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sabato 13 aprile 2013

Ci aspettavamo Celentano...

Di @MonicaRBedana

...e Alex del Piero nella lista delle Quirinarie del MoVimento.
E invece è spuntato fuori perfino Prodi e quella Bonino-prezzemolo rinnegata da Beppe leader fino a poche ore prima.
Una voglia di normalità sconcertante, insomma. Che dà la sensazione di uno scollamento grillino dal vertice, di crepe che si allargano e che forse non sarà più possibile tenere insieme nemmeno pigiandole dentro un autobus e portandole in gita (lontano dai famigerati lagher austriaci).

Immaginiamo che lo sconcerto di Grillo per il risultato si materializzerà nel solito travaso di bile. E magari partirà il cazziatone perchè non hanno capito nulla, perchè si sono sbagliati a votare (nonostante la forte lusinga del vedere il proprio nome nella lista dei quirinabili, casualmente e spontaneamente).

A me la lista grillina produce un certo sollievo. E' come se le istituzioni iniziassero finalmente la manovra di atterraggio dopo un giro stralunato nel cyberspazio.

venerdì 22 febbraio 2013

Lo tsunami di Grillo travolge i partiti. Ma chi ricostruisce?

E' il tema del giorno, della settimana, dell'intera campagna elettorale. IL M5S sta arrivando come uno tsunami sulla politica tradizionale. I sondaggi li danno come minimo al 15% ma si mormora di un possibile sfondamento di quota 20. Un risultato incredibile, per quanto ormai largamente preannunciato.  Almeno dalla vittoria a Parma, Grillo è stato l'incubo dei partiti tradizionali, eppure nulla è stato fatto per fermalo. Non la riforma della legge elettorale - soprattutto grazie a un PD tronfio che credeva di vincere in scioltezza e ora rischia la riedizione del 2006 - non un vero rinnovamento della classe politica, addirittura è tornato in campo lo zombie Berlusconi. E i cittadini non ne possono più, vedono in Grillo l'unico volto nuovo, e l'unico che promette un vero rinnovamento, prendendo a calci nel sedere tutti quei politici che in Parlamento hanno ormai messo le radici mentre l'Italia affonda nella recessione e nella disperazione.
Comprensibile dunque la rabbia degli elettori, col solito teatrino elettorale, accuse, contro accuse, voto utile, dopo aver governato d'amore e d'accordo per un anno. Balle, controballe, e tanta propaganda. Ma se è vero che la protesta è davvero il minimo in questi casi, è anche vero che il voto per Grillo apre altri scenari ed altri dubbi.
La prima cosa è sapere cosa farà il M5S con tutti i suoi voti e i suoi parlamentari. Alcuni punti del programma sono chiari - ed in parte ricordano neanche tanto da lontano quello proposto da altri partiti. Ma manca una linea politica. Come si voterà sulla cittadinanza ai figli degli immigrati? Come sulle Unioni civili? E soprattutto, sulle finanziarie lacrime e sangue che ci aspettano, quale è la posizione di Grillo&C.? Tasse più basse, ma per chi? E coperte con che tagli? Sicuro non bastano quelli alla politica. Rigore fiscale o politiche espansive? Inflazione? I grillini cavalcano la crisi dell'attacco a Equitalia, ma come la si può cambiare/sostituire? E l'IMU? E soprattutto, come riduciamo il debito?
Tutte cose su cui gli elettori del M5S sono confusi. E non solo gli elettori. A quanto è dato sapere, anche gli eletti - che nessuno conosce, e cui quindi dovremmo dare una delega in bianco sulla base della fiducia nel leader, una cosa un po' alla Berlusconi...- appunto anche gli eletti su questi temi fondamentali non hanno un pensiero unico. Un bel problema! L'attacco alla vecchia politica frutta molto voti ed ha le sue ragioni, ma non basta per governare, e non basta nemmeno per fare opposizione. A meno che non si pensi che la funzione legislativa sia limitata al controllo degli sprechi, ottima cosa ma nel 2013 abbiamo probabilmente bisogno anche d'altro.
E poi, infine, il voto per Grillo è, come dice lui, un voto post-ideologico. Nessuna differenza tra destra e sinistra, e quindi si parla con tutti, da ex-comunist a Casa Pound. Un partito, scusate, movimento, omnibus, buono per tutte le stagioni, per tutti i climi. Ma che dà una rappresentazione della realtà falsata. Pensare che nel mondo di oggi non ci sia destra o sinistra è pura follia. In un mondo, in una Italia, in cui la diseguaglianza sta raggiungendo vette altissime, in cui la scuola pubblica e la sanità sono sotto attacco, in una Europa in cui viene richiesto ai lavoratori di pagare il conto per le banche, in cui la disoccupazione strutturale viene usata come strumento per rilanciare la profittabilità delle imprese, in un mondo in cui i fenomeni migratori diventano sempre più incessanti, ed in cui i nazionalismi rischiano di tornare a livelli esasperati, pensare che si possa andare oltre destra e sinistra è assurdo e ingannevole.
Certo, bisogna ricostruire la sinistra che non può essere quella neoliberista degli anni 90 e non può essere nemmeno quella che vota Monti e la riforma Fornero. Ma non si può certo cominciare a costruirla con chi non è nemmeno interessato ai grandi temi della sinistra.
Va bene protestare, ma almeno che la protesta sia utile!

