa), si definisce il suo capo politico.
C’erano molte cose che ero convinto fossero errori di un Movimento ai suoi inizi, in un paese allo sfascio come l’Italia e a fronte un sistema partitico fra i peggiori d’Europa, per le quali ero e resto convinto che si sarebbe potuta dare una soluzione politica mano a mano che avessimo imparato insieme a esercitare un vera democrazia dal “basso”, ma per me la pregiudiziale antifascista inserita nella Costituzione rimane il punto da cui partire.
Se in futuro, nel Movimento 5 Stelle, questa cosa sarà chiarita, vorrà dire che ci si ritroverà più in là a condividere gli stessi temi e le stesse battaglie che abbiamo condotto in questi anni, insieme a tanti altri.
Per il momento, io non sono disponibile a continuare a lavorare in consiglio comunale, avendo in uno dei simboli del gruppo consiliare il nome di una persona che dice che “l’antifascismo non gli compete”:
Il 15 gennaio c’è un’assemblea organizzativa della Lista Carpi 5 Stelle, dove avremmo dovuto parlare di questioni rilevanti per il nostro territorio e di come organizzare la campagna elettorale, purtroppo ora dovrà valutare se mettere all’ordine del giorno anche la decisione fra il mantenere il proprio simbolo nel gruppo consiliare o sostituire il sottoscritto (cosa che non è certo da vivere come un dramma dato che sono convinto che tutti i cittadini non eletti che si sono candidati nel 2009 per Carpi 5 Stelle, saranno in grado di fare come e meglio di me in consiglio comunale, sui temi che ci hanno unito in questi anni).
Resto convinto che chi abbiamo scelto per essere eletto in Parlamento, pur con tutti i limiti delle parlamentarie del Movimento farà un ottimo lavoro e alla fine tutti i nodi interno al M5S verranno al pettine, spero in modo positivo e riconsegnando al paese una vera possibilità di rendere effettiva questa democrazia, ma per quanto mi riguarda, fino ad allora, sui valori fondamentali, non transigo.
Lorenzo Paluan, consigliere comunale a Carpi per la lista civica Carpi 5 stelle - PRC
Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete
venerdì 14 dicembre 2012
TraMonti 1. Blob elettorale - il peggio della settimana
Iniziamo questa settimana una rubrica che ci portera' fino alle elezioni, raccogliendo il peggio delle dichiarazioni settimanali dei leader politici
1. Grillo: "Io antidemocratico? Allora via dalle palle"....piu' democratico di cosi'.....
2. Monti: "Si e' allontanato da me il Re Sole". E due giorni dopo, con lo spread in salita: "Capisco i mercati".....E come no. Dopo il Re Sole ecco Luigi XV che rimane fedele alla storia - dopo di me il diluvio. Poi per fortuna lo spread e' tornato sotto controllo, ah sti mercati!
3. Bersani e Vendola. Il governatore pugliese: "l'agenda Bersani non è sovrapponibile all'agenda Monti: su questa si fa punto e a capo". Bersani: "La mia agenda? La stessa di Monti, piu' qualcosa".....Ahi ahi Nichi, non l'hai ancora capito che conti come il 2 di spade quando briscola e' bastoni?
4. Berlusconi: "Se Monti cambiasse idea per quanto mi riguarda non avrei nessuna problema a ritirare la candidatura".....Ma come? Prima fa cadere il governo che non aveva fatto abbastanza bene, e poi è pronto a lasciare il campo al ritorno di Monti? Allucinante...
Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete
1. Grillo: "Io antidemocratico? Allora via dalle palle"....piu' democratico di cosi'.....
2. Monti: "Si e' allontanato da me il Re Sole". E due giorni dopo, con lo spread in salita: "Capisco i mercati".....E come no. Dopo il Re Sole ecco Luigi XV che rimane fedele alla storia - dopo di me il diluvio. Poi per fortuna lo spread e' tornato sotto controllo, ah sti mercati!
3. Bersani e Vendola. Il governatore pugliese: "l'agenda Bersani non è sovrapponibile all'agenda Monti: su questa si fa punto e a capo". Bersani: "La mia agenda? La stessa di Monti, piu' qualcosa".....Ahi ahi Nichi, non l'hai ancora capito che conti come il 2 di spade quando briscola e' bastoni?
