Stretto nell'angolo, senza direzione, senza idee, il PD ha trovato l'unico nome che potesse, in qualche maniera, ricompattare il partito. Quello di Romano Prodi.
Prodi è persona per bene, il suo nome non nasce da un patto col diavolo, ma è anzi il numero uno degli antiberlusconiani. Niente da dire.
Rimane però una candidatura debole. Intanto è una candidatura decisamente di parte, che non solo aliena il PDL ma difficilmente prenderà i voti grillini. Votare il proprio candidato è legittimo, ma vuol dire condannarsi all'isolamento. Meglio soli che male accompagnati, si dirà. Ma il messaggio del PD nei giorni scorsi è stato sempre l'opposto di questo. Una volta che il partito è andato in pezzi, una volta che la protesta è dilagata (e fino a ieri veniva ignorata, addirittura dileggiata da esponenti del PD che non "sentivano" la voce della base...), si è dovuto cambiare tattica e strategia in fretta e furia. Ma si rimane, comunque, un partito allo sbando, senza una idea precisa di quel che fare, trascinato dagli eventi invece che trascinatore.
Prodi inoltre, nonostante sia una persona per bene, è l'emblema, insieme a Berlusconi, della seconda Repubblica. Quella seconda Repubblica fallimentare, ormai marcia, che gli italiani ormai non sopportano più. E dunque Prodi non è proprio un segnale di rottura e cambiamento, tutt'altro.
Ma stava andando peggio, poteva andare peggio.
Il PD ha comunque perso un'occasione storica, ripartire da Rodotà per aprire una nuova stagione politica, e forse per tirare Grillo dentro il governo sulla base dei fatti, del cambiamento. Ma Rodotà è personaggio scomodo, troppo di sinistra, firmatario dell'appello per il voto al referendum bolognese che vuol togliere i soldi alla scuola privata, padre nobile dei movimenti per i beni pubblici. Tutte cose di sinistra. Troppo di sinistra per il PD.
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venerdì 19 aprile 2013
SEL: un ruolo nel futuro
Di @MonicaRBedana
La minuscola SEL, che le profezie volevano fagocitata dalla coalizione col PD; dileggiata perchè si dava per scontato che avrebbe rinunciato al proprio programma pur di sedere sui banchi del Parlamento; accusata dalla sinistra di aver spaccato l’unità a sinistra per buttarsi al centro (leggenda urbana pari solo a quella che vuole Bertinotti colpevole di aver fatto cadere Prodi).
Questa piccola grande SEL è l’unico barlume di sinistra che rimane in piedi.
E mi auguro sia destinata a raccogliere e rimettere insieme pazientemente i cocci di un’identità frantumata. Un’eredità pesantissima, dolorosa e appassionante perchè, comunque vada, non c’è idea di sinistra che esca dalle macerie del PD (al massimo una manciata di giovani turchi volenterosi). Non è sinistra quella che con buona parte della Prima Repubblica si afferra al potere al prezzo di perpetuare, anzi, perpetrare Berlusconi. Non lo è l’alternativa di Renzi, per il quale l’articolo 18 è tabù almeno quanto per Confidustria. Mentre la proposta di Barca poteva essere tutto, non fosse stato per quel tempismo da legge di Murphy.
SEL un programma di sinistra ce l’ha, intatto.
Una dignità di sinistra l’ha conservata e dimostrata, votando compatta Rodotà, sfilandosi con coraggio da una coalizione che non rappresenta più da un pezzo i propri votanti (e nemmeno sé stessa, in buona parte).
Ha saputo comporre col M5S l’unico dialogo minimamente fecondo di questi 54 giorni sterili di democrazia.
Ci ha regalato una donna presidente della Camera solida (come non conoscevamo dai tempi della Iotti) e capace di emozionarci pronunciando la parola “uguaglianza”.
