La fortuna è di essere bolognese, anche se emigrato. Così, preso un aereo, posso tornare per votare al referendum sui finanziamenti alle scuole paritarie. Una scelta che posso così sintetizzare: da una parte le ragioni della logica, del diritto, della Costituzione e pure del buon senso. Dall'altra una campagna scorretta, sguaiata, da anni 50. Il Comune invita a votare B come bambini come se i promotori del referendum volessero male ai bambini. Li vogliono lasciare in mezzo alla strada, dicono. E quando mai?
Il Comune finanzia ogni anno le scuole private paritarie con 1 milione di euro. 600 euro a bambino, contribuendo alla retta per chi decide (o è costretto) di andare nelle paritarie. Nel frattempo, a inizio anno, 400 bambini sono rimasti esclusi da un posto al nido, poi ridotti con i salti mortali a 100. Col milione di euro si garantirebbero nella scuola pubblica 300 posti aggiuntivi, dunque non ci sarebbero più bambini a casa. Il Comune sostiene che se venissero però tolti i finanziamenti alla private ci sarebbero molti altri bambini impossibilitati ad andare all'asilo, non potendosi permettere il costo aggiuntivo. Non ci sono però dati che supportano tale tesi, la % di bambini nelle paritarie è rimasta immutata prima e dopo il finanziamento pubblico.
Non basta: le scuole paritaria, al 90% confessionali, già ricevono finanziamenti pubblici con l'8 per mille. Eppure vogliono ancora altri soldi per funzionare correttamente. Semplicemente sono scuole inefficienti, che vorrebbero dare libertà di scelta, che si mettono in concorrenza col pubblico e trasformano l'istruzione in un mercato. Ma sono incapaci di competere nel suddetto mercato, ciucciano la mammella pubblica perché non sono in grado di competere in maniera efficiente.
Sarà dunque un problema loro reperire risorse aggiuntive o migliorare il bilancio per attrarre altri bambini non ricchi - a meno che l'insegnamento confessionale non sia un diritto solo dei più abbienti.
Il sindaco di Bologna ed il PD tutto, con l'aiuto pure del Ministro della Pubblica Istruzione, accusano i referendari di fare una campagna ideologica, quando è ormai chiaro che si tratta di una battaglia in difesa della Costituzione e della Scuola Pubblica. Soprattutto, il Comune non sembra accorgersi che la B che invitano a votare, è la B di business, quello che gli istituti paritari fanno sulla testa dei bambini e dei genitori bolognesi. Propagano la loro fede, ma non a gratis. Fanno pagare le famiglie e pretendono che paghino anche i contribuenti.
Merola si è, un pò pateticamente rivolto a coloro che una volta erano bambini bolognesi e ora sono genitori affinchè votino per il sistema Bologna, quello che garantisce il diritto all'asilo. Si dimentica, ahimè di dire, che quando quei genitori andavano all'asilo non c'erano i finanziamenti alle scuole private (iniziati nel 95, in concomitanza con l'Ulivo, sarà un caso...). Eppure il diritto all'asilo era garantito meglio di adesso.
Si informi, Merola, prima di fare figuracce.
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domenica 26 maggio 2013
domenica 21 aprile 2013
PD addio, ora che si fa?
Dopo anni in cui PDS, DS e PD hanno illegittimamente occupato lo spazio a sinistra è finalmente saltato il tappo che conteneva il cambiamento. Grazie all'apparato, ai soldi, alla tradizione, gli eredi di PCI (e DC) sono riusciti a imporre un controllo quasi militare su quella parte politica che dovrebbe rappresentare i lavoratori e gli sfruttati, i poveri e i deboli, quelli che credono nell'eguaglianza e nella solidarietà, quelli che contestano il mercato come risolutore di tutti i problemi.
Lo hanno fatto anche - e forse, soprattutto - perchè l'offerta alternativa era pessima. Rifondazione Comunista era un ottimo progetto nel 92, ma viziata dal peccato originale di non aver visto l'adesione della sinistra del PCI, da Ingrao in giù, che tardò anni a rendersi conto di dove andava il PDS. Per non parlare della sinistra interna ai DS che aspettarono fino al 2008 prima di staccarsi. Sempre fuori tempo massimo. Intanto la segreteria di Bertinotti isolava la sinistra e si marginalizzava, puntava sui movimenti perdendo i voti in fabbrica. E pure il sindacato ha delle sue responsabilità storiche, alleato del governo amico o geloso della sua autonomia, senza capire che senza rappresentanza politiche anche i lavoratori sono più deboli.
