Visualizzazione post con etichetta Elezioni 2013. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Elezioni 2013. Mostra tutti i post

venerdì 19 aprile 2013

SEL: un ruolo nel futuro

Di @MonicaRBedana

La minuscola SEL, che le profezie volevano fagocitata dalla coalizione col PD; dileggiata perchè si dava per scontato che avrebbe rinunciato al proprio programma pur di sedere sui banchi del Parlamento; accusata dalla sinistra di aver spaccato l’unità a sinistra per buttarsi al centro (leggenda urbana pari solo a quella che vuole Bertinotti colpevole di aver fatto cadere Prodi).

Questa piccola grande SEL è l’unico barlume di sinistra che rimane in piedi. 
E mi auguro sia destinata a raccogliere e rimettere insieme pazientemente i cocci di un’identità frantumata. Un’eredità pesantissima, dolorosa e appassionante perchè, comunque vada, non c’è idea di sinistra che esca dalle macerie del PD (al massimo una manciata di giovani turchi volenterosi). Non è sinistra quella che con buona parte della Prima Repubblica si afferra al potere al prezzo di perpetuare, anzi, perpetrare Berlusconi. Non lo è l’alternativa di Renzi, per il quale l’articolo 18 è tabù almeno quanto per Confidustria. Mentre la proposta di Barca poteva essere tutto, non fosse stato per quel tempismo da legge di Murphy.

SEL un programma di sinistra ce l’ha, intatto.

Una dignità di sinistra l’ha conservata e dimostrata, votando compatta Rodotà, sfilandosi con coraggio da una coalizione che non rappresenta più da un pezzo i propri votanti (e nemmeno sé stessa, in buona parte).

Ha saputo comporre col M5S l’unico dialogo minimamente fecondo di questi 54 giorni sterili di democrazia.

Ci ha regalato una donna presidente della Camera solida (come non conoscevamo dai tempi della Iotti) e capace di emozionarci pronunciando la parola “uguaglianza”.

Se il futuro appartiene ancora a chi, nonostante tutto, non si è disilluso, SEL dovrebbe pensare subito al proprio ruolo in quel futuro.


sabato 9 marzo 2013

Nuovo presidente, programma anti-crisi e cambio di marcia: proposte per una exit strategy dallo stallo politico

L'impasse politico pare senza via d'uscita, soprattutto per il PD, incastrato tra la Scilli di una alleanza col M5S (e con il conseguente ricatto di Grillo) e la Cariddi di un governissimo che rischierebbe di polverizzare la già traballante credibilità dei democrats. 
Bersani pare indirizzato a tutta forza verso la prima opzione, anche se Grillo gli ha per ora sbattuto tutte le porte in faccia - come era assai facile prevedere, il M5S ha poco da guadagnare a sostenere un governo della cosiddetta "casta".  Altri settori del suo partito - sempre gli stessi - vorrebbero un accordo con Berlusconi, per ora negato dalla direzione. Dietro loro soprattutto Napolitano che pare non voglia governi di minoranza e veda dunque di buon occhio un nuovo governo tecnico o addirittura una ammucchiata PD-PDL (e perché no, Monti). 
In entrambi i casi - anche se il secondo è infinitamente peggio del primo - i rischi sono grandissimi e le possibilità di riuscita estremamente basse. E bisognerebbe quindi forse pensare ad una alternativa, magari un ritorno alle urne, sperabilmente con una nuova legge elettorale. 

Prima però ci sarebbe da eleggere il Presidente della Repubblica e qui il PD potrebbe far vedere di avere imparato le lezioni della sconfitta elettorale. Gli Italiani hanno chiesto un gesto netto di discontinuità e di cambiamento, basta con la vecchia classe politica, basta con i vecchi accordi. Quindi, ovviamente, no a D'Alema, ma anche Finocchiaro, Prodi e Amato non sono assolutamente compatibili con l'attuale situazione politica. Bisognerebbe individuare una figura di grande prestigio e che interpreti il ruolo in maniera totalmente diversa rispetto a quanto fatto da Napolitano. Un presidente che abbia a cuore non tanto la governabilità, la saldezza del sistema politico e tantomeno gli accordi internazionali, non la responsabilità verso i mercati ed i poteri forti ma la responsabilità verso i cittadini e la difesa dei loro diritti  fondamentali (lavoro, sanità e scuola pubblica, tra gli altri). E nessuno meglio di Rodotà - da sempre uno strenuo difensore dei diritti, al di fuori della mischia politica, e candidato di vera rottura - potrebbe dunque ricoprire questo ruolo. Una figura che farebbe capire molto bene agli elettri che il PD ha chiuso la stagione delle crostate e degli accordi col PDL (che mai voterebbe una persona come Rodotà) ed è pronto ad aprire una stagione nuova.