Se il futuro appartiene ancora a chi, nonostante tutto, non si è disilluso, SEL dovrebbe pensare subito al proprio ruolo in quel futuro.
mercoledì 17 aprile 2013
Bersani&C: per votare Rodotà non è troppo tardi
L'inazione politica del PD ha colpito ancora. Candidati semi-segreti che escono sui giornali per poi non essere né smentiti nè confermati. Incontri con Berlusconi per parlare di presidenti, perché bisogna garantire tutti. Ma soprattutto liti nel partito, una parte tifa Prodi, un'altra Finocchiaro, e i cattolici vogliono Marini. Con in mente soprattutto quello che succederà dopo l'elezione, dimenticando, a volte, che il Presidente rimarrà in carica 7 anni e non 3 mesi. Non proprio un bello spettacolo, con il nome del candidato che rimane un segreto fino alla fine, manco fosse il gioco dei pacchi. Bell'esempio di politica nuova.
Dopo aver sperimentato con successo il metodo Boldrini-Grasso il PD sembra aver dimenticato l'unico vero successo portato a casa da mesi a questa parte. Lasciando così l'iniziativa a Grillo, che con le sue primarie ha scavalcato il PD a sinistra e con mossa intelligente ha proposto candidati super partes ma politicamente riconducibili al campo progressista. Un modo per andare a vedere le carte del campo avversario.
Gabanelli, Strada, Rodotà: 3 nomi di alto profilo. I primi due ottimi esponenti della società civile, persone serissime, ma forse non troppo adatte al ruolo di Presidente. Rimane Rodotà su cui Grillo ha già speso parole di stima e di possibile accordo. Al momento nel silenzio tombale, drammatico del PD. Votarlo sarebbe la scelta più intelligente, più giusta. Certo, rischia di diventare una scelta debole perché imposta da altri, ma questo è il prezzo che si paga ad aspettare troppo. Forse Rodotà che sostiene il referendum a Bologna per togliere i finanziamenti alle scuole private, quello stesso Rodotà che si batter per i beni comuni contro la mercificazione dei diritti è un candidato scomodo per il PD, o almeno per una sua parte. Ma è un candidato che gran parte degli elettori di sinistra apprezzerebbe, che garantirebbe cittadini e Costituzione e non solo un qual certo ceto politico. Un candidato che potrebbe aprire nuove prospettive anche di governo del Paese, una convergenza su un cambiamento vero.
Non è troppo tardi per votarlo.
Dopo aver sperimentato con successo il metodo Boldrini-Grasso il PD sembra aver dimenticato l'unico vero successo portato a casa da mesi a questa parte. Lasciando così l'iniziativa a Grillo, che con le sue primarie ha scavalcato il PD a sinistra e con mossa intelligente ha proposto candidati super partes ma politicamente riconducibili al campo progressista. Un modo per andare a vedere le carte del campo avversario.
Gabanelli, Strada, Rodotà: 3 nomi di alto profilo. I primi due ottimi esponenti della società civile, persone serissime, ma forse non troppo adatte al ruolo di Presidente. Rimane Rodotà su cui Grillo ha già speso parole di stima e di possibile accordo. Al momento nel silenzio tombale, drammatico del PD. Votarlo sarebbe la scelta più intelligente, più giusta. Certo, rischia di diventare una scelta debole perché imposta da altri, ma questo è il prezzo che si paga ad aspettare troppo. Forse Rodotà che sostiene il referendum a Bologna per togliere i finanziamenti alle scuole private, quello stesso Rodotà che si batter per i beni comuni contro la mercificazione dei diritti è un candidato scomodo per il PD, o almeno per una sua parte. Ma è un candidato che gran parte degli elettori di sinistra apprezzerebbe, che garantirebbe cittadini e Costituzione e non solo un qual certo ceto politico. Un candidato che potrebbe aprire nuove prospettive anche di governo del Paese, una convergenza su un cambiamento vero.
Non è troppo tardi per votarlo.
martedì 16 aprile 2013
Amato o Rodotà? Le difficili scelte del PD
Una cara amica molto addentro alle cose del PD mi dice che non c'è da fidarsi dei media soprattutto in questi momenti. Insomma, i nomi che sono venuti fuori in questi giorni non sono probabilmente veri. Che dire, lo spero davvero. Secondo Repubblica e Corriere la rosa dei candidati PD (leggi, del segretario Bersani) sarebbe Marini, Finocchiaro, Amato. Nomi, francamente, impresentabili. Davanti alla voglia di rinnovamento espressa dal paese - e ben recepita da Bersani con l'elezione di Grasso e Boldrini - questi candidati andrebbero in direzione completamente opposta, candidati di establishment che farebbero l'occhiolino al voto dei berluscones. Marini, grande vecchio democristiano. Finocchiaro, in Parlamento dal 1988, e con qualche scheletro nell'armadio - no, non la foto all'IKEA, ma aver corso per la regione Sicilia, perso, e poi essersi trasferita armi e bagagli in Senato senza colpo ferire. Ma il peggio, se possibile, sarebbe Amato, luogotenente craxiano della prima Repubblica, Primo Ministro tecnico a inizio anni 90, Primo Ministro ancora durante la travagliatissima legislatura 96-2001. A torto o (soprattutto) a ragione, l'emblema della politica di palazzo, del compromesso di potere, della politica da buttare degli ultimi 30 anni.
Proprio perchè mi pare un harakiri incredibile per il PD, voglio credere che si tratti di chiacchere dei giornali. Più facile e ragionevole sarebbe invece rivolgersi al M5S che nelle sue Quirinarie ha proposto molti nomi che in qualche maniera sono riconducibili al campo progressista. Lasciando perdere Gabanelli e Strada - ottimi esponenti della società civile che bene farebbero a rimanere dove sono - non possono non saltare all'occhio i nomi di Prodi, Zagrebelsky e Rodotà. Il primo, sostenuto dall'insolita coppia Vendola-Renzi sarebbe il garante dell'anti-berlusconismo al Quirinale, nonché un candidato con un pedigree internazionale di tutto rispetto. Un bel nome con un difetto: non si apre una nuova fase politica con un nome che è stato, insieme a Berlusconi, il fulcro della Seconda Repubblica.
Gli altri due sono invece due veri e propri presidente di garanzia: non garanzia dei partiti, non garanzia degli equilibri politici esistenti, non garanzia di certi poteri e interessi. Garanzia, invece, dei cittadini e della Costituzione. Garanzia soprattutto dei diritti che così spesso sono sotto attacco negli ultimi anni. In breve, garanzia di democrazia. Non dovrebbe essere dunque una scelta difficile, per un partito che si chiama democratico.
Per firmare per Rodotà Presidente della Repubblica puoi firmare qui.
Proprio perchè mi pare un harakiri incredibile per il PD, voglio credere che si tratti di chiacchere dei giornali. Più facile e ragionevole sarebbe invece rivolgersi al M5S che nelle sue Quirinarie ha proposto molti nomi che in qualche maniera sono riconducibili al campo progressista. Lasciando perdere Gabanelli e Strada - ottimi esponenti della società civile che bene farebbero a rimanere dove sono - non possono non saltare all'occhio i nomi di Prodi, Zagrebelsky e Rodotà. Il primo, sostenuto dall'insolita coppia Vendola-Renzi sarebbe il garante dell'anti-berlusconismo al Quirinale, nonché un candidato con un pedigree internazionale di tutto rispetto. Un bel nome con un difetto: non si apre una nuova fase politica con un nome che è stato, insieme a Berlusconi, il fulcro della Seconda Repubblica.
Gli altri due sono invece due veri e propri presidente di garanzia: non garanzia dei partiti, non garanzia degli equilibri politici esistenti, non garanzia di certi poteri e interessi. Garanzia, invece, dei cittadini e della Costituzione. Garanzia soprattutto dei diritti che così spesso sono sotto attacco negli ultimi anni. In breve, garanzia di democrazia. Non dovrebbe essere dunque una scelta difficile, per un partito che si chiama democratico.
Per firmare per Rodotà Presidente della Repubblica puoi firmare qui.
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