Ora l'occasione è storica. La sinistra va rifondata. Il PD si è squagliato. Non si è squagliato per la fusione a freddo, che nessuno ha mai capito quale sia la diversa visione di società tra D'Alema e Veltroni, tra Letta e Bersani e giù scendendo: tutti insieme appassionatamente quando si trattava di tagliare le tasse dei ricchi, di dare i soldi alla scuola cattolica, di precarizzare il mercato del lavoro, di votare il fiscal compact. Si è liquefatto perchè le diverse anime non si sono mai messi d'accordo su come spartirsi il potere e i posti. Ognuno con le sue correnti, ognuno con i suoi amici. Un partito chiuso nel Palazzo che ha dimostrato in maniera quasi oscena quanto sia distaccato dai bisogni della gente.
Davanti a questo non possiamo davvero più aspettare. Si parli subito, si cominci subito a costruire la nuova sinistra. Sinistra del lavoro, sinistra dei diritti, sinistra dell'eguaglianza. Una sinistra che sia vera alternativa al liberismo, all'Europa dei mercati e dei burocrati, alla Germania dell'austerity e all'Italia del fiscal compact. Una sinistra unita dalle battaglie vere, che non decida le alleanze in base alla convenienze, ai calcoli elettorali e politicisti. E le battaglie sono lì, davanti a tutti. Da quella sull'acqua pubblica, vinta ma che non ha partorito nulla, con i promotori poi divisi tra loro. A quella sul referendum bolognese contro i finanziamenti alle scuole private - non a caso osteggiato dal PD. A quella prossima ventura sul referendum sul lavoro. Su questi temi concreti va costruita la prossima sinistra. Con quelli che ci stanno, e magari con un pò di facce nuove.
Lo hanno fatto anche - e forse, soprattutto - perchè l'offerta alternativa era pessima. Rifondazione Comunista era un ottimo progetto nel 92, ma viziata dal peccato originale di non aver visto l'adesione della sinistra del PCI, da Ingrao in giù, che tardò anni a rendersi conto di dove andava il PDS. Per non parlare della sinistra interna ai DS che aspettarono fino al 2008 prima di staccarsi. Sempre fuori tempo massimo. Intanto la segreteria di Bertinotti isolava la sinistra e si marginalizzava, puntava sui movimenti perdendo i voti in fabbrica. E pure il sindacato ha delle sue responsabilità storiche, alleato del governo amico o geloso della sua autonomia, senza capire che senza rappresentanza politiche anche i lavoratori sono più deboli.
Ora l'occasione è storica. La sinistra va rifondata. Il PD si è squagliato. Non si è squagliato per la fusione a freddo, che nessuno ha mai capito quale sia la diversa visione di società tra D'Alema e Veltroni, tra Letta e Bersani e giù scendendo: tutti insieme appassionatamente quando si trattava di tagliare le tasse dei ricchi, di dare i soldi alla scuola cattolica, di precarizzare il mercato del lavoro, di votare il fiscal compact. Si è liquefatto perchè le diverse anime non si sono mai messi d'accordo su come spartirsi il potere e i posti. Ognuno con le sue correnti, ognuno con i suoi amici. Un partito chiuso nel Palazzo che ha dimostrato in maniera quasi oscena quanto sia distaccato dai bisogni della gente.
Davanti a questo non possiamo davvero più aspettare. Si parli subito, si cominci subito a costruire la nuova sinistra. Sinistra del lavoro, sinistra dei diritti, sinistra dell'eguaglianza. Una sinistra che sia vera alternativa al liberismo, all'Europa dei mercati e dei burocrati, alla Germania dell'austerity e all'Italia del fiscal compact. Una sinistra unita dalle battaglie vere, che non decida le alleanze in base alla convenienze, ai calcoli elettorali e politicisti. E le battaglie sono lì, davanti a tutti. Da quella sull'acqua pubblica, vinta ma che non ha partorito nulla, con i promotori poi divisi tra loro. A quella sul referendum bolognese contro i finanziamenti alle scuole private - non a caso osteggiato dal PD. A quella prossima ventura sul referendum sul lavoro. Su questi temi concreti va costruita la prossima sinistra. Con quelli che ci stanno, e magari con un pò di facce nuove.
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venerdì 12 aprile 2013
La scuola è meglio della merda
di Francesca Congiu
L’intervento di Francesca Coin in merito al referendum bolognese sui finanziamenti alla scuola
mette in luce l’ennesimo paradosso legato alla questione dell’istruzione in Italia e l’uso strumentale di concetti come laicità e democrazia. Tale paradosso ricorda quello illustrato da Ellekappa con una vignetta sulla Chiesa e i diritti della persona: "La chiesa ha tutto il diritto di dire la sua. il problema è che vuole dire anche la nostra".
