Di @MonicaRBedana
Parlare di TAV in questi giorni è come stringere tra le mani il filo spinato che delimita i cantieri. L'attenzione dell'opinione pubblica viene massicciamente spostata sulla violenza delle molotov, dei facinorosi che aggrediscono i "traditori" che lavorano alla Maddalena, delle minacce di morte sul web. Funziona così la messa alle corde mediatica di una comunità che da vent'anni tenta di far sentire pacificamente la propria voce, spiegare le proprie ragioni e chiede di essere ascoltata. Ascoltare non è certo prerogativa di questa politica né di questo Governo, frutto di un tradimento della volontà di cambiamento in cui sperava il Paese.
Non ci deve sorprendere quindi il silenzio pressochè assoluto sulla notizia che la Pato Perforazioni di Occhiobello, in provincia di Rovigo, a cui nel marzo scorso non è stata rinnovata la certificazione antimafia, da qualche giorno abbia iniziato tranquillamente i lavori nel cantiere. Un nome che si aggiunge alla lista dei meriti delle aziende che già lavorano alla TAV esibendo un curriculum di tutto rispetto di condanne per tangenti e bancarotta.
E si accelera affinchè venga confermato il patto con la Francia tra due settimane, siglato sotto pesi e misure diverse del concetto di legalità; una pratica a cui abbiamo fatto il callo, grazie alla quale gli interessi dei mafiosi sono protetti ed i diritti dei cittadini annullati.
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venerdì 17 maggio 2013
martedì 2 aprile 2013
Nel PD si scatena la guerra sul TAV
Ormai siamo allo scontro aperto. Da una parte Fassino e i piemontesi, dall'altra Puppato ed Emiliano, con in mezzo Bersani e i romani che tacciono non riuscendo (o non volendo) ridiscutere la situazione del trasporto ad alta velocità. I fatti sono noti, con Puppato ed Emiliano in visita ai cantieri che si schierano per abbandonare, o quantomeno congelare, il progetto della Torino-Lione. E le reazioni isteriche di Fassino e soci.
Finalmente nel PD sembra avanzare una discussione seria, con esponenti importanti che fanno sentire la propria voce per chiudere una stagione assurda di monolitismo nella quale il progetto europeo non si poteva neanche discutere. Invece Puppato con una bella lettere al Corriere ha detto le cose come stanno. Perché spendere una montagna di soldi per la Torino-Lione quando questi soldi non ci sono, quando il cantiere finirà nel 2040, quando gli effetti occupazionali e di crescita sono modestissimi? Ma soprattutto perchè farlo quando per quei soldi ci sarebbero opportunità - anzi, io direi necessità - di investimento ben più urgenti?
Come detto su questo blog qualche giorno fa, se il PD vuole ricominciare a parlare ai cittadini deve farlo partendo dai bisogni materiali. E i bisogni materiali di molti cittadini sono legati non al TAV ma al trasporto locale, alla situazione dei pendolari. Investire sulle linee locali vuol dire ridurre i tempi di trasporto, le condizioni di viaggio, vuol dire anche ammodernare il paese e renderlo più efficiente, competitivo e produttivo. Mentre invece si sta andando in direzione completamente opposta - basti pensare al ridimensionamento dei trasporti pubblici tra Grosseto e Roma, alla faccia della mobilità. Fare politica vuol dire ordinare le proprie priorità - cosa fare e quando farlo, dove fare investimenti, a favore di chi spendere i soldi esistenti. In questo caso, per un partito che si voglia ancora dire di sinistra - ma forse anche semplicemente dotato di buon senso - la scelta pare davvero scontata.
Finalmente nel PD sembra avanzare una discussione seria, con esponenti importanti che fanno sentire la propria voce per chiudere una stagione assurda di monolitismo nella quale il progetto europeo non si poteva neanche discutere. Invece Puppato con una bella lettere al Corriere ha detto le cose come stanno. Perché spendere una montagna di soldi per la Torino-Lione quando questi soldi non ci sono, quando il cantiere finirà nel 2040, quando gli effetti occupazionali e di crescita sono modestissimi? Ma soprattutto perchè farlo quando per quei soldi ci sarebbero opportunità - anzi, io direi necessità - di investimento ben più urgenti?
