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mercoledì 26 dicembre 2012

Il grande crash spagnolo

Oggi proponiamo un documentario prodotto da Paul Mason che racconta la crisi finanziaria in Spagna.




Il documentario è stato duramente attaccato dal governo spagnolo e questo è solamente un motivo in più per guardarlo. Mason, che ha seguito per NewsNight tutta l'evolversi della crisi greca e di quella europea in generale, fornisce un dettagliato resoconto di cosa sia la vita in Spagna ai tempi della crisi, dell'economia drogata dalla finanza e di come i salvataggi della UE siano sempre a favore dei soliti noti.
Un'ora di grande giornalismo, da non perdere assolutamente e da diffondere il più possibile.



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domenica 25 marzo 2012

Monti: un evidente problema di inadeguatezza comunicativa
Di Monica Bedana

E' irritante il governo dei tecnici bocconiani e dei banchieri nella sua costante incapacità di usare il registro adeguato nel linguaggio. Azzeccare il registro significa, per chi parla, sapersi adeguare alla situazione comunicativa; nella maggior parte dei casi è questione di buon senso, di tatto e di sensibilità. Nel caso di un politico (perché Monti politico è o come tale esercita) è sinonimo di arguzia. Nel caso di un presidente del Governo, il registro giusto dovrebbe esprimere sempre l'essenza, la sintesi di tutto il suo programma per il Paese; è con le parole, per prime, che si dimostra di essere all'altezza di una situazione, di un incarico.

Ci vergognavamo come bestie delle barzellette e delle uscite di tono di Berlusconi; poi i più hanno accolto con sollievo l'aplomb di Monti, che almeno nella forma ci risparmiava molte brutte figure di fronte al mondo.
Nella sostanza invece niente è cambiato: questo governo "non sa stare, non sa comportarsi" e, per giunta, esce di tono in modo saccente, tedioso e piscia fuori dal boccale con una frequenza sempre più preoccupante. Ormai non si contano più le dichiarazioni "male interpretate" e le smentite più imbarazzanti delle dichiarazioni stesse.

Ieri il presidente del Governo ha detto a Cernobbio, alla Confcommercio, che la Spagna sta dando a tutta l'Europa motivi di grande preoccupazione perché i suoi tassi di interesse crescono, non ha prestato la minima attenzione ai suoi conti pubblici e ciò può essere contagioso per l'Italia in breve.Eppure solo un mese fa aveva elogiato con enfasi la politica economica di Rajoy a Roma.

"Profondo malessere" immediato a Madrid, che ha obbligato poi Roma ad emettere un comunicato stampa in cui l'Italia "sottolinea la piena fiducia verso il Governo spagnolo", che "non è più focolaio di infezione".
Sí, focolaio di infezione.
E se domani in Italia la peste bubbonica dello spread si espande, l'untore sarà Rajoy.


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mercoledì 30 novembre 2011

Monti, Rajoy e il volo per l'Europa
Di Monica Bedana

In un andirivieni continuo tra l'Italia e i centri del potere europeo, costantemente arrampicato sulle esili fronde della difesa di progetti ancora intangibili di risanamento dell'economia italiana, il professor Monti in questi giorni pare il barone rampante. Si arrampica ovunque possa farsi udire per rassicurare gli esigenti interlocutori europei che l'Italia farà le riforme che ci esigono e per scongiurare, al tempo stesso, la seria possibilità che il nostro Paese precipiti in serie B, il girone della seconda velocità previsto da un minaccioso “patto segreto” come contrappasso per gli accidiosi dell'economia. 
Quindi, pochi giorni fa l'abbiamo visto ad un vertice a tre con Merkel e Sarkozy, ieri in un eurogruppo a Bruxelles nella sua veste di ministro dell'economia, oggi all'ecofin. Il barone rampante non smette di girovagare ma Sarkozy, incollerito e minacciante come il padre letterario del vero barone perfino la domenica  gli esige fretta nello scendere dagli alberi e mettersi finalmente all'opera.

Il messaggio chiaro è che l'Italia stia sprecando tempo prezioso e si adoperi maggiormente a fornire garanzie che a metterle in pratica. Nel frattempo il Paese paga un prezzo record -quasi l'8%- per piazzare il suo debito a tre anni, quando solo un mese fa, con lo screditatissimo Berlusconi ancora al timone, un 4,9% era bastato. Ed il differenziale, a tratti, nella giornata di ieri ha di nuovo superato i temuti 500 punti. Paura, sfiducia i termini più ricorrenti sulla stampa internazionale per definire le sensazioni che l'Italia provoca sui mercati. Se questo è l'effetto del barone Monti, brillante e rampante a tu per tu con Napoleone la zarina, allora preferisco il silenzioso profilo dell'uomo dalle mille sconfitte, Mariano Rajoy, al confronto del professore un debole Icaro dalle ali di cera. Nessuno lo incalza, nessuno lo sprona, nessuno lo cerca per rimproverarlo: è l'enorme vantaggio concessogli dal fatto che (quasi) nessuno sappia chi è. E mentre in Italia si fa baccano per le nomine dei sottosegretari, Rajoy cela con ostinazione i nomi dei membri del suo futuro e prossimo governo, tanto da far pensare che nemmeno lui li conosca ancora. Non solo: sempre a disagio nelle riunioni internazionali, invece di praticare un presenzialismo sfrenato per perorare la causa spagnola, aspetta con fiducia che l'Europa gli faccia visita a domicilio. 
Ieri è venuto a trovarlo Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Europea. Alla fine dell'incontro, nessuna dichiarazione dei due insieme; Tajani ha detto di aver chiesto al presidente eletto i contenuti delle riforme economiche che il futuro governo intende applicare ma “il commissario ha segnalato che Rajoy non gli ha presentato nessuna proposta concreta perché sta ancora lavorando su come mandarla in porto”.
Tutto senza fretta, in una giornata tranquilla sul mercato spagnolo e con la notizia che il disavanzo nei conti dello Stato tra entrate e uscite è diminuito in questi mesi del 17% rispetto allo stesso periodo del 2010. Non poco, non male. Zapatero, anche lui desaparecido, lavora in silenzio e facilita il passaggio delle consegne.

Stili e carriere completamente opposti; eppure dovrebbero essere questi due uomini diversissimi, Monti e Rajoy, ad iniziare a far fronte comune in Europa per la salvaguardia della pari dignità di tutti gli Stati membri. Affinché i baroni del nord, ottusi, inamovibili, privi di solidarietà e di buonsenso non spicchino il volo a bordo della mongolfiera, lasciando a terra, svuotata, un'istituzione da cui sono stati i primi a trarre ogni beneficio.

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