4. Berlusconi: "Se Monti cambiasse idea per quanto mi riguarda non avrei nessuna problema a ritirare la candidatura".....Ma come? Prima fa cadere il governo che non aveva fatto abbastanza bene, e poi è pronto a lasciare il campo al ritorno di Monti? Allucinante...
Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete
lunedì 27 agosto 2012
Ho spedito un piccione viaggiatore a Bersani
Ho spedito un piccione viaggiatore a Bersani.
Mi pareva il mezzo di comunicazione più consono ad una giornata in cui anche lui, di sicuro, attendeva Beatrice. Ora temo una risposta che in parte già conosco, esci da lí comunista , che non si può fare politica se non si guarda la gente negli occhi (cit, da Bersani stesso). Ignoranza ed anacronismo che si traducono in puntuali auto-zappate sui piedi del PD e conseguente favore fatto proprio all’avversario, sfidato nel corpo a corpo quando non si ha più il fisico da un pezzo.
A Bersani ho spedito il Frasario essenziale per passare inosservati in società (cosa che alla classe politica italiana non riesce mai; la moderazione, questa sconosciuta) di Ennio Flaiano: l'autore ci rammenta che in Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti.
Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete
mercoledì 23 maggio 2012
Le elezioni e la retorica della vittoria
Di Nicola Melloni
Queste elezioni amministrative passeranno alla storia per la vittoria del movimento 5 stelle a Parma e per quella del PD a Budrio e Garbagnate. D'altronde è Bersani che lo rivendica con orgoglio, non rendendosi conto non solo di cadere nel ridicolo ma di esplicitare pure una versione gregaria, definendo il PD solo in contrapposizione a Beppe Grillo e le sue truppe.
Il nervosismo dello stesso Bersani e della Bindi parla da solo. Sbandierano una vittoria senza discussioni, ma conoscono la storia ed il concetto di vittoria di Pirro. Sanno benissimo cosa è successo proprio 20 anni fa, quando gli altri partiti sparivano ed il PDS rimaneva in piedi, traballante ma vincente per ritiro dell'avversario. E poi bastarono 3 mesi per distruggere la gioiosa macchina da guerra di Akel. Lo sanno benissimo eppure continuano lo stesso ad andare verso il baratro, incapaci anche solo di frenare.
Come si fa a convincere la gente della tua vittoria se non sei convinto neanche te? Come si fa a continuare a proporre alleanze e (qualche, rara) idea, trite e ritrite senza rendersi conto che ormai non ti segue più nessuno? In questo, ahimè, ha ragione Grillo: Bersani è morto, o quasi, e non se ne accorge. Certo, il PD vince elettoralmente, ma politicamente esce disastrato. I cittadini non votano e nella stragrande maggioranza disperdono il loro consenso. Comunque quasi mai lo danno al PD, quello che una volta era il partito delle grandi città, mentre ora il centrosinistra governa Milano, Genova, Napoli, Palermo con sindaci scelti contro il partito democratico. Si può vincere anche in minoranza, ma basterà per cambiare il paese? E' lecito dubitarne, soprattutto quando Letta continua a parlare di alleanza con Casini. Ed è altrettanto lecito nutrire poche speranze pure in Vendola se, sull'altare delle alleanze a prescindere, decide di sostenere candidati impresentabili a Napoli e Palermo, dove gli elettori non a caso gli girano le spalle. E' proprio quella politica fatta di giochetti e accordi che la gente non sopporta più.
Ma un concetto sbagliato di vittoria lo ha pure Grillo se ieri ci ha ben spiegato che il successo del M5S è una vittoria della democrazia sul capitalismo. Ma davvero, Beppe? E quale componente del capitalismo hai/avete sconfitto a Parma? Quella di Grillo, sia chiaro, è una vittoria politica e non solo elettorale. Ma non han fatto ancora nulla, il cambiamento è qualcosa di assai diverso dal trionfo alle elezioni. E Parma, con il suo debito di livello quasi greco, metterà subito alla prova la forza della democrazia contro un capitalismo che ormai sembra non interessarsi più al processo elettorale. Solo uscendo vittorioso dalla prova del fuoco, si potrà allora parlare di trionfo della democrazia.
Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete
Queste elezioni amministrative passeranno alla storia per la vittoria del movimento 5 stelle a Parma e per quella del PD a Budrio e Garbagnate. D'altronde è Bersani che lo rivendica con orgoglio, non rendendosi conto non solo di cadere nel ridicolo ma di esplicitare pure una versione gregaria, definendo il PD solo in contrapposizione a Beppe Grillo e le sue truppe.
Il nervosismo dello stesso Bersani e della Bindi parla da solo. Sbandierano una vittoria senza discussioni, ma conoscono la storia ed il concetto di vittoria di Pirro. Sanno benissimo cosa è successo proprio 20 anni fa, quando gli altri partiti sparivano ed il PDS rimaneva in piedi, traballante ma vincente per ritiro dell'avversario. E poi bastarono 3 mesi per distruggere la gioiosa macchina da guerra di Akel. Lo sanno benissimo eppure continuano lo stesso ad andare verso il baratro, incapaci anche solo di frenare.
Come si fa a convincere la gente della tua vittoria se non sei convinto neanche te? Come si fa a continuare a proporre alleanze e (qualche, rara) idea, trite e ritrite senza rendersi conto che ormai non ti segue più nessuno? In questo, ahimè, ha ragione Grillo: Bersani è morto, o quasi, e non se ne accorge. Certo, il PD vince elettoralmente, ma politicamente esce disastrato. I cittadini non votano e nella stragrande maggioranza disperdono il loro consenso. Comunque quasi mai lo danno al PD, quello che una volta era il partito delle grandi città, mentre ora il centrosinistra governa Milano, Genova, Napoli, Palermo con sindaci scelti contro il partito democratico. Si può vincere anche in minoranza, ma basterà per cambiare il paese? E' lecito dubitarne, soprattutto quando Letta continua a parlare di alleanza con Casini. Ed è altrettanto lecito nutrire poche speranze pure in Vendola se, sull'altare delle alleanze a prescindere, decide di sostenere candidati impresentabili a Napoli e Palermo, dove gli elettori non a caso gli girano le spalle. E' proprio quella politica fatta di giochetti e accordi che la gente non sopporta più.
Ma un concetto sbagliato di vittoria lo ha pure Grillo se ieri ci ha ben spiegato che il successo del M5S è una vittoria della democrazia sul capitalismo. Ma davvero, Beppe? E quale componente del capitalismo hai/avete sconfitto a Parma? Quella di Grillo, sia chiaro, è una vittoria politica e non solo elettorale. Ma non han fatto ancora nulla, il cambiamento è qualcosa di assai diverso dal trionfo alle elezioni. E Parma, con il suo debito di livello quasi greco, metterà subito alla prova la forza della democrazia contro un capitalismo che ormai sembra non interessarsi più al processo elettorale. Solo uscendo vittorioso dalla prova del fuoco, si potrà allora parlare di trionfo della democrazia.
Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete
Libellés :
elezioni locali,
Grillo,
PD
martedì 8 maggio 2012
Lezioni di politica dalla Francia-2: basta liberismo, più coraggio
Se la Grecia dovrebbe insegnare qualcosa alla sinistra radicale italiana, la vittoria di Hollande dovrebbe dire qualcosa alla sinistra tutta. Il PD ha festeggiato la vittoria del candidato socialista ma si stenta al momento a vedere le somiglianze tra i due partiti ed i due programmi.
Hollande non è un rivoluzionario, questo è chiaro. Ed è pure possibile, anche se speriamo di no, che la sua politica sia diversa dalle sue promesse in campagna elettorale. Però Hollande ha conquistato l'Eliseo, come già Mitterand nel 1981, con un programma fortemente caratterizzato a sinistra. Le riforme, per la prima volta in 30 anni, ritornano al loro significato originale, migliorare le condizioni di vita della gente e non favorire il mercato. E' un cambiamento di paradigma notevole, che in Francia viene declinato con l'abbassamento dell'età pensionabile, tasse più alte per i ricchi e netta opposizione al fiscal compact, con un rinnovato spazio per la spesa pubblica. Un programma che in Italia verrebbe definito populista se non addirittura avventuriero, ma che ben rispecchia la volontà del popolo francese, che ha votato compatto contrario all'austerity già al primo turno.