Poco male (cioè non sorprende) se PDL e Curia sono uniti nella crociata antidemocratica di considerare lecito un finanziamento alla scuola privata, ma trovo scandaloso che il PD bolognese continui a fraintendere i "fondamentali" della democrazia dimostrando di fare politica senza avere un'identità politica o - peggio - facendo proprie le ragioni e l'identità dell' "avversario". La scuola pubblica è battuta se la politica non la difende, perché l'acropoli è sempre più forte dell'agorà. Aggiungo, allo sconforto e alla rabbia che ingenera questa vicenda, la recente notizia del pagamento “a sorteggio” dei docenti precari di una scuola di Grosseto: questi, sottopagati, già vessati dalle intermittenze di un lavoro saltuario sono i nostri docenti, formati e professionalizzati dal "pubblico" e per il "pubblico", che lo Stato - con destra e sinistra complici nella cecità e nell'azione - continua ad umiliare e offendere. Il fatto è accaduto in Toscana, ma queste "fiere" sono aperte in tutta Italia.
Credo esista un progetto politico, ideologico, ben ordito, che cioè qualcuno o molti traggano un vantaggio nel tagliare il filo democratico di cui la scuola si fa portatrice e che si costruiscano teorie astruse e improponibili di “laicità” per giustificare la manomissione dei valori costituzionali, per mettere cioè all'angolo i saperi liberi e democratici, partendo da provvedimenti come la limitazione degli accessi e la scandalosa umiliazione del corpo docente.
E alla fine? Alla fine, dopo aver raso al suolo la credibilità, l'autorevolezza e l'imprescindibilità della scuola pubblica ci si limiterà a ripetersi la tautologia, buona per salvare la cattiva coscienza di chi è causa di questo male, che la scuola pubblica non vale niente, perché non vale niente, perché non vale niente ecc. ecc. Quando discuto di problemi di laicità, merito, democrazia scolastica mi viene spesso in mente una frase contenuta in “Lettera a una professoressa”. Il contesto è la scuola di Barbiana, quell’esperienza educativa che negli anni ’50 mise in luce le gravi ingiustizie sociali della scuola istituzionale, ancora arretrata sui temi dell’uguaglianza e della cura della persona. Questa frase viene pronunciata da un giovane alunno in risposta ad un pedagogo, aria da progressista, cattedratico - uno di quelli che, per intenderci, oggi punterebbero l'indice contro le carenze del sistema scolastico pubblico, per poi mandare i propri figli a scuola privata. Lucio, l’alunno che ha trovato nella scuola un luogo di scambio, crescita, autonomia, lui con 36 mucche nella stalla, di fronte all'alternativa-zero, risponde al fine pedagogo come oggi in Italia risponderebbero studenti e professori insieme : "la scuola sarà sempre meglio della merda".
L’intervento di Francesca Coin in merito al referendum bolognese sui finanziamenti alla scuola
mette in luce l’ennesimo paradosso legato alla questione dell’istruzione in Italia e l’uso strumentale di concetti come laicità e democrazia. Tale paradosso ricorda quello illustrato da Ellekappa con una vignetta sulla Chiesa e i diritti della persona: "La chiesa ha tutto il diritto di dire la sua. il problema è che vuole dire anche la nostra".
Poco male (cioè non sorprende) se PDL e Curia sono uniti nella crociata antidemocratica di considerare lecito un finanziamento alla scuola privata, ma trovo scandaloso che il PD bolognese continui a fraintendere i "fondamentali" della democrazia dimostrando di fare politica senza avere un'identità politica o - peggio - facendo proprie le ragioni e l'identità dell' "avversario". La scuola pubblica è battuta se la politica non la difende, perché l'acropoli è sempre più forte dell'agorà. Aggiungo, allo sconforto e alla rabbia che ingenera questa vicenda, la recente notizia del pagamento “a sorteggio” dei docenti precari di una scuola di Grosseto: questi, sottopagati, già vessati dalle intermittenze di un lavoro saltuario sono i nostri docenti, formati e professionalizzati dal "pubblico" e per il "pubblico", che lo Stato - con destra e sinistra complici nella cecità e nell'azione - continua ad umiliare e offendere. Il fatto è accaduto in Toscana, ma queste "fiere" sono aperte in tutta Italia.