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domenica 13 gennaio 2013

5 stelle addio

Pubblichiamo di seguito 2 lettere di dimissioni dal Movimento 5 Stelle annuncia le sue dimissioni, dopo le dichiarazioni di Grillo su Casa Pound e anti-fascismo. 
La prima è di Marco Giustini, consigliere comunale a Roma. La seconda di Lorenzo Paulan, consigliere comunale a Carpi. Entrambi rivendicano il loro antifascismo e si trovano dunque impossibilitati a proseguire la loro esperienza politica in un movimento il cui capo apre a Casa Pound e si dice non competente a prendere posizioni sul fascismo. D'altronde un movimento che nasceva come idea di democrazia dal basso nulla potrebbe avere a che fare con il fascismo. Un movimento ormai travolto dal liderismo di Grillo che ha cacciato chiunque si sia dimostrato meno che obbediente (alcuni direbbero, servo) al capo e che prende posizioni politiche compromettenti sulla base delle idee, spesso balorde, di Grillo. Pochi anni, qualche elezione, e i nodi già vengono al pettine.

Sono sette anni che in modalità differenti faccio parte di quello che è ora il Movimento Cinque Stelle. Da cinque sono l'unico consigliere eletto a Roma, dopo che tutti gli eletti nel 2008 sono passati ai partiti della casta. In questi anni ho tentato di essere uno strumento al servizio dei cittadini che mi hanno eletto in nome di Beppe Grillo, dei cittadini di Roma ed in particolare dei 140.000 abitanti del Municipio XVI in cui sono stato eletto consigliere. Ho combattuto per la difesa dei beni comuni, l'acqua, l'aria, la terra. Sono state tante le battaglie di questi cinque anni. Ho tentato di oppormi alla gestione tossica dei rifiuti a Roma, a partire dal territorio martoriato di Malagrotta, facilitando la nascita di uno strumento di partecipazione popolare come l'Osservatorio Ambientale Municipale della Valle Galeria, che aveva l'obiettivo di dare finalmente una voce propria, svincolata dalla politica e dagli interessi affaristici, ai cittadini residenti della zona. Ho tentato di favorire il diritto dei cittadini agli spazi verdi per vivere meglio e socializzare, da Monteverde - attraverso la battaglia della delibera popolare per il parco pubblico a Via dei Quattro Venti - fino a Pisana - attraverso la battaglia contro la localizzazione di una pompa di benzina nell'unica area verde del quartiere. Cosi come ho sostenuto la battaglia per l'acqua pubblica, sia nel Municipio attraverso le proposte di delibera che ai banchetti per il referendum.
Ma dopo questi sette anni è cambiato tutto ed il Movimento 5 stelle non ha mantenuto le promesse su cui era nato. Promesse che si sono rivelate, una ad una delle tremende finzioni.
Il 30 dicembre 2012 avevo già annunciato che oggi sarei uscito dal Movimento 5 stelle se non fosse stato deciso a Roma di aprire alla partecipazione dei cittadini le modalità di candidatura per le elezioni comunali, dopo che era stato violato sistematicamente il Non-Statuto del M5S, senza alcun intervento di Beppe Grillo in quanto garante del movimento.
Ora la goccia che ha fatto traboccare il vaso e mi ha spinto a rendere irrevocabile questa decisione è stato il video diffuso da Casa Pound Italia. Un video che riprende il dialogo tra Simone Di Stefano candidato di Casa Pound alla presidenza della Regione Lazio e Beppe Grillo, in cui il candidato di un partito che si autodefinisce fascista chiede: "Quelli di Casa Pound vogliono sapere sei sei antifascista o no" e Beppe Grillo risponde: "Questo è un problema che non mi compete".