In Italia invece il PD ha appena approvato una riforma delle pensioni che ha innalzato l'età pensionabile oltre il livello che Hollande vuole ridurre! E si sta apprestando a liberalizzare il mercato del lavoro nella direzione richiesta dai mercati e dalla BCE. Non solo, ha appena modificato la Costituzione per obbligare tutti i futuri governi al pareggio di bilancio. Sostiene un governo tecnico voluto dalle tecnocrazie europee e rigetta senza se e senza ma la possibilità del voto anticipato. Insomma, il PD al momento ha adottato il modello PASOK, sacrifici a dispetto di tutto e di tutti, che è stato letteralmente spazzato via in Grecia.
E che in Italia non gode di salute tanto migliore. I partiti della coalizione governativa hanno pagato tantissimo in termini elettorali in questa tornata amministrativa. Non si illuda il PD. Certo vincerà la stragrande maggioranza dei sindaci, ma questo è dovuto fondamentalmente all'implosione del PDL e alla neanche tanto prematura morte del Terzo Polo. Appare chiaro che una larga fetta di italiani ha votato contro questo governo, contro questa politica. Ed in maniera sempre più radicale, con l'IDV ferma e l'effetto Vendola ormai sparito per lasciare spazio a Grillo ed al M5S.
Molti italiani sembrano aver capito quello che i politici nei palazzi non riescono a comprendere: la crisi la si sconfigge voltando pagina, non riproponendo formule vecchie e fallimentari.
Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete
Hollande non è un rivoluzionario, questo è chiaro. Ed è pure possibile, anche se speriamo di no, che la sua politica sia diversa dalle sue promesse in campagna elettorale. Però Hollande ha conquistato l'Eliseo, come già Mitterand nel 1981, con un programma fortemente caratterizzato a sinistra. Le riforme, per la prima volta in 30 anni, ritornano al loro significato originale, migliorare le condizioni di vita della gente e non favorire il mercato. E' un cambiamento di paradigma notevole, che in Francia viene declinato con l'abbassamento dell'età pensionabile, tasse più alte per i ricchi e netta opposizione al fiscal compact, con un rinnovato spazio per la spesa pubblica. Un programma che in Italia verrebbe definito populista se non addirittura avventuriero, ma che ben rispecchia la volontà del popolo francese, che ha votato compatto contrario all'austerity già al primo turno.
In Italia invece il PD ha appena approvato una riforma delle pensioni che ha innalzato l'età pensionabile oltre il livello che Hollande vuole ridurre! E si sta apprestando a liberalizzare il mercato del lavoro nella direzione richiesta dai mercati e dalla BCE. Non solo, ha appena modificato la Costituzione per obbligare tutti i futuri governi al pareggio di bilancio. Sostiene un governo tecnico voluto dalle tecnocrazie europee e rigetta senza se e senza ma la possibilità del voto anticipato. Insomma, il PD al momento ha adottato il modello PASOK, sacrifici a dispetto di tutto e di tutti, che è stato letteralmente spazzato via in Grecia.
E che in Italia non gode di salute tanto migliore. I partiti della coalizione governativa hanno pagato tantissimo in termini elettorali in questa tornata amministrativa. Non si illuda il PD. Certo vincerà la stragrande maggioranza dei sindaci, ma questo è dovuto fondamentalmente all'implosione del PDL e alla neanche tanto prematura morte del Terzo Polo. Appare chiaro che una larga fetta di italiani ha votato contro questo governo, contro questa politica. Ed in maniera sempre più radicale, con l'IDV ferma e l'effetto Vendola ormai sparito per lasciare spazio a Grillo ed al M5S.
Molti italiani sembrano aver capito quello che i politici nei palazzi non riescono a comprendere: la crisi la si sconfigge voltando pagina, non riproponendo formule vecchie e fallimentari.
Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete
mercoledì 25 gennaio 2012
La morale del Grillo
Prima o poi i nodi vengono al pettine, è inevitabile. In questi ultimi anni il Movimento a 5 stelle ha acquistato un notevole consenso tra la popolazione, lo ha acquistato soprattutto in virtù delle pecche vergognose della politica tradizionale, sempre più chiusa nel Palazzo, sempre più sorda ai bisogni della gente. Con la sensazione sempre più diffusa, a torto o ragione, che tra destra e sinistra - pdl e pd senza l, per usare l'espressione di Grillo - non ci sia più differenza. In questo vuoto, in questa situazione di crisi della politica rappresentativa si è inserito con efficacia il Movimento a 5 stelle.
Si tratta di un percorso classico, molto simile a quello di altri movimenti populisti, a cominciare dalla Lega, l'anti-casta originale, con parole d'ordine chiare e facilmente comprensibili a tutti. Con un leader carismatico, dotato di grande verve e forza comunicativa. E, come tutti i movimenti populisti, con la semplificazione eccessiva di problemi complessi.
Come avevo già scritto qualche tempo fa , il Movimento a 5 stelle è straordinariamente efficace perchè basa il suo programma su micro interventi, legati soprattutto al senso comune più che ad una proposta politica coerente. E quindi no-Tav, meno inquinamento, attenzione alle nuove energie, etc. etc. Tutto giusto, io credo. Se non che al mondo ci si confronta anche con problemi complessi che si fa fatica a ridurre a banalizzazioni. Lo si è fatto contro la casta, con successo. Ed ora Grillo prova a farlo con l'Europa - usciamo dalla UE - e soprattutto con l'immigrazione: no allo ius soli, i figli di immigrati, nati e cresciuti in Italia non devono diventare italiani. E perbacco! Quello dell'immigrazione, per Grillo, sarebbe un falso problema e la cosa non sorprende. Senza una idea del mondo, non è possibile spiegare tematiche complesse. Grilo è un ignorante urlatore, che come tutti i populisti fa leva su odio e paura, insulto e settarismo quasi religioso, il più puro di tutti, anzi l'unico puro. E con una concezione del mondo che se ascoltassimo lui, ci porterebbe indietro di secoli: frontiere chiuse, immigrati fuori, Europa dissolta, e politica all'Americana, accessibile solo a chi dispone di ingenti mezzi finanziari. Ribadisco quello già detto: un mix tra leghismo e berlusconimo che puzza tanto di fascismo prima maniera.
Al netto dei sacrosanti interventi per l'energia pulita, quello che ci prospetta è un mondo da incubo.
Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete
Si tratta di un percorso classico, molto simile a quello di altri movimenti populisti, a cominciare dalla Lega, l'anti-casta originale, con parole d'ordine chiare e facilmente comprensibili a tutti. Con un leader carismatico, dotato di grande verve e forza comunicativa. E, come tutti i movimenti populisti, con la semplificazione eccessiva di problemi complessi.
Come avevo già scritto qualche tempo fa , il Movimento a 5 stelle è straordinariamente efficace perchè basa il suo programma su micro interventi, legati soprattutto al senso comune più che ad una proposta politica coerente. E quindi no-Tav, meno inquinamento, attenzione alle nuove energie, etc. etc. Tutto giusto, io credo. Se non che al mondo ci si confronta anche con problemi complessi che si fa fatica a ridurre a banalizzazioni. Lo si è fatto contro la casta, con successo. Ed ora Grillo prova a farlo con l'Europa - usciamo dalla UE - e soprattutto con l'immigrazione: no allo ius soli, i figli di immigrati, nati e cresciuti in Italia non devono diventare italiani. E perbacco! Quello dell'immigrazione, per Grillo, sarebbe un falso problema e la cosa non sorprende. Senza una idea del mondo, non è possibile spiegare tematiche complesse. Grilo è un ignorante urlatore, che come tutti i populisti fa leva su odio e paura, insulto e settarismo quasi religioso, il più puro di tutti, anzi l'unico puro. E con una concezione del mondo che se ascoltassimo lui, ci porterebbe indietro di secoli: frontiere chiuse, immigrati fuori, Europa dissolta, e politica all'Americana, accessibile solo a chi dispone di ingenti mezzi finanziari. Ribadisco quello già detto: un mix tra leghismo e berlusconimo che puzza tanto di fascismo prima maniera.
Al netto dei sacrosanti interventi per l'energia pulita, quello che ci prospetta è un mondo da incubo.
Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete
Iscriviti a:
Post (Atom)