Credo esista un progetto politico, ideologico, ben ordito, che cioè qualcuno o molti traggano un vantaggio nel tagliare il filo democratico di cui la scuola si fa portatrice e che si costruiscano teorie astruse e improponibili di “laicità” per giustificare la manomissione dei valori costituzionali, per mettere cioè all'angolo i saperi liberi e democratici, partendo da provvedimenti come la limitazione degli accessi e la scandalosa umiliazione del corpo docente.
E alla fine? Alla fine, dopo aver raso al suolo la credibilità, l'autorevolezza e l'imprescindibilità della scuola pubblica ci si limiterà a ripetersi la tautologia, buona per salvare la cattiva coscienza di chi è causa di questo male, che la scuola pubblica non vale niente, perché non vale niente, perché non vale niente ecc. ecc. Quando discuto di problemi di laicità, merito, democrazia scolastica mi viene spesso in mente una frase contenuta in “Lettera a una professoressa”. Il contesto è la scuola di Barbiana, quell’esperienza educativa che negli anni ’50 mise in luce le gravi ingiustizie sociali della scuola istituzionale, ancora arretrata sui temi dell’uguaglianza e della cura della persona. Questa frase viene pronunciata da un giovane alunno in risposta ad un pedagogo, aria da progressista, cattedratico - uno di quelli che, per intenderci, oggi punterebbero l'indice contro le carenze del sistema scolastico pubblico, per poi mandare i propri figli a scuola privata. Lucio, l’alunno che ha trovato nella scuola un luogo di scambio, crescita, autonomia, lui con 36 mucche nella stalla, di fronte all'alternativa-zero, risponde al fine pedagogo come oggi in Italia risponderebbero studenti e professori insieme : "la scuola sarà sempre meglio della merda".
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giovedì 4 aprile 2013
In difesa della scuola pubblica, a Bologna, in Italia
DI SEGUITO RIPETIAMO L'APPELLO PER LA DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA, DAL SITO DI ART. 33. PER FIRMARE CLICKATE QUI!
A chi è disposto a battersi per la scuola pubblica.
A chi ritiene che le politiche di tagli alla scuola pubblica e
finanziamento a quella privata tradiscano l’articolo 33 della
Costituzione nel suo spirito autentico, là dove stabilisce che: “La
Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole
statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di
istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.
A chi ritiene che solo una scuola aperta a tutti, laica, gratuita,
inclusiva, moderna e di qualità possa impegnarsi a “rimuovere gli
ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la
libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo
della persona umana” (Art. 3).
A chi pensa che fra i banchi della scuola pubblica si gettino le basi
per una cittadinanza consapevole e per il futuro del nostro paese.
Il 26 maggio a Bologna si terrà un referendum consultivo sul finanziamento comunale alle scuole paritarie private, grazie alla raccolta di tredicimila firme di cittadini e cittadine che hanno chiesto di potersi esprimere su questo tema.
La cittadinanza dovrà dare un voto di indirizzo per l’amministrazione su cosa sia meglio per garantire il diritto all’istruzione dei bambini e delle bambine: continuare a erogare un milione di euro annui alle scuole paritarie private, come avviene ora, oppure utilizzare quelle risorse per le scuole comunali e statali.
La portata di questo referendum va ben oltre i confini comunali. E’ l’occasione per dare un segnale forte contro i continui tagli alla scuola pubblica e l’aumento dei fondi alle scuole paritarie private.
In Italia c’è urgente bisogno di rifinanziare e riqualificare la scuola pubblica, quella che non fa distinzioni di censo, di religione, di provenienza. Quella dove le giovani cittadine e i giovani cittadini italiani ed europei imparano la convivenza nella diversità.
Da Bologna può ripartire un movimento di cittadini che impegni le amministrazioni locali e il prossimo governo a restituire alla scuola pubblica la dignità e la qualità che le spettano.
L’alternativa è una lenta rovina fino alla fine della scuola pubblica per come l’abbiamo conosciuta.
IL 26 MAGGIO A BOLOGNA POSSIAMO FERMARE L’OFFENSIVA CONTRO LA SCUOLA PUBBLICA.
IL 26 MAGGIO A BOLOGNA POSSIAMO DARE L’ESEMPIO A TANTI ALTRI E INSIEME
INIZIARE A IMMAGINARE UN AVVENIRE DIVERSO PER NOI, PER I NOSTRI FIGLI E
LE NOSTRE FIGLIE.