Come..."non mi compete" ??
Beppe Grillo si è autodefinito "capo politico" del Movimento 5 stelle e quindi ogni sua affermazione è una affermazione del movimento. In Germania, il paese che spesso abbiamo preso a riferimento per la sua evoluzione culturale, sociale ed ambientale, nessun "capo politico" neanche di destra si azzarderebbe a dire che non gli compete definirsi antinazista. In Italia invece c'è chi continua volutamente a confondere destra e fascismo.
Beppe Grillo non ha voluto dire di essere antifascista e cosi ha legittimato l'esistenza in Italia di un partito che si definisce fascista. E in quanto "capo politico" ha infangato anche chi fa parte del movimento. Purtroppo a questo punto è chiaro che lo ha fatto per interesse elettorale, per attirare i voti dell'estrema destra fascista sul Movimento 5 stelle. Beppe Grillo è un capace comunicatore e non uno sprovveduto che non sa cosa dice e cosa vuole. E' impossibile che non si sia reso conto di ciò che ha fatto.
Non si può parlare di difesa della Costituzione nel programma del Movimento e poi legittimare l'esistenza di un partito fascista, affermando che non compete a Beppe Grillo e quindi al Movimento definirsi o meno antifascisti. Quella Costituzione è stata scritta grazie alla vita di chi ha lottato per creare in Italia le condizioni di democrazia e partecipazione, per il cui sviluppo abbiamo lavorato in questi anni all'interno del Movimento, e quindi chiunque si definisca fascista non può e non deve avere diritto di parola, come peraltro dice la legge.
Casa Pound sono dei fascisti non solo perchè si dichiarano tali, ma perchè c'è chi ha visto gente con le spranghe di ferro tra le mani per strada, e lo ha visto qui a Roma. Non dirsi antifascisti significa legittimare azioni del genere. Non basta dire che non si condividono e non si partecipa materialmente a queste azioni, come ha detto Beppe Grillo nel video. Peraltro a Casa Pound, il sindaco di Roma Alemanno ha comprato con i soldi dei cittadini la loro sede. Quindi anche loro sono parte della casta dei partiti.
"Uno conta uno" è ormai solo un vuoto slogan. Gli eletti non devono parlare in tv per evitare di essere strumentalizzati, mentre Beppe Grillo può dire al vicepresidente di un partito che si definisce fascista che non gli compete dire di essere antifascista, sapendo che sarà strumentalizzato? I cittadini che fanno parte del Movimento possono essere espulsi con un semplice messaggio sul blog, mentre le dichiarazioni di Beppe Grillo non possono essere soggette ad un giudizio dei partecipanti al movimento? Domande come queste rimangono da sempre senza risposta. Nessuna decisione fondamentale viene condivisa nel Movimento 5 stelle e nessuno nel Movimento se ne stupisce. Quei pochi che lo fanno, vengono cacciati.
Il Movimento 5 stelle, per come l'ho conosciuto io e per il quale ho sempre lottato, è finito e quindi non ha più senso farne parte. Dopo che il Non-Statuto è diventato carta straccia, ora anche l'ultima finzione è caduta: Beppe Grillo dopo essere diventato "capo politico" è anche il candidato-premier alle elezioni nazionali, dopo aver detto per anni che non si sarebbe mai candidato perchè condannato.
Ma io non voglio arrendermi, perchè continuo a credere nei principi ed i valori per i quali ho lottato, partecipando al Movimento 5 stelle, anche se ora ho deciso di uscirne. Se pensate che abbiano un senso le mie parole, potete continuare a seguirmi sul mio blog personale.
Marco Giustini - Consigliere al Comune di Roma - Municipio zona XVI