E a quel punto, sfidare Grillo con un programma sociale e radicale, di vero rinnovamento politico e morale che per la prima volta dopo decenni si concentri sui temi più urgenti, quelli che più stanno a cuore all'elettorato e meno all'establishment: sanità e scuola pubblica, no al fiscal compact, nuova legge sul lavoro, spesa sociale per tutelare reddito e consumo. E poi la spending review che tutti si aspettano, quella dei privilegi, ancora più insostenibili in un paese in crisi: costi della politica ma anche e soprattutto pubblica amministrazione, autoblu ma anche i compensi per i consiglieri di amministrazione delle società pubbliche e benefit dei manager pubblici. Continuando con un tetto massimo a pensioni (anche se si toccano diritti acquisiti, come se non si fossero finora toccati quelli dei lavoratori...) e ai salari, come nella comunistissima Svizzera. Un segnale chiaro, in netta controtendenza a quelli dati finora: nella crisi devono cominciare a pagare quelli che stanno meglio. Non basta: ci sono spese che in questo momento non possiamo sostenere, a cominciare da TAV e F35. A prescindere dal merito, comunque discutibile, bisognerebbe comunque spiegare che in un momento in cui tutti stringiamo la cinghia la nostra prima preoccupazione è che tutte o quasi le risorse disponibili vadano verso il welfare dei cittadini e gli aiuti alle imprese. 
Con un tale programma si può e si deve sfidare il M5S in Parlamento o alle urne, senza alcun timore, per offrire una alternativa progressista e di sinistra alla rabbia e al disagio sociale.

In questo senso il discorso di Bersani in direzione ed il suo programma è un passo nella giusta direzione, ma ancora troppo timido e incerto. Mentre questo è il momento delle scelte decise. Bisogna prendere atto non solo della sconfitta elettorale ma del fallimento di un ventennio di moderatismo che ha contribuito a mettere il paese in ginocchio.  I cosiddetti giovani turchi del partito (Orfini, Orlando, Fassina, ma anche Civati) hanno già iniziato a farlo. Non serve un cambiamento di facciata, gattopardesco, con facce nuove alla Renzi e la riproposizione degli stessi programmi già superati dalla crisi del mercato e dell'Europa.  
Una inversione di 180 gradi rispetto all'ultimo PD ed una scommessa su un nuovo assetto politico che finalmente guardi in faccia la realtà della crisi e dei bisogni dei cittadini. Un percorso strettissimo, ma certo meglio dei ricatti di Grillo e Berlusconi.

lunedì 4 marzo 2013

BASTA AUSTERITY

E' giunta l'ora di cambiare. Lo hanno detto le elezioni, lo dice anche il buon senso con l'austerity che ha schiantato l'economia reale e tutta l'Europa in rivolta, dal Portogallo alla Grecia, alla Francia, all'Italia, appunto.
Ed allora, come suggerito nel post qui sotto ripreso da Economiaepolitica.it cambiamo registro. Non facciamoci più imporre da Bruxelles e Berlino il ricatto dello spread, del fallimento, dell'uscita dall'Euro se non licenziamo, tagliamo, chiniamo la testa. Il ricatto lo possiamo fare noi: o basta austerity, o usciamo dall'Euro. La fifa blu che prenderebbe i nostri partner li porterebbe sicuramente a più miti consigli. Per altro, sarebbero d'accordo anche i mercati. Basti pensare all'appoggio dato da Goldman Sachs a Grillo (è quello che può finalmente dire basta all'austerity e quindi alla crisi, stiamo perdendo soldi anche noi!!!!) e la bastonatura data da Soros alla Germania. Non la vogliono i mercati, non la vogliono ai cittadini, uccide l'economia. Rottamiamo l'austerity.


Un governo per ricattare l’Europa e far cessare l’austerità   


di Sergio Parrinello
da Economiaepolitica.it

Sono convinto che i risultati delle recenti elezioni politiche in Italia siano un segnale chiaro e potenzialmente positivo per i paesi forti dell’Unione Europea, come la Germania e la Francia. Essi sono anche un ammonimento per quei politici italiani abituati ad usare la metafora “Europa” per demonizzare chi invoca o un cambiamento degli accordi europei o, se ciò non fosse realizzabile, qualche sganciamento da quegli accordi. Sono anche convinto che i maggiori partiti tradizionali italiani, da un lato, e i governi europei, dall’altro, si assumeranno una grande responsabilità se non sfrutteranno appieno tale segnale continuando a dipingere effetti apocalittici per l’Italia, se, con un’altra metafora, il paese “uscisse dall’euro”.

Perché non prefigurare effetti altrettanto apocalittici se si continua a perseverare con le politiche liberiste di austerità? Ora sappiamo, oltre il fatto che l’Italia è un’economia importante per l’Europa, che gli italiani con il voto sanno protestare in modo democratico contro gli effetti ingiusti di trattati ingiusti e che i compiti a casa li deve fare (anche) l’Europa.
L’Italia non è una piccola economia, non è un piccolo debitore e non è un paese dove si può spaventare la maggioranza degli elettori contro cambiamenti dello status quo con vuote minacce verbali o soltanto con la (non vuota) salita dello spread. L’Italia ha una grande economia, è un grande debitore (con un peso maggiore di quanto lo avrebbe se fosse un piccolo debitore come ci insegna il mondo degli affari) e una parte del suo corpo elettorale non si spaventa a fronte di quelle minacce. Ciò costituisce una specifica forza contrattuale a livello internazionale e, se i suoi rappresentanti politici fanno gli interessi del proprio paese, questi politici possono usarla in sede di Parlamento Europeo senza bisogno di gridare o di lamentarsi e senza bisogno di assumersi il ruolo di mosche cocchiere quando vi si conseguono i vantaggi di piccole concessioni ottenute.
Finora siamo stati intimiditi nel sentirci ripetere “che cosa succederebbe se l’Italia uscisse dall’Euro”. Il segnale espresso dalle elezioni suggerisce invece il seguente controfattuale alternativo: che cosa succederebbe in Italia e in Europa, se non si allentassero i vincoli di bilancio finora imposti e non si istituisse una Banca Centrale Europea come vero prestatore di ultima istanza. In tale contesto fa parte del gioco discutere senza perdere la calma i costi e benefici di un piano B o C, che costituisca una via resa obbligata di sganciamento dagli attuali accordi di Maastricht, nel caso in cui quei governi europei rimanessero  sordi a tali istanze di cambiamento.
Io credo che il PD con Bersani e il Movimento a Cinque Stelle con Grillo si assumerebbero anch’essi una pesante responsabilità se non trovassero un accordo su pochi punti precisi,  ma che uno di questi punti debba essere un impegno forte per ottenere in sede europea e in tempi brevi una inversione di politica indirizzata all’occupazione ed alla crescita e che la forza di tale impegno deriva dal segnale trasmesso dagli elettori italiani: che la partecipazione dell’Italia all’Europa dell’Euro non durerà a qualsiasi costo economico-politico-sociale.
Una tale minaccia sarebbe credibile e potrebbe avere un effetto-domino per il consenso di altri paesi europei su quella linea strategica. Sarebbe troppo immaginare una Primavera Europea? Proviamoci.


Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete

venerdì 1 marzo 2013

Le elezioni e i partiti che mancano

di Camilla Roman

Gli esiti delle elezioni sono state la conferma che l' approccio 'moderato' e 'responsabile' del PD e' stato un fallimento su tutti i fronti, non solo dal punto di vista dei valori ma anche come strategia politica
Per non parlare del fatto che, a parte i messaggi rassicuranti verso Bruxelles,  mancavano totalmente  di un programma con proposte concrete (o se lo avevano comunque hanno fallito miseramente nel comunicarlo)
Devo anche dire che nonostante li supportassi, RC non e' ovviamente la soluzione

Sarebbe dunque il caso di farsi domande fondamentali molto al di la' delle elezioni e del panorama politico in senso stretto - com'e' che siamo arrivati a una societa' dove  abbiamo consumatori anziche' cittadini/elettori? che mancano di capacita'/volonta' di analisi e  confronto, coscienza civica e politica?
Suoneranno di vecchio stampo, ma le attivita' educative e  di dibattito dei vari circoli, cellule, gruppi giovanili dei vecchi partiti etc etc avevano sicuramente un ruolo importante in questo senso. Il fatto che il loro declino abbia coinciso con la crescita esponenziale della televisione commerciale (e certi tipi di modelli culturali che propone(va) ha creato le condizioni ideali per l'avvento del telespettatore-consumatore-elettore.

Il ritorno dei grandi partiti, e altrettanto importante, del desiderio genuino dei politici di confrontarsi con la gente comune senza fare del populismo, mi sembra  sia uno sviluppo da augurarsi (anche se non escluderei il ruolo positivo di movimenti e pensatori al di fuori di essi - purche' non corrano nelle elezioni e rimangano fedeli al loro ruolo esterno che, alla fine, e' la loro forza).

Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete

giovedì 28 febbraio 2013

D'Alema, l'Europa e la necessità di far seguire i fatti alle parole

Dice D'Alema in una intervista al Corriere della Sera:
"Non dimentichiamoci, infatti, che una chiave di lettura di questo voto è la disperazione sociale. La gente non ce la fa e comprensibilmente è esasperata verso tutti. Il voto dovrebbe mettere in allarme pure le tecnocrazie di Bruxelles, perché parla anche di loro: ci vuole un governo che abbia un mandato forte per fare valere queste ragioni anche in Europa. Il punto non è "Europa sì", "Europa no", ma "Europa come".

Un concetto simile esprime Andrea Orlando sul Manifesto, quando dice che il PD ha parlato più all'establishment che alla pancia del paese, che ai cittadini interessa come si esce dalla crisi e non il rispetto dei parametri del fiscal compact.

A ma pare una analisi condivisibile al 100%, che ricalca quanto scritto sul "non se ne può più del ' ce lo chiede l'Europa' ". Però D'Alema arriva sempre un po' fuori tempo massimo. E non solo lui. Questa analisi non la si poteva fare prima del voto. Non si poteva parlare alla disperazione sociale invece di lasciarla a Grillo? Ma soprattuto ora, se questa analisi è corretta, cosa propone D'Alema ed il PD per invertire la rotta? Di buone intenzioni sono lastricate le strade dell'inferno - e mai proverbio è stato più vero quando si parla di Italia e sinistra.....




Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete

mercoledì 27 febbraio 2013

Come farà il PD a cambiare?