Primi firmatari:
- Stefano Rodotà, presidente d’onore del Comitato referendario Art.33
- Andrea Camilleri, scrittore
- Margherita Hack, astrofisica e scrittrice
- Salvatore Settis, Scuola Normale di Pisa, archeologo e saggista
- Nadia Urbinati, Columbia University, New York, politologa, saggista ed editorialista de “La Repubblica”
- Angelo Guglielmi, scrittore e giornalista, già direttore di RAI3, già assessore alla Cultura del Comune di Bologna
- Carlo Flamigni, Comitato Nazionale di Bioetica
- Wu Ming, scrittori
- Maurizio Landini, segretario generale FIOM-CGIL
- Alberto Lucarelli, ordinario di Diritto costituzionale all’università di Napoli
- Romano Luperini, Università di Siena e Università di Toronto.
- Luciano Gallino, Università di Torino
- Lella Costa, attrice
- Domenico Pantaleo, segretario generale FLC-CGIL
- Lea Melandri, saggista Università delle donne Milano
- Goffredo Fofi, saggista, giornalista, critico
- Antonio Genovese, Università di Bologna
- Sabina Guzzanti, attrice
- Ivano Marescotti, attore
- Piero Bevilacqua, La Sapienza, Roma
- Vittorio Capecchi, Università di Bologna
- Maurizio Fabbri, Università di Bologna
- Nicola Tranfaglia, Università di Torino
- Francesco Sylos Labini, Isituto Enrico Fermi, Roma
- Maurizio Tiriticco, ispettore MIUR, Roma
- Angelo Mastrandrea, giornalista
- Loredana Lipperini giornalista, scrittrice, conduttrice radiofonica
- Nicola Colaianni Università di Bari
- Carlo Formenti, giornalista e saggista
- Moni Ovadia, musicista, scrittore
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martedì 12 luglio 2011
Legge elettorale, cambiare davvero
Un articolo di Carmine Saviano che fa il punto sulle proposte dei vari comitati che stanno raccogliendo le firme necessarie ad un eventuale referendum per l'abrogazione del "porcellum".
L'articolo ci è stato segnalato da Carla ed è disponibile cliccando QUI .
Nei commenti potremmo aprire una riflessione su questo argomento, che è in qualche modo legato anche alla questione del voto degli italiani all'estero.
L'articolo ci è stato segnalato da Carla ed è disponibile cliccando QUI .
Nei commenti potremmo aprire una riflessione su questo argomento, che è in qualche modo legato anche alla questione del voto degli italiani all'estero.
mercoledì 8 giugno 2011
Referendum: i pericoli del voto all'estero
Un articolo dal blog di Mario Staderini, segnalatoci da Genny Carraro, da Il fatto quotidiano; per leggerlo cliccate QUI.
E "niente schede per gli italiani all'estero", sempre da "Il fatto quotidiano"; per leggere l'articolo cliccate QUI.
E "niente schede per gli italiani all'estero", sempre da "Il fatto quotidiano"; per leggere l'articolo cliccate QUI.
martedì 7 giugno 2011
Cosa succede quando si privatizza l'acqua
video segnalato da Nicola
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Ancora per l'acqua pubblica e sull'Italia vista da fuori
Erri de Luca per il "sí", un video segnalatoci da Irene
Ed il link ad un articolo del "Morning Star" sulla rinascita della Sinistra italiana, segnalatoci da Simone Rossi, cliccando QUI .
Ed il link ad un articolo del "Morning Star" sulla rinascita della Sinistra italiana, segnalatoci da Simone Rossi, cliccando QUI .
