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sabato 24 settembre 2011

La politica, l'economia ed il fallimento del mercato
Di Nicola Melloni

Da "Liberazione" del 23/09/2011

Passo dopo passo Italia ed Europa si stanno avvicinando sempre più pericolosamente all'orlo del precipizio. Negli ultimi giorni abbiamo avuto una nuova brusca accellerata, prima a livello di stati, con il downgrading del debito pubblico italiano e le interminabili ed inutili discussioni tra il governo greco ed il Fondo Monetario Internazionale sull'ennesimo pacchetto di salvataggio per Atene. Poi il panico si è propagato al settore privato: la settimana scorsa Moody's ha tagliato il rating di Credit Agricole e Societe Generale, due delle più grandi banche francesi. Ed ora Standard&Poor's ha abbassato il rating di ben sette banche italiane. Una situazione esplosiva, con la Siemens che ha ritirato 500 milioni di euro da una delle due banche francesi e li ha depositati presso la Banca Centrale Europea, dimostrando poca fiducia nella tenuta del sistema bancario privato. In un continuo e perverso rimpallarsi di responsabilità, il rischio continua a passare di mano tra settore pubblico e privato. Nel 2007 il fallimento del sistema finanziario globale è stato evitato dall'intervento statale, provocando però la crisi dei debiti sovrani iniziata l'anno scorso in Grecia ed Irlanda ed estesasi poi ad Italia e Spagna. Ora però il rischio sembra tornare verso le banche che hanno il portafoglio pieno di titoli pubblici, greci, spagnoli ed italiani che, in caso di default, si trasformerebbero in carta straccia. Non a caso la Germania sta già organizzando una ricapitilizzazione delle sue banche che rischiano di essere travolte da fallimenti a catena.
Esiste certamente un problema di fondamentali economici che stanno scatenando questa tempesta perfetta non solo sui mercati finanziari, ma sull'economia occidentale tutta. Il deficit di Atene è insostenibile e la dinamica del debito fuori controllo - la Grecia è già di fatto fallita anche se nessuno lo vuole ammettere. Il debito italiano è altrettanto insostenibile, soprattutto in presenza di crescita zero. Ed i bilanci di molte banche europee sono pericolosamente in rosso, anche se artifici contabili cercano di dimostrare il contrario. Questi problemi sono sotto gli occhi di tutti e devono essere risolti se vogliamo uscire dall'imbuto in cui ci siamo infilati.

La soluzione, però, può venire solo dalla politica, drammaticamente assente in tutta Europa, mentre in Italia al danno aggiungiamo la beffa con un governo clownesco, preoccupato solo dei mandati di arresto e della satiriasi di Berlusconi: uno scenario da basso impero, a metà tra Gli ultimi giorni di Pompei e Salò o le 120 giornate di Sodoma. Una situazione talmente tragica che addirittura Confindustria si è messa in netta opposizione al governo del capitale, un fatto inusitato. La pantomima berlusconiana ha ovviamente un riflesso sulla perdita di fiducia dell'Italia, come testimoniato dal rapporto di Standard&Poor's che, per giustificare il downgrading del nostro debito pubblico, ha parlato di un governo incapace di affrontare la crisi e di una maggioranza divisa e senza un serio programma economico.

Purtroppo però il problema non è solo Berlusconi. L'assurda finanziaria italiana, al netto del patetico balletto su cifre e provenienza di maggiori entrate e minori uscite, è costruita sulla stessa filosofia che si tenta in questi giorni di applicare alla Grecia e che si è, più in generale, adottata tanto in Europa quanto negli Stati Uniti negli ultimi anni. La priorità è rimettere in ordine i conti di breve periodo, a qualsiasi costo. La dipendenza dai mercati finanziari, in larga parte speculativi e dunque interessati solo al profitto immediato, ha trasformato la politica in contabilità ed i governi in consigli di amministrazione che non riescono ad avere nessuna visione complessa e di lungo periodo della società e dell'economia. Così il problema di governance delle aziende dirette da manager senza capacità industriali, alla Marchionne per intenderci, si sta trasferendo ai governi, con risultati drammatici. Quello che chiedono i mercati è il pareggio di bilancio oggi, che poi questo comporti il fallimento domani sembra importare poco.