A me l’antifascismo compete (e di parecchio) Un movimento che nasce per chiedere più democrazia, non può essere non antifascista.
E’ una questione di logica e di senso delle parole, peraltro supportata, per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle, dai temi e dalle campagne portate avanti fino ad oggi, negli atti istituzionali delle persone che sono state elette in consigli regionali e comunali e nel fatto che i movimenti di sinistra che non si sono ancora venduti per una poltrona di assessore o un posto in parlamento, hanno sempre trovato nel M5S un loro interlocutore naturale (e l'alleanza di Carpi lo dimostra nei fatti), così come era evidente che la gran parte dei consensi raccolti dal M5S nelle sue prime elezioni, veniva proprio dai delusi dei partiti della cosiddetta sinistra “di governo”; che infatti accusavano il movimento di “rubargli i voti”.
La mia storia politica personale, che è pubblica su questo sito dal giorno in cui mi è stato richiesto da Rifondazione Comunista e da Carpi 5 Stelle di candidarmi, la mia scelta di aderire all’ANPI, sono lì a dimostrare che io mi ritengo in tutto e per tutto erede culturale della Resistenza e dello spirito dell’Assemblea Costituente, in gran parte tradito dall’evoluzione della classe politica di questo paese, ma valido e giusto nei suoi presupposti contenuti negli articoli fondamentali.
Sono antifascista per definizione e quindi l’antifascismo “mi compete” (e di parecchio)
Questa realtà è a mio modo di vedere incompatibile con la feccia di chi si definisce fascista del terzo millennio (Casa Pound, per intenderci) e su questo tema non ci possono essere margini di dubbio, quindi, molto semplicemente, dopo aver ascoltato le parole dette in libertà da Grillo, proprio nel momento che ci apprestiamo a partecipare ad un’elezione (per quanto viziata nella forma da una legge elettorale, quella sì fascistoide, ma che va benissimo al sistema dei maggiori partiti), non può per me essere valutata come uno dei tanti errori e mancanze nella gestione interna del movimento che ho segnalato da quando vi ho aderito fino ad oggi.
Dispiace vedere il lavoro di anni, di una moltitudine di persone, sprecato con questa leggerezza.
Dispiace constatare che l’unica possibilità praticabile di avere un grande movimento ecologista e democratico in Italia, motore di uno dei principali risultati in difesa dei Beni Comuni, come i referendum del 2010, getti all’aria questa incredibile opportunità, ma con l’antifascismo non si scherza e se siamo democratici, non possiamo dirci non antifascisti, quindi, per quanto mi riguarda, la mia esperienza con il Movimento 5 Stelle, si interrompe qui, perché quello che per me era chiaro ed evidente nella pratica quotidiana di questo movimento, non può compensare certe uscite ed esternazioni di quello che (purtroppo anche qui venendo meno rispetto alle premesse di due anni fa), si definisce il suo capo politico.
C’erano molte cose che ero convinto fossero errori di un Movimento ai suoi inizi, in un paese allo sfascio come l’Italia e a fronte un sistema partitico fra i peggiori d’Europa, per le quali ero e resto convinto che si sarebbe potuta dare una soluzione politica mano a mano che avessimo imparato insieme a esercitare un vera democrazia dal “basso”, ma per me la pregiudiziale antifascista inserita nella Costituzione rimane il punto da cui partire.
Se in futuro, nel Movimento 5 Stelle, questa cosa sarà chiarita, vorrà dire che ci si ritroverà più in là a condividere gli stessi temi e le stesse battaglie che abbiamo condotto in questi anni, insieme a tanti altri.
Per il momento, io non sono disponibile a continuare a lavorare in consiglio comunale, avendo in uno dei simboli del gruppo consiliare il nome di una persona che dice che “l’antifascismo non gli compete”:
Il 15 gennaio c’è un’assemblea organizzativa della Lista Carpi 5 Stelle, dove avremmo dovuto parlare di questioni rilevanti per il nostro territorio e di come organizzare la campagna elettorale, purtroppo ora dovrà valutare se mettere all’ordine del giorno anche la decisione fra il mantenere il proprio simbolo nel gruppo consiliare o sostituire il sottoscritto (cosa che non è certo da vivere come un dramma dato che sono convinto che tutti i cittadini non eletti che si sono candidati nel 2009 per Carpi 5 Stelle, saranno in grado di fare come e meglio di me in consiglio comunale, sui temi che ci hanno unito in questi anni).
Resto convinto che chi abbiamo scelto per essere eletto in Parlamento, pur con tutti i limiti delle parlamentarie del Movimento farà un ottimo lavoro e alla fine tutti i nodi interno al M5S verranno al pettine, spero in modo positivo e riconsegnando al paese una vera possibilità di rendere effettiva questa democrazia, ma per quanto mi riguarda, fino ad allora, sui valori fondamentali, non transigo.
Lorenzo Paluan, consigliere comunale a Carpi per la lista civica Carpi 5 stelle - PRC