sabato 4 giugno 2011
Il far west dell'acqua
Un articolo di Paolo Rumiz segnalatoci da Francesca:
http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-far-west-dellacqua-perche-privatizzare-ha-avuto-risultati-negativi/
http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-far-west-dellacqua-perche-privatizzare-ha-avuto-risultati-negativi/
venerdì 3 giugno 2011
Nestlé e la Borsa dell'acqua
Un link segnalatoci da Carla. Una lettura utile in vista dei prossimi referendum:
http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=10859&IdModule=1
http://www.nigrizia.it/sito/notizie_pagina.aspx?Id=10859&IdModule=1
venerdì 13 maggio 2011
martedì 22 febbraio 2011
Acqua azzurra, acqua pubblica
Palloncini nella fontana più fotografata della città, flash mob, distribuzione di braccialetti blu a cantanti di passaggio come Emma Marrone dei Modà e Tricarico che assicurano di indossarlo sul palco dell'Ariston e un concerto in piazza: così il comitato referendario 2 Sì per l'Acqua Bene Comune approda a Sanremo, nel cuore del Festival, massimo evento di distrazione di massa, per parlare di acquedotti, reti e rincari delle bollette dopo le privatizzazioni. Il loro si chiama Festival dell'acqua. «In effetti è una bella scommessa - commenta Giorgio Caniglia del Coordinamento imperiese che raccoglie diverse realtà della provincia del ponente ligure, come Attac, Sanremo sostenibile, Prau grande, la Talpa e l'orologio, il Circolo 25 aprile di Ventimiglia, Arci e Legambiente di Taggia - Abbiamo scelto di approdare in una situazione di grande distrazione per fare una comunicazione gioiosa e musicale. Non siamo un controfestival, ma un evento nel festival. Vogliamo informare gli italiani che ci sarà un referendum». Caniglia assicura che se parli di acqua, di bollette e di acquedotti, ti stanno a sentire anche in una delle province più azzurre d'Italia: «abbiamo fatto un buon lavoro con gli enti locali, una ventina di sindaci, su sessanta, si sono opposti alla privatizzazione proposta dalla Provincia di Imperia e alla fine hanno vinto». «Almeno qui si è riuscito a mantenere lo status quo: una situazione a macchia di leopardo - ti spiegano gli attivisti del comitato accanto al palco montato in piazza San Siro a due passi dall'Ariston - Imperia e Sanremo hanno delle spa pubbliche, alcuni comuni dell'interno come Dolceacqua hanno privatizzato da anni e invece Bordighera continua a mantenere l'acquedotto pubblico e questo fa risparmiare i suoi cittadini».
Dopo il milione e mezzo di firme raccolte (10 mila circa in provincia di Imperia), ora l'obiettivo è arrivare al referendum e portare più della metà degli elettori al voto: «vogliamo che il governo decida subito la data, lo chiedono un milione e mezzo di italiani - dice Marco Bersani del Comitato promotore 2 sì per l'acqua bene comune - Acqua bene pubblico è stato un lavoro carsico, non abbiamo mai avuto grandi spazi sui mass media. Ora ci aspettano tre mesi di lavoro duro. Credo che ce la faremo. Questa è una grande esperienza del basso che si muove verso l'alto. Più che destra o sinistra è un'esperienza di cittadinanza sociale che fa presente ai politici che nei palazzi ci si occupa di problemi inesistenti, mentre l'acqua è un tema vero».
Così ieri il comitato ha esordito con una conferenza stampa al teatro della Federazione operaia, ha distribuito braccialetti blu a Emma dei Modà e a Tricarico, ottenendo da Emma la promessa di indossarlo al bracco destro, quello che tiene il microfono. Anche se sul braccialetto non c'è scritto niente per evitare polemiche e censure, la scommessa è che pure Morandi lo porti in tv. Tra un flash mob e l'altro con artisti di strada, nella kermesse della canzone che popola la cittadina di un'infinità di creature mediatiche, il comitato ha inoltre organizzato un concerto in piazza stasera. È possibile seguirlo in streaming su acquabenecomune.org dalle 19 in poi. Sul palco Andrea Rivera, gli Yo Yo Mundi e Lorenzo Monguzzi dei Mercanti di Liquore. Presentano Cinzia Mareseglia dello Zelig off e il cantautore Flavio Pirini.
Alessandra Fava (Manifesto, 18 Febbraio)
Dopo il milione e mezzo di firme raccolte (10 mila circa in provincia di Imperia), ora l'obiettivo è arrivare al referendum e portare più della metà degli elettori al voto: «vogliamo che il governo decida subito la data, lo chiedono un milione e mezzo di italiani - dice Marco Bersani del Comitato promotore 2 sì per l'acqua bene comune - Acqua bene pubblico è stato un lavoro carsico, non abbiamo mai avuto grandi spazi sui mass media. Ora ci aspettano tre mesi di lavoro duro. Credo che ce la faremo. Questa è una grande esperienza del basso che si muove verso l'alto. Più che destra o sinistra è un'esperienza di cittadinanza sociale che fa presente ai politici che nei palazzi ci si occupa di problemi inesistenti, mentre l'acqua è un tema vero».
Così ieri il comitato ha esordito con una conferenza stampa al teatro della Federazione operaia, ha distribuito braccialetti blu a Emma dei Modà e a Tricarico, ottenendo da Emma la promessa di indossarlo al bracco destro, quello che tiene il microfono. Anche se sul braccialetto non c'è scritto niente per evitare polemiche e censure, la scommessa è che pure Morandi lo porti in tv. Tra un flash mob e l'altro con artisti di strada, nella kermesse della canzone che popola la cittadina di un'infinità di creature mediatiche, il comitato ha inoltre organizzato un concerto in piazza stasera. È possibile seguirlo in streaming su acquabenecomune.org dalle 19 in poi. Sul palco Andrea Rivera, gli Yo Yo Mundi e Lorenzo Monguzzi dei Mercanti di Liquore. Presentano Cinzia Mareseglia dello Zelig off e il cantautore Flavio Pirini.