Governare con il M5S dopo averlo additato al pubblico ludibrio per 2 anni, dopo le battutine infelici dell'infelice Fassino (che è ancora senza una banca...ma gli manca anche qualcos'altro), dopo che lo si è attaccato per tutta la campagna elettorale - per altro ricambiati. Sembra una impresa impossibile. E penso infatti rimarrà una chimera.
Ora si parla tanto del modello Sicilia, ma governare una regione non è governare un paese, dove vanno fatte scelte strategiche e dove il governo non può andare sotto in maniera costante, soprattutto quando si parla di leggi di bilancio, tema su cui l'accordo sembra quasi impossibile. 
Per prima cosa ci sono problemi tecnici. Al Senato Italiano l'astensione vale voto contrario, quindi o il M5S esce dall'aula mentre Monti vota la fiducia ad un governo che poi cercherà l'accordo con Grillo, o il governo Bersani non potrà neanche nascere. A meno che non si pensi che il M5S voti addirittura la fiducia - che mi pare quantomeno improbabile.
Bisognerebbe andare in Parlamento (ma prima bisogna pure farsi dare il mandato da Napolitano....) con un programma iper-rivoluzionario. Alcune cose sono fattibili, e andrebbero fatte prima di subito: leggi anti-corruzione, conflitto di interessi, mannaiata sulle auto-blu, ineleggibilità dei delinquenti. E magari un colpo di teatro, alla Grillo proprio: dichiarare Berlusconi ineleggibile in quanto tenutario di concessioni pubbliche, cosa che il PD non ha mai avuto il coraggio di fare ma che quelli del M5S non avrebbero problemi a fare.
Ma poi arrivano i nodi più duri. Reddito di cittadinanza, no alle grandi opere, e ripristino dei soldi per scuola e sanità pubblica. E come fa il PD a garantirlo? E soprattutto dove troverebbe i fondi?
Insomma, basterebbe ritornare a fare la sinistra classica - e questo forse sarebbe bastato anche prima e non ci sarebbe stata sta debacle elettorale (e il contemporaneo successo del M5S). Ma il PD ha abbandonato questa strada molto tempo fa, al suo interno esiste una classe dirigente fortemente conservatrice o quantomeno liberale (i cattolici, Letta, lo stesso Renzi) che non potrebbe mai digerire situazioni del genere. Un partito la cui cultura politica è molto diversa e molto distante da quei temi, che per anni ha guardato al centro e lo ha fatto fino a pochi giorni fa cercando di allearsi con Monti.
Forse lo potrebbe fare per "responsabilità", anche se sarebbe davvero buffo vedere un partito che per 1 anno vota responsabilmente con Berlusconi e poi comincia a farlo con Grillo.
Forse la maniera migliore sarebbe trovare un premier che faccia da ponte tra i due partiti - azzardo un nome assolutamente improbabile, ma altri non me ne vengono in mente, Stefano Rodotà - con un esecutivo non di partito e che quindi, essendo meno marcatamente di parte, darebbe più fiducia ai grillini. Ma si tratta di un percorso strettissimo.
Certo l'alternativa, governare con Berlusconi, sarebbe assai peggio, un vero suicidio politico. Ma i Democrats e i loro predecessori ci hanno abituato a idiozie di tutti i tipi. Speriamo siano cambiati.
Sarebbe bello. Ma improbabile.


Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete

domenica 17 febbraio 2013

Intellettuali per il centrosinistra: un appello sbagliato

Difficile non guardare con rispetto agli intellettuali che hanno firmato l'appello al voto per il centrosinistra. Grandi nomi della cultura e della società civile che invitano al voto utile per evitare il ritorno di Berlusconi.
Comprensibile, ci mancherebbe. Ma sbagliato, mi permetto di dire. La destra, soprattutto quella berlusconiana, si sconfigge con le buone politiche, non col voto utile. E di queste buone politiche non c'è traccia nell'appello perchè non ve ne è stata traccia negli anni di governo di centrosinistra e non ve ne è traccia nel programma elettorale di Bersani. 
Chiedere un voto agli elettori critici del PD e di SEL - con chiaro riferimento a Rivoluzione Civile e, in parte, a Movimento a 5 stelle - solo sulla base della paura è un esercizio di democrazia condizionata, una vittoria della delega in bianco che ha distrutto il Paese in questi anni. E' una riproposizione del "tutto ma non Berlusconi" che ha portato al costante ritorno proprio di Berlusconi. Perché senza una politica attiva, senza una politica buona, senza una politica che proponga soluzioni vere per uscire dalla crisi, senza una politica che parli alla società, ai movimenti, ai non rappresentati, continueremo in una deriva democratica cui il centrosinistra non è certo stato estraneo. 
E poi, vogliamo dirlo? Questo centro-sinistra che si dovrebbe votare per battere Berlusconi è quello che a B. ha sempre dato una mano quando lo si poteva fare affondare. E tutti ci auguriamo che Bersani sia diverso da D'Alema, Veltroni o anche Prodi, ma l'onere della prova tocca a lui e ai suoi. E la prova data di sé nell'ultimo anno, in coalizione con lo stesso Berlusconi, e con il voto di politiche sbagliate e provvedimenti osceni, non è proprio un biglietto da visita. Il centrosinistra, per governare bene, ha bisogno soprattutto di una forte opposizione sociale, a sinistra, che lo aiuti a confrontarsi coi problemi del Paese. Quello è il migliore antidoto contro la cattiva politica cha ci ha portato all'ennesimo pericolo Berlusconi nel 2013. E dunque, il vero voto utile contro B. è quello per la sinistra di Rivoluzione Civile.

Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete

sabato 16 febbraio 2013

Conversazione elettorali

Presentiamo qui alcune conversazioni sulla sinistra e le elezioni tra due membri del blog. Monica sostiene SEL, Nicola Rivoluzione Civile. La discussione è aperta, a volte aspra, e si intreccia in tante tematiche, da quelle più meramente elettorali ad altre più socio politiche. Ne diamo spazio qui come discorso sulla sinistra e dibattito sul voto.