Come detto su questo blog qualche giorno fa, se il PD vuole ricominciare a parlare ai cittadini deve farlo partendo dai bisogni materiali. E i bisogni materiali di molti cittadini sono legati non al TAV ma al trasporto locale, alla situazione dei pendolari. Investire sulle linee locali vuol dire ridurre i tempi di trasporto, le condizioni di viaggio, vuol dire anche ammodernare il paese e renderlo più efficiente, competitivo e produttivo. Mentre invece si sta andando in direzione completamente opposta - basti pensare al ridimensionamento dei trasporti pubblici tra Grosseto e Roma, alla faccia della mobilità. Fare politica vuol dire ordinare le proprie priorità - cosa fare e quando farlo, dove fare investimenti, a favore di chi spendere i soldi esistenti. In questo caso, per un partito che si voglia ancora dire di sinistra - ma forse anche semplicemente dotato di buon senso - la scelta pare davvero scontata.
lunedì 25 marzo 2013
Due o tre cose che potrebbe fare il PD
Dentro il PD si è già scatenata la battaglia, da una parte quelli, alla Fassina, che vogliono un governo di rottura, dall'altra chi, come i seguaci di Renzi (e, immaginiamo, tanti vecchi big), vuole un governo di scopo con Berlusconi, probabilmente con l'appoggio del Colle. Circa sulla stessa linea si dividono i grandi giornali, col Corriere che parla di aperture a Monti, Cancelleri, addirittura Bombassei, mentre la Repubblica racconta di un Bersani con Rodotà e altre personalità d'area.
Il problema non è di poco conto. Berlusconi vuole l'accordo ma non il cambiamento; Grillo invece, dice di voler cambiare le cose ma non vuole nessun accordo. A soffrirne sarebbe solo il Paese che ha bisogno di un vero e proprio cambio di marcia.
Partendo magari dalle cose più semplici che sono anche quelle di maggiore impatto. Per esempio sul Corriere di domenica Dario di Vico ha raccontato la situazione disastrosa dei pendolari italiani, tra chi va in macchina, chi in bus, chi in treno, con una disorganizzazione totale, una rete obsoleta, infrastrutture inadeguate. Ebbene, in una situazione del genere, con pochi soldi e quindi con la necessità di fare scelte, non sarebbe un segnale di grandissima discontinuità sospendere a tempo indeterminato la TAV Torino-Lione e dedicare tutte quelle risorse al problema dei pendolari? La TAV, si dice, porta investimenti (sicuramente), lavoro (in parte), crescita (tutto da dimostrare) ma poco o nessun miglioramento nella qualità della vita delle persone. Una modernizzazione del sistema pendolare invece potrebbe allo stesso tempo avere un effetto benefico sulla vita di milioni di persone ed anche migliorar notevolmente la produttività (niente ritardi, meno stress, meno tempi morti e persi, etc etc..).
Nella stessa maniera si potrebbe decidere di cancellare completamente il programma degli F 35. Non una riduzione degli apparecchi comprati, proprio una rinuncia al programma, come per altro fatto senza scandali da altri Paesi, anche in virtù di un prodotto che, secondo molti mezzi di informazione tra cui il NYT, ha una spesa completamente fuori controllo e difetti tecnici disastrosi. Anche qui, i soldi per la ricerca servirebbero come il pane, per costruire basi solide per il presente e soprattutto il futuro del paese, per non perdere più talenti e intelligenze ma per attirarle, per rendere un servizio al sistema economico integrato, per investire in uno dei settori chiavi del Paese, l'Università.