Alessandra Fava (Manifesto, 18 Febbraio)
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sabato 12 febbraio 2011
Rerendum acqua: una proposta irricevibile
Il ministro Maroni ha dichiarato di voler fissare la data dei referendum domenica 12 giugno, ovvero l'ultima data utile prevista dalla legge. Il Forum dei movimenti per l'acqua, subito dopo le sentenze di ammissibilità della Corte, aveva inoltrato una lettera al Presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio ed al ministro degli Interni chiedendo che il voto dei referendum si svolgesse in contemporanea con il voto delle amministrative.
Tale richiesta sembrerebbe per il momento essere stata del tutto ignorata e l'idea di fissare le consultazioni referendarie il 12 giugno, in prossimità dell'estate e degli esami di maturità, sembra proprio portare in sé l'obiettivo di scoraggiare i cittadini a recarsi alle urne. Non dimentichiamo che negli ultimi quindici anni i referendum di giugno non hanno mai raggiunto il quorum.
La legittima ed opportuna richiesta del Forum si fonda su due argomentazioni, entrambe di notevole rilevanza:
1) la scelta del giorno in cui fissare la consultazione elettorale deve essere esercitata nel rispetto del principio del favor del referendum, e più in generale della partecipazione politica, ovvero nell'obiettivo, in linea con il disposto dell'art. 1 Cost. che attribuisce la sovranità al popolo che lo esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, di adottare soluzioni organizzative e procedurali che non sacrifichino il circuito della democrazia sia diretta, prevista dall'art. 75 della Costituzione, sia rappresentativa, prevista dagli artt. 55-70 della Costituzione. È evidente infatti che la concreta possibilità di tre consultazioni elettorali nell'arco di un mese (amministrative, ballottaggio e referendum) possa costituire un serio rischio alla partecipazione dei cittadini sia per le amministrative che per il referendum;
2) la frammentazione dei momenti elettorali rappresenta un ingiustificato ulteriore costo per la finanza pubblica. L'occasione che si presenta di unificare i futuri momenti elettorali va colta dunque anche nel senso di risparmio di soldi pubblici, la cui entità sembra di non poco conto.
Come è noto l'art. 87 della Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica il potere di indire il referendum, ma tale atto è preceduto sulla base dell' art. 34 della legge n. 352 del 1970 dalla deliberazione del consiglio dei ministri cui spetterebbe in concreto la determinazione della data di svolgimento della consultazione. Tuttavia tale potere governativo va esercitato sia in un'ottica di correttezza istituzionale e di leale collaborazione con il Presidente della Repubblica (che non sembrerebbe essere stato nemmeno consultato sul punto) sia nel senso di favorire la partecipazione e quindi il concreto esercizio della sovranità popolare. Invece, il governo su proposta del ministro degli interni fissando la data della consultazione elettorale il 12 giugno farebbe un cattivo esercizio della sua discrezionalità, ponendosi di fatto in contrasto con i principi generali dell'ordinamento costituzionale.
In questo caso, dunque, proprio perchè si tratta di un potere condiviso (la Corte costituzionale da ultimo con ordinanza n. 38 del 2008 ha riconosciuto al governo un ampio potere di valutazione in ordine al momento di indizione ma non un suo potere esclusivo) e perché la fissazione della data del 12 giugno è un'evidente scelta irrazionale (duplicazione delle spese) strumentale ed inopportuna, in quanto mira di fatto a svilire la consultazione elettorale e a non far raggiungere il necessario quorum richiesto dalla legge, il Capo dello Stato potrebbe assumere le iniziative necessarie al fine di adottare (o indurre ad adottare) l'atto in concomitanza con le consultazioni amministrative.
Si tratterebbe di esercizio del potere presidenziale inteso come controllo e garanzia di piena ed effettiva esplicazione della volontà popolare e quindi come atto sostanzialmente presidenziale ed appartenente alla sua sfera di discrezionalità. Un atto di garanzia contro l'arroganza e la scorrettezza del governo che non sembra voler tener in nessun conto che è la prima volta nella storia della Repubblica che una richiesta referendaria sia stata sottoscritta da quasi un milione e mezzo di cittadini. Questo dato va rispettato, tutto il resto costituisce un evidente abuso di potere.