N. Sembra essere un fuggi fuggi generale da SEL ultimamente

M. Beh pare che vendola sia al 4% e rc al 4,5...questo dicono in questo momento le stime di voto
alla camera... .

Era al 6 2 settimane fa...

Però nemmeno RC cresce più.

No, infatti sono deluso ma è fisiologico che dopo l'effetto novità si sgonfasse un attimo anche
perchè bersagliata continuativamente da tutti gli angoli, da Repubblica alla Boccassini, dalla
CGIL a tutti quelli intellettuali con la puzza sotto il naso che guardano sempre poco alla
sostanza.
Sarebbe meglio se il pd la smettesse con l'attacco a rc e si concentrasse su monti invece di
continuare con questa storia del voto utile, na schifezza italiana. dovrebbero andare all'attacco
di monti che ora sta sfuriando contro il pd. In questa maniera Ingroia si potrebbe mettere in
competizione con Grillo invece che col centrosinistra, e sarebbe ottimo per tutti. ma finchè il pd
non capisce che il nemico è al centro e a non a sinistra non si va da nessuna parte...

Direi che nel fine settimana bersani e vendola si siano impegnati abbastanza ad attaccare
Monti e questi toni, in generale, non li gradisco affatto.
E mentre Claudio Tito su Repubblica qualche giorno fa faceva dei voli pindarici di alleanza tra
Pd e berlusconi via d'Alema, io credo invece che saranno Monti e il Pdl via Alfano ad avvicinarsi
alla coalizione di centrosinistra. Mi pare sia ormai chiaro chi è nemico di chi; e Vendola ha
anche detto che che senza maggioranza piena sul programma elettorale si torna al voto, in
caso le cose al Senato vadano male per il centrosinistra. Non mi pare l'atteggiamento di chi si
preoccupa solo del potere e non del futuro del Paese.
Di RC dici che non c'è stato tempo per le primarie, ma almeno le liste -visto che è la prima volta
che si presentano-, avrebbero dovuto essere veramente ineccepibili... .

Non mi pare per nulla chiaro chi sia il nemico. O almeno, lo è, a parole per Vendola. Ma
l'agenda bersani e monti sono sovrapponibili. E mi pare che Monti e i suoi attacchino b. tutti i
giorni. Vendola in crollo dice quel che puo, poveretto.
su rc, ma dai.... quante chiacchere sull'inutile. Dei problema ci sono stati, nessuno lo nega. Ma
per quanto le forme siano importante, il programa político è ciò che conta di più.

Se Vendola dice quel che può, non è che RC abbia voce per dire granché di più e la sua
agenda rimarrebbe comunque inapplicabile.

Certo, perchè la gente come te vota l'agenda del pd sottoscritta da Vendola. Almeno io non
voto contro la patrimoniale e per il fiscal compact, tu si. libera, Ma non ti lamentare dopo, nella
vittoria del pareggio di bilancio in costituzione c'è anche la tua mano.

Vendola non ha sottoscritto l'agenda del Pd, ha un suo programma. E, stando ai sondaggi,
ha la stessa probabilità di influire sulle scelte del Pd che avrebbe RC. Solo che io non voto
un non partito raffazzonato sotto la guida di un magistrato che sembra fare ogni cosa part-
time. Almeno Vendola ci prova con continuità, a portare avanti un progetto. E con dialogo. Sai
benissimo che il pareggio in bilancio non si elimina da un giorno per l'altro e non è una cosa
solo italiana.

No, Vendola ha rotto l'unita' a sinsitra quando si poteva invece andare insieme e poter influire. e
quindi ha accettato di rimanere ininfluente, rendendo ininfluente anche rifondazione etc. son 5
anni che porta avanti sta linea. E comunque ha sottoscritto la carta d'intenti del pd.
E ha fatto non un cartello elettorale, ma un movimento personalizzato. E ha fatto le primarie e
poi ha paracadutato tutti dall’alto.

Se Rifondazione aveva bisogno di SEL per essere influente ed essere sinistra unita...allora mi
dai stai dando ragione quando sospetto che ci si unisca solo con chi ci garantisce un posto al
sole del Parlamento, o perlomeno ci si tenta...E mi dispiace molto dover constatare questo di
Rifondazione!

Io non ho detto questo. Rifondazione non ha bisogno di Sel, non piu di quanto Sel ha bisogno
di rifondazione. la serieta' direbbe semplicemente che chi ha programmi praticamente uguali
vada insieme. Questo e' l'abc della politica, almeno di quella che piace a me. Poi se Vendola
dice le stesse cose di rifondazione e di ingroia ma vuole andare con chi ha appoggiato e
tuttora appoggia la riforma fornero, buon per lui. Scelte legittime, come le tue. Ma entrambe
in contraddizione con quel che predicavate poco tempo fa. E nessuno dei 2 è in grado
di giustifcare la scelta se non in contrapposizione agli avversari su cose ininfluenti, tipo
l’egocentrismo di Demagistris, manco vendola fosse un campione di altruismo. Le scelte
politche e soprattutto le scelte di campo dovrebbero andare oltre gli asti personali.

Ingroia dovrebbe tacere almeno sui magistrati, che spettacolo penoso in tutto e per tutto, che
modo di fare ingrassare Berlusconi 15 chili dandogli ragione sui magistrati politicizzati, non sa
aprire la bocca senza aggredire, perfino se presenta un punto del programma elettorale di RC
programma è "come aggredire i patrimoni della mafia”. Alla fine ho la sensazione che RC non
sia altro che un movimento personale risentito e non riesco a non pensare che questo signore
cosí bilioso sia candidato premier...è anche questione di forma, perché è attraverso la forma
che si esprime la sostanza.