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lunedì 9 gennaio 2012

Populismo distruttivo
Di Nicola Melloni

Il movimento 5 stelle è ormai un fenomeno politico rilevante e merita quindi qualche
considerazione. Alcune delle istanze che porta avanti sono condivisibili e, in qualche maniera, si può
pure capire il rifiuto a stringere alleanze, che potrebbe essere un pungolo importante per i partiti del
centro-sinistra: non ci si può più accontentare del meno peggio. Non starò dunque a stigmatizzare
il movimento per le sconfitte del centrosinistra in Piemonte e Molise, anzi. Nè mi soffermerò sulla
parificazione – invero forzatissima – che Grillo fece tra Moratti e Pisapia.

Epperò il movimento 5 stelle non può convincere e rappresenta, a mio parere, dei voti di protesta
fine a sè stessi e dunque, per definizione, deleteri. Partiamo da cosa manca: non una parola su come
uscire dalla crisi. Non può sorprendere da un partito o movimento che si dichiara post-ideologico.
Senza ideologie, cioè visioni del mondo, è difficile saper dare una chiave di lettura a fatti complessi e
dunque trovare le soluzioni. Non a caso il movimento si presenta agguerritissimo su micro-problemi
(che non vuol dire poco importanti!) in cui spesso un pò di buon senso può bastare per dire cose
condivisibili, dalla TAV all’uso delle biciclette. O alla denuncia degli intrighi del grande capitale.
Ottime idee per prendere voti a livello locale, poco o nulla quando si tratta di risolvere i problemi
nazionali, non parliamo di quelli europei.