L'adattarsi alle esigenze del mercato è il vizio originario del neo-liberismo che da trent'anni impone riforme lacrime e sangue che dovrebbero rilanciare la crescita, ma aumentano solo i profitti. Ora il Fondo Monetario Internazionale rispolvera addirittura la formula della shock therapy per la Grecia, come già l'utilizzò per la Russia post-Sovietica e per l'Europa orientale. Di fronte al fallimento del piano di salvataggio per Atene - con l'economia che crolla, le entrate che diminuiscono a causa della recessione ed i conti pubblici che peggiorano invece di migliorare - l'Imf, per bocca del suo inviato ad Atene Bob Traa, propone una soluzione innovativa: non più tagli diluiti nel tempo, meglio licenziare subito tutti i dipendenti pubblici in sovrannumero! Meglio uno shock violento e ridotto nel tempo che metta l'opposizione di fronte ad un fatto compiuto. Una follia: licenziare gli impiegati pubblici diminuirà sicuramente le spese dello stato, ma la recessione diventerà ancora più acuta, le entrate fiscali diminuiranno ulteriormente e lo stato si troverà, infine, con un deficit di bilancio ancora più in rosso. Quello che gli economisti del Fondo sperano è che il mercato, ritrovata la fiducia nella Grecia, faccia ripartire l'economia reale, ma non c'è nessuna base reale che sostenga questo ragionamento. Lo shock non funzionò in Russia vent'anni fa, i tagli alla spesa pubblica non stanno funzionando oggi in Grecia ed in Italia e nemmeno nel Regno Unito dove i licenziamenti in massa dei civil servants hanno affossato qualsiasi speranza di ripresa economica.

Gli economisti neo-liberali non sembrano avere nessun'altro riferimento culturale e capacità intellettuale a parte i loro modelli economici che vengono smentiti, giorno dopo giorno, dalla dura realtà dei fatti. In realtà non è nemmeno il loro compito proporre soluzioni di largo respiro, cosa che spetterebbe ai politici. Se solo ne avessimo.

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domenica 10 luglio 2011

Quando manca la coscienza

Un articolo di Barbara Spinelli da "MicroMega" segnalatoci da Carla.
Lo potete leggere cliccando QUI .

martedì 7 giugno 2011

Ancora per l'acqua pubblica e sull'Italia vista da fuori

Erri de Luca per il "sí", un video segnalatoci da Irene


Ed il link ad un articolo del "Morning Star" sulla rinascita della Sinistra italiana, segnalatoci da Simone Rossi, cliccando QUI .

mercoledì 1 giugno 2011

VIVA L'ITALIA CHE RINASCE
di Irene Zampieron

Sembrava che l'Italia si fosse addormentata, che avesse perso qualsiasi coraggio, qualsiasi speranza.
Che nell'incomprensione e sconcerto generale ci si fosse rassegnati all'impero berlusconiano, dove i diritti scompaiono ma le risate e le veline non mancano, dove si è presi in giro ma in fondo non si sta neanche così male. Questa era stata la mia triste impressione, all'ultimo passaggio torinese: stanchezza e rassegnazione. Per il primo maggio la piazza era mezza vuota, la gente distante, in una bella domenica di sole il richiamo era stato più per la grigliata in collina che per la rivendicazione di un'altra Italia possibile.

Poi a distanza di neanche un mese il miracolo, l'ottimismo della ragione come dice la Spinelli oggi su Repubblica ha prevalso: Milano e Napoli, rivendicando tutta la loro storia di grandi capitali italiane, hanno alzato la testa e hanno votato per un rinnovamento reale e radicale. E sui nostri giornali é tutto un parlare di rivoluzione gentile, in verità è la rivoluzione di chi la politica la vuole fare per passione civile e accoramento alle sorti del proprio mondo e non interesse quale che sia per poltrone e gerarchie economico-politiche. E adesso che la forza propulsiva é stata messa in atto, nulla ci deve più spaventare né l'inadeguatezza dell'opposizione né la presunta eternità politica del berlusconismo.

All'estero la domanda che più dolorosamente ricorreva era: ma com'è possibile che gli italiani continuino a votarlo, a sostenerlo. Com'è possibile che lo accettino come proprio rappresentante, come propria guida. La risposta abituale, a cui era sempre più difficile credere, era: la storia del modello passato da televisioni e media, il mito dell'italiano medio che vive di calcio e donnine, l'umiliazione costante di quella metà d'Italia che invece si riconosce in altri valori e ideali, ma che è divenuta afona a forza di porte in faccia e di un'opposizione che non la rappresenta.

Da oggi, da lunedì in verità, possiamo di nuovo essere orgogliosi della nostra Italia che è capace di grandi slanci, di programmi e di rinnovamento, di festa e di speranza. Di vita, cultura e dignità. E così si potrà spiegare che la peculiarità italiana è anche quella del non arrendersi, quella del non è mai troppo tardi per il cambiamento, quella di una vita sotterranea di idee e fermento. E un'altra aria si respira pure dalla Svizzera, il populismo e l'imposizione mediatica questa volta a Berlusconi non sono bastati, sono stati sconfitti, la sua piccolezza è trapelata dal sorrisone e dalle balle con cui ha riempito i tg e a cui gli italiani non credono più.
E così il fantasma del populismo si allontana anche dai cieli d'Europa.

Ora, di fondamentale importanza è rincarare la dose con il voto del referendum il 12-13 giugno. Appello a tutti noi esterofili: torniamo, votiamo, iscriviamoci all'AIRE per votare dall'estero, i nostri concittadini di Milano, Napoli, Cagliari hanno fatto la loro parte, noi non tiriamoci indietro!