A parte il fatto che è stata la Boccassini ad attaccare per prima (a proposito di magistrati
politicizzati) ma per me rimane centrale il programma e non le polemiche.

SEL si è coalizzata col Pd mantenendo intatto il suo programma e il lavoro sta al primo punto
del suo programma elettorale.

Parole, parole, parole. il programma l’ha mantenuto, certo, ma ha firmato un accordo che dice
che le decisioni si prendono a maggioranza. Quindi Sel ha il suo programma e tu lo voti, ma
quelli che tu voti in parlamento voteranno il programma del pd. Anche il PD ha il lavoro al primo
punto del programma. Ma deve essere il lavoro della riforma fornero che han votato. Questa la
realta', poi se vuoi pouoi farci la narrazione che vuoi sopra...

L’accordo firmato è leggenda urbana, Vendola ha ribadito in varie occasioni che ci sarà
confronto indipendente col resto del Parlamento, se le proposte di PD si discostano da quelle
del Pd, nel caso in cui governino insieme.

Leggenda urbana scritta da Bersani e Fassina su tutti i giornali...

Sarà che non credo a tutto che scrivono i giornali e mi fido di ciò che dice chi sta dentro SEL e
lo racconta?

No, non l'han scritto i giornali, ma Bersani e Fassina. Secondo me son piu autorevoli dei tuoi
amici no?
La politica non si fa sulle amicizie e sui racconti degli amici, se no rimaniamo sempre nel limbo
dei buoni sentimenti e delle grandi delusioni.
A proposito, quelli che conosci di Sel son quelli che mesi fa ti parlavano della fronda a vendola
contro la chiusura a sinistra no? E mi dicevi che io leggevo i giornali e tu sapevi le cose da
dentro. Si e' visto chi aveva ragione.....

Secondo me Bersani e Fassina sono autorevoli, ma per ciò che riguarda il loro partito.
Sai benissimo che non è stata una via facile quella di scegliere l'allenza col Pd, però alla fine
non c'è stata nessuna defezione nel cuore del partito, nemmeno tra coloro che hanno criticato
la scelta più duramente.
D'altra parte per entrare in RC ben 4 partiti hanno fatto un passo indietro e Ferrero ha dichiarato
che Rifondazione ha dovuto rinunciare a parte del suo programma per questo.
Allora se lo fa Rifondazione va bene e nel caso di SEL no?

C’è una differenza abissale e le cose non sono comparabili. Rifondazione ha fatto un passo
indietro ma e' rimasta fedele ad un programma anti-liberista, di opposizione al governo
berlusconi e a quello monti (che era poi anche il programma di SEL).
In Sel invece non hanno fatto beo, hanno accettato un'alleanza con un partito che di base non
condivide nulla di quello che dicono (millantano, a sto punto?) in sel. Per altro appare del tutto
evidente che Sel non e' nelle condizioni di fare una crisi di governo sui mille provvedimenti che
non potra' votare. Ci sono problemi di opportunita' politica.

L’alternativa era fare una coalizione di sinistra che poteva poi concordare punto per punto
col Pd. Andare alle elzioni insieme comporta degli obblighi, e giustamente. Se ti allei col Pd
della riforma fornero non puoi scoprirlo a marzo che il programma non va bene. Non stiamo a
raccontarci barzellette.

Comunque quello che dicono a me amici di Sel, anche in posizioni piuttosto autorevoli, e'
che Sel entrera' nel pd in 2/3 anni, che e' quello che pdf altro io ho detto da 1 anno e mezzo.
Poi, se riusciranno a spostare il pd su posizioni di sinistra, che al momento mancano, saro'
contentissimo. Ma le parole, seppur buone, di fronte ai fatti del pd, impallidiscono. Niente di
questo genere accade in rc.

Se SEL tra due tre anni si fonde col Pd, sarà però altrettanto vero che RC sarà già sparita da un
pezzo; quelli secondo me si scannano molto prima, altro che fusioni e connubi.

Ma rc è un partito secondo te? o una formazione politica? è semplicemente una coalizione, che
però parte almeno da un punto comune, il rifiuto del liberismo. Non è poco. E’ soprattutto quello
che dicevi te, che attaccavi vendola con parole ben piu forti di quelle che uso io oggi. Solo che,
di fronte non ad un cambiamento di vendola, ma addirittura ad un suo accellerato moderatismo,
tu ha pensato bene di sostenerlo. Come ti ho detto mille volte, è legittimo, ma questi tuoi
attacchi a rc sono fuori luogo, venendo da qualcuno che per 2 anni ha sostenuto esattamente
tutto quello che oggi sostiene rc. E che attaccava tutto quello che oggi invece supporta, a
partire dal collateralismo col pd che supportava Monti. E ora, come tutti gli ex, sembri aver un
dente particolarmente avvelenato con quelli con cui sedevi una volta, manco ti dovessi mondare
di chissà che peccato....