Ed infine, la scuola pubblica. A Bologna a Maggio si terrà un referendum per togliere i fondi alle scuole private paritarie. Come si ricorderà il dettato costituzionale spiega chiaramente che alle scuole private è riconosciuta pari dignità ma senza oneri per lo Stato. Cosa puntualmente disattesa da Governo, Regioni e Comuni, comprese indubbiamente tante amministrazione di centrosinistra. Ecco, sarebbe bello che per rispetto sia ai cittadini che alla legge il PD chiudesse immediatamente questo assurdo movimento di soldi verso le private. Nella scuola pubblica non ci sono i soldi per la carta igienica e intanto paghiamo parte della retta (che rimane comunque più cara che nel pubblico) finanziando le scuole private?
Qui non si tratta diciamolo chiaramente, di fare niente di rivoluzionario, semplicemente di buon senso. Di stare dalla parte dei cittadini. Di non trincerarsi dietro interessi più grandi e spesso intangibili per i più. Ma di concentrarsi in progetti che migliorino, giorno per giorno, la vita degli italiani. Programmi inattaccabili cui dovrebbero dare il voto tutti quelli cui interessa il futuro dell'Italia.
Il problema non è di poco conto. Berlusconi vuole l'accordo ma non il cambiamento; Grillo invece, dice di voler cambiare le cose ma non vuole nessun accordo. A soffrirne sarebbe solo il Paese che ha bisogno di un vero e proprio cambio di marcia.
Partendo magari dalle cose più semplici che sono anche quelle di maggiore impatto. Per esempio sul Corriere di domenica Dario di Vico ha raccontato la situazione disastrosa dei pendolari italiani, tra chi va in macchina, chi in bus, chi in treno, con una disorganizzazione totale, una rete obsoleta, infrastrutture inadeguate. Ebbene, in una situazione del genere, con pochi soldi e quindi con la necessità di fare scelte, non sarebbe un segnale di grandissima discontinuità sospendere a tempo indeterminato la TAV Torino-Lione e dedicare tutte quelle risorse al problema dei pendolari? La TAV, si dice, porta investimenti (sicuramente), lavoro (in parte), crescita (tutto da dimostrare) ma poco o nessun miglioramento nella qualità della vita delle persone. Una modernizzazione del sistema pendolare invece potrebbe allo stesso tempo avere un effetto benefico sulla vita di milioni di persone ed anche migliorar notevolmente la produttività (niente ritardi, meno stress, meno tempi morti e persi, etc etc..).
Nella stessa maniera si potrebbe decidere di cancellare completamente il programma degli F 35. Non una riduzione degli apparecchi comprati, proprio una rinuncia al programma, come per altro fatto senza scandali da altri Paesi, anche in virtù di un prodotto che, secondo molti mezzi di informazione tra cui il NYT, ha una spesa completamente fuori controllo e difetti tecnici disastrosi. Anche qui, i soldi per la ricerca servirebbero come il pane, per costruire basi solide per il presente e soprattutto il futuro del paese, per non perdere più talenti e intelligenze ma per attirarle, per rendere un servizio al sistema economico integrato, per investire in uno dei settori chiavi del Paese, l'Università.
Ed infine, la scuola pubblica. A Bologna a Maggio si terrà un referendum per togliere i fondi alle scuole private paritarie. Come si ricorderà il dettato costituzionale spiega chiaramente che alle scuole private è riconosciuta pari dignità ma senza oneri per lo Stato. Cosa puntualmente disattesa da Governo, Regioni e Comuni, comprese indubbiamente tante amministrazione di centrosinistra. Ecco, sarebbe bello che per rispetto sia ai cittadini che alla legge il PD chiudesse immediatamente questo assurdo movimento di soldi verso le private. Nella scuola pubblica non ci sono i soldi per la carta igienica e intanto paghiamo parte della retta (che rimane comunque più cara che nel pubblico) finanziando le scuole private?
Qui non si tratta diciamolo chiaramente, di fare niente di rivoluzionario, semplicemente di buon senso. Di stare dalla parte dei cittadini. Di non trincerarsi dietro interessi più grandi e spesso intangibili per i più. Ma di concentrarsi in progetti che migliorino, giorno per giorno, la vita degli italiani. Programmi inattaccabili cui dovrebbero dare il voto tutti quelli cui interessa il futuro dell'Italia.
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