L'auspicio è che il governo rimediti sulle sue inaccettabili intenzioni fissando la data dei referendum in concomitanza con le amministrative. Per restare in tema possiamo dire che la proposta del 12 giugno è irricevibile!
Il Comitato Referendario 2 Sì per l'Acqua Bene Comune lancia un appello per l'accorpamento delle scadenze elettorali. I cittadini possono sottoscrivere la petizione sul sito internet www.acquabenecomune.org
(Il Manifesto, 11/02/2011)
Tale richiesta sembrerebbe per il momento essere stata del tutto ignorata e l'idea di fissare le consultazioni referendarie il 12 giugno, in prossimità dell'estate e degli esami di maturità, sembra proprio portare in sé l'obiettivo di scoraggiare i cittadini a recarsi alle urne. Non dimentichiamo che negli ultimi quindici anni i referendum di giugno non hanno mai raggiunto il quorum.
La legittima ed opportuna richiesta del Forum si fonda su due argomentazioni, entrambe di notevole rilevanza:
1) la scelta del giorno in cui fissare la consultazione elettorale deve essere esercitata nel rispetto del principio del favor del referendum, e più in generale della partecipazione politica, ovvero nell'obiettivo, in linea con il disposto dell'art. 1 Cost. che attribuisce la sovranità al popolo che lo esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, di adottare soluzioni organizzative e procedurali che non sacrifichino il circuito della democrazia sia diretta, prevista dall'art. 75 della Costituzione, sia rappresentativa, prevista dagli artt. 55-70 della Costituzione. È evidente infatti che la concreta possibilità di tre consultazioni elettorali nell'arco di un mese (amministrative, ballottaggio e referendum) possa costituire un serio rischio alla partecipazione dei cittadini sia per le amministrative che per il referendum;
2) la frammentazione dei momenti elettorali rappresenta un ingiustificato ulteriore costo per la finanza pubblica. L'occasione che si presenta di unificare i futuri momenti elettorali va colta dunque anche nel senso di risparmio di soldi pubblici, la cui entità sembra di non poco conto.
Come è noto l'art. 87 della Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica il potere di indire il referendum, ma tale atto è preceduto sulla base dell' art. 34 della legge n. 352 del 1970 dalla deliberazione del consiglio dei ministri cui spetterebbe in concreto la determinazione della data di svolgimento della consultazione. Tuttavia tale potere governativo va esercitato sia in un'ottica di correttezza istituzionale e di leale collaborazione con il Presidente della Repubblica (che non sembrerebbe essere stato nemmeno consultato sul punto) sia nel senso di favorire la partecipazione e quindi il concreto esercizio della sovranità popolare. Invece, il governo su proposta del ministro degli interni fissando la data della consultazione elettorale il 12 giugno farebbe un cattivo esercizio della sua discrezionalità, ponendosi di fatto in contrasto con i principi generali dell'ordinamento costituzionale.
In questo caso, dunque, proprio perchè si tratta di un potere condiviso (la Corte costituzionale da ultimo con ordinanza n. 38 del 2008 ha riconosciuto al governo un ampio potere di valutazione in ordine al momento di indizione ma non un suo potere esclusivo) e perché la fissazione della data del 12 giugno è un'evidente scelta irrazionale (duplicazione delle spese) strumentale ed inopportuna, in quanto mira di fatto a svilire la consultazione elettorale e a non far raggiungere il necessario quorum richiesto dalla legge, il Capo dello Stato potrebbe assumere le iniziative necessarie al fine di adottare (o indurre ad adottare) l'atto in concomitanza con le consultazioni amministrative.
Si tratterebbe di esercizio del potere presidenziale inteso come controllo e garanzia di piena ed effettiva esplicazione della volontà popolare e quindi come atto sostanzialmente presidenziale ed appartenente alla sua sfera di discrezionalità. Un atto di garanzia contro l'arroganza e la scorrettezza del governo che non sembra voler tener in nessun conto che è la prima volta nella storia della Repubblica che una richiesta referendaria sia stata sottoscritta da quasi un milione e mezzo di cittadini. Questo dato va rispettato, tutto il resto costituisce un evidente abuso di potere.
L'auspicio è che il governo rimediti sulle sue inaccettabili intenzioni fissando la data dei referendum in concomitanza con le amministrative. Per restare in tema possiamo dire che la proposta del 12 giugno è irricevibile!
Il Comitato Referendario 2 Sì per l'Acqua Bene Comune lancia un appello per l'accorpamento delle scadenze elettorali. I cittadini possono sottoscrivere la petizione sul sito internet www.acquabenecomune.org
(Il Manifesto, 11/02/2011)
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