Sto osservando da mesi questo nordest per me sconosciuto della cassa integrazione, della
disoccupazione, dei capannoni che si svuotano, delle medie industrie che delocalizzano, delle
piccole e medie che trasferiscono la sede sociale all'estero, delle agenzie di collocamento
temporaneo che fioriscono. Ne ho già parlato sul blog, mi sono chiesta perché la sinistra non
sia mai riuscita a parlare al cuore di questi impresari che sono stati il motore dell'economia più
sana dell’Italia e dell'Europa, un tempo.
Adesso anche loro hanno stanno capendo che per allentare la morsa del credito che non
c'è bisogna rimettere mano a tutta una filosofia di pensiero, a tutto il sistema che essa ha
generato. Che l'operaio, il dipendente è parte del loro capitale, non un costo da ridurre all'osso.
Stanno capendo che è stato stupido diventare leghisti e credersi un feudo inespugnabile, la
crisi è arrivata anche qua. Ed è questo il momento buono in cui la sinistra dovrebbe seminare
un discorso di riduzione di pressione fiscale sulle aziende, prima che una patrimoniale. Non
possiamo più batterci solo per il lavoro dipendente ed ignorare le enormi difficoltà di chi
quel lavoro vorrebbe darlo (e non sto parlando di Marchionne, evidentemente). Questo è un
serbatoio inestimabile per l'economia e lo è per la politica, storicamente è una terra anche
fedele in politica... . Che il Pd abbia improntato una buona parte della campagna elettorale a
tentare la conquista del Veneto avvicinandosi agli impresari mi è parso un atto intelligente di
traghettamento verso sinistra; bisogna crearla questa cultura dove non esiste, non la si può
iniettare di botto. E come dico Veneto dico nordest in generale e Lombardia, è stupido in questo
momento sottrarre forza da parte di RC in queste regioni (dove RC non ha nessuna possibilità)
dove un'idea di sinistra potrebbe iniziare a circolare e grazie alla presenza di SEL, che può
contribuire a rendere più forte insistendo sui temi che sappiamo (che poi sono anche quelli
diRC), lavoro, pensioni, assoggettamento all'Europa, fiscal compact... .Mi sembra già un
segnale forte che Bersani abbia detto in Lombardia che vincendo alle regionali e a Milano si
abolisce il patto di stabilità che stritola i comuni e l'economia che vi gira attorno.
Fondamentalmente per questo mi fa rabbia RC e credo non fosse necessaria in queste elezioni
e sottragga non solo voti ma tutta una possibilità di aprire strada a sinistra. E lo fa attraverso
una guerra senza quartiere a SEL.
Mi chiedi se io sappia cosa sia RC; no, non lo so, non si capisce, come movimento di
intellettuali che volevano riportare all'attenzione della politica molte questioni sociali facendo
un'analisi culturale mi sembrava un’idea perfetta, ce n'era bisogno, perché alla base di tutto
questo Paese alla sfascio c'è l'assenza di un grande progetto culturale. E questo progetto
può evidentemente venire solo da sinistra. Ma, sinceramente, non sono solo io a non capire
che movimento sia: movimento (e qui torno sulle similitudini col M5S) , accozzaglia di partiti,
progetto di partito...non si sa ancora.
Bisognava pressare e al tempo stesso sostenere il Pd in questo percorso elettoral; adesso
rischiamo di nuovo tecnici e destra come minimo. L'ingovernabilità poi sarebbe anche peggio.

Siamo lontanissimi nell’analisi sociale ed economica
Non siamo sulla stessa barca coi padroni. il Pd e i suoi predecessori sono 20 anni che fa questo
discorso, fallimentare. Che l'impresa abbia dei bisogni nessuno lo nega, rimane il fatto che
quella impresa è diventata grassa sulle spalle dei lavoratori e che esiste un conflitto naturale
tra lavoro e capitale, e lo dimostra la storia, i numeri, il presente. E non solo il capitale di
marchionne, ma quello dei piccoli e medi imprenditori.
Che sono quelli che per mancanza di visione strategica non sono cresciuti perchè in borsa
non ci vanno, perchè vogliono il controllo sulle proprie aziende, perchè non vogliono assumere
manager. Le pmi erano un fattore di crescita negli anni 70, sono ormai 20 anni che sono una
palla al piede dell'economia italiana.
E poi, allentare la pressione fiscale sull'impresa invece della patrimoniale? E come la allenti
scusa, questa pressione? Se non trovando altri soldi, proprio con la patrimoniale. Se ti rileggi
quello che ho scritto sulle tasse la settimana scorsa, vedrai che dico proprio questo.
I tuoi cari imprenditori per decenni hanno patrimonializzato invece di investire (leggi i dati su
capitale investito in italia, germania o francia), in soldoni e volgarizzando, preferendo il suv
a un nuovo posto di lavoro. E poi hanno evaso a man bassa, distruggendo i conti pubblici e
di conseguenza l’economia. Ora devono pagare, coi soldi che hanno in tasca e non vogliono
farlo. Se la difesa di questi imprenditori poco imprenditori è la tua idea di sinistra, capisco bene
che tu sia lontana da Rc. Ma, come il pd, avete capito poco o nulla della crisi italiana che non
c'entra nulla con il credit crunch, perchè per anni i rubinetti erano aperti, ed anche fossero aperti
adesso saremmo in recessione lo stesso perchè il problema nuovo è chi non consuma, non chi
non produce. E per favore, adesso non mi parlare degli imprenditori che conosci te perchè non
mi interessa. Mi interessa il trend generale.
La mia idea di sinistra quindi non parte da imprese e lavoro insieme sulla stessa barca. Non
ci siamo. Facile stare sulla stessa barca con villa e, appunto, barca, contro quelli in cassa
integrazione. Non sono tutti cosi? certo, e allora? In generale quella è la situazione.
La storia del mondo moderno è quella della dialettica (quindi, scontro) tra capitale e lavoro,
l’ha riscoperto anche un economista neoclassico come Krugman. Aver abbandonato quello ha
decretato il declino della sinistra e del lavoro stesso. Io riparto da li, tu sei ferma a un discorso
che va avanti da 20 anni e che ha dimostrato di non funzionare.
E cmq Rc sta con quella sinistra europea che ha la schiena dritta, denuncia il fiscal compact e
la riforma del lavoro, cioè fa la sinistra. Da syriza, a melanchon, fino appunto a Rc. Molto di piu
di quello che si possa dire per il pd e per sel. Se poi Sel avesse voluto essere seria e coerente
avrebbe guidato Rc, come era nella logica delle cose e con la leadership di vendola si sarebbe
poi fatto l'accordo col pd togliendolo dall’abbraccio mortale di Monti. non ha voluto e quindi è di
fatto succube e ininfluente. Colpa solo sua, che ha spaccato il fronte unitario una volta di piu.