Per far fronte a questo problema, Grillo si affida al populismo anche piuttosto becero. Semplifica
a spanne grossi problemi senza apprezzare le sfumature che fanno la sostanza delle cose. Insulta
ed aizza la folla. L’ultimo caso è il linciaggio mediatico del consigliere regionale del movimento in
Emilia-Romagna, additato al pubblico ludibrio solo per aver richiesto un aiuto in favore dell’Unità che
rischia di chiudere. Ma non è certo la prima volta, con Grillo che ha ingiuriato tutti quelli che con lui
avevano fatto un pezzo di strada, da Vendola a De Magistris.

D’altronde Grillo si presenta come un duro e puro, e ci puoi essere amico finchè accetti tutto quello
che dice, senza se e senza ma. Appena sgarri sei fuori, col furore tipico dei movimenti oltranzisti. E
come gli oltranzisti viene fatta di tutta l’erba un fascio. Tipico è il caso del finanziamento pubblico a
giornalie partiti. In entrambi i casi ci sono degli insostenibili scandali: si finanziano giornali inesistenti
come l’Avanti di Lavitola e si continuano a rimborsare le spesi folli delle campagne elettorali. Giusto
intervenire. Ma assai ingiusto dire che dati questi scandali vadano soppressi il fondo per l’editoria e
il rimborso elettorale. A Grillo che tanto critica il capitalismo attuale sembra piacere un pò troppo
il mercato selvaggio. Solo i giornali con molta pubblicità possono stare in edicola, solo i partiti con
finanziatori molto danarosi possono presentarsi alle elezioni. Il modello americano nella sua versione
più selvaggia.

Si rendono davvero conto gli elettori di Grillo che senza soldi pubblici solo i ricchi potrebbero farsi
un partito? E che comunque la sproporzione di mezzi comporterebbe che solo i partiti dei ricchi
avrebbero reali potenzialità di vincere le elezioni? Non sarebbe tanto più semplice fissare per legge
un massimo di spese elettorali (rimborsabili) e costringere tutti i partiti ad adeguarsi? E che dire dei
giornali? Pensa Grillo che solo quelli capaci di farsi un blog per i fatti loro debbano avere la possibilità
di parlare?

Se il discorso è questo – sopravvive solo chi è bravo, come ad esempio il Fatto Quotidiano – perchè
non estendere tale principio ad altri campi. Università private finanziate dalla capacità di attrarre
fondi. Ospedali privati con il pubblico pagante che decide quali sono i migliori. E via dicendo. Invece

la società ha dei costi che vanno finanziati pubblicamente e non possono essere lasciati al mercato.
Sanità ed istruzione sono tra questi, ma certo lo è anche la politica, bene pubblico per eccellenza. La
via di Grillo è semplicemente la via per l’oligarchia.

Infine lo stile, che in politica è anche parte della sostanza. Sorvolerò sulla costante camicia nera
degli inizi, sostituita ora da un più sobrio bianco, o sul grido di battaglia “Italiani!”, assai sinistro per
chiunque conosca un pò di storia. Ma è inevitabile stigmatizzare gli insulti rivolti a mezzo mondo
e comunque a tutti quelli che non sono d’accordo con lo stesso Grillo. Un “vaffanculo” può essere
anche catartico in alcuni momenti, ma non può diventare lo slogan principale di un movimento
democratico. Nel frattempo Grillo rifiuta qualsiasi discussione con gli avversari, preferendo
imperversare nel web senza contraddittorio. Quindi rifiuta interviste e confronti pubblici, affidandosi
solo a monologhi. Dove l’avevamo già visto questo comportamento? Ah, già, ad Arcore. Grillo da
ottimo comunicatore mischia un pò di celodurismo leghista con lo stile da piazzista di Berlusconi,
cioè i due fenomeni mediatici degli ultimi 20 anni. Ma per quanto di successo, rimangono due
modelli profondamente reazionari, basati sulla leadership carismatica e non democratica, sul
settarismo e sul populismo. Non proprio il nuovo che avanza.

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