Non si può mettere nello stesso mazzo chi ha ciucciato decenni di contributi statali come la
Fiat e chi fa impresa ed è messo in condizioni tali da suicidarsi o perdere tutto (dipendenti
compresi). Se quello del nordest è un modello che non funziona da 20 anni si cercherà di farlo
funzionare di nuovo con politiche adeguate; oppure si butta via tutto quel tessuto economico
della piccola e media impresa, che comprende artigiani e agricoltura?
Non ho amici imprenditori di cui parlarti, sì osservo la realtà (e quella che si vede per le strade
non è più fatta di potenti macchinoni, di pellicce e gioielli e di ristoranti e locali di lusso pieni
di gente; quella che vedo intorno a me non è gente che ha patrimonializzato, è gente che
tira cinghia) e leggo con interesse i dati della CGIA di Mestre, per esempio. Sto aspettando
che Ingroia venga a far presa da queste parti parlando di patrimoniale. E in quanto a chi ha
spaccato la sinistra è inutile star qui a rinfacciarselo perché i miei argomenti sono esattamente
uguali ai tuoi: SEL ha un programma che senza il colpo di mano di RC tutta la sinistra che ora
sta in RC avrebbe potuto condividere: invece ha preferito spaccare. Ne riparliamo dopo il voto.

Chi ha ciucciato è stata molto di piu l'impresa del nord est, altro che la fiat. Ha prosperato sulle
spalle degli italiani costringendoci fini agli anni 90 alle svalutazione competitive pagate dai
lavoratori con l'inflazione. Mentre loro si arricchivano. Bel modo di fare impresa, non sapendo
innovare, facendo pagare la competitvità al paese e non pagando manco il dovuto con le tasse.
Caso strano, dalla nascita dell'euro è finita la pacchia e i nodi sono venuti al pettine.
E perché mai comunque bisognerebbe farlo funzionare quel modello pre-moderno che ha
ciucciato soldi e ridotto l'industria sul lastrico? Le cose che dici te le ha dette per 20 anni anche
la lega e berlusconi, con analisi parziali e pro domo loro.
Ti ribadisco quanto detto prima, le analisi non possiamo basarle sulle esperienze personali ma
sui dati concreti, e quelli dicono che evasione e patrimonializzazione la fanno da padrone nel
Triveneto, e non solo. Vedi, tu puoi pensarla come vuoi e non è che come la penso io valga
di più perchè tutte le opinioni politiche hanno lo stesso valore, però bisogna fare analisi più
informate. Uno può stare con le imprese perchè da lì nasce il lavoro (quante volte lo ha detto
Berlusconi. ma mica solo lui, tutti i liberali lo dicono...) oppure può anche dire che imprese
e lavoro stanno insieme nella mischia, come appunto la sinistra post-sinistra. Legittimo. ma
che tu voglia far passare sto discorso che fai come sinistra basandoti su numeri e dinamiche
inesistenti, non lo posso far passare
Su rc il tuo discorso è inaccettabile. Non possiamo distorcere la cronaca dell’ultimo anno
e rotto. Chi ha escluso prima prc e poi idv e rifiutato l'alleanza non è certo stata la sinistra.
Bersani lo ha deciso e Vendola ha detto si. Questi sono fatti, non opionini, se hai letto i giornali
e le varie polemiche sulla foto di vasto forse te ne ricorderai anche te. Se seguo la tua logica
noi altri a sinistra non ci si doveva manco presentare, visto che nell’alleanza non ci volevano, e
presentarci autonomamente era fare il gioco del nemico. Per far cosa poi? Per far vincere Sel
che invece di allearsi con chi la pensa come lei va con gente che la pensa diversamente?
Legittimo chiederlo ma da qui a dire che è colpa di rc è francamente incredibile.

Ho sempre più chiaro che la posizione di SEL sarà magari di fare con Monti le riforme
istituzionali (mi pare giusto e doveroso confrontarsi con la maggioranza possibile di forze
politiche sui temi che riguardano i meccanismi che reggono lo Stato), ma che sui grandi temi
sociali non c'è accordo possibile e che Vendola presserà il Pd dall'interno e finirà per spostarlo
più a sinistra.
Infine apprezzo di Vendola che stia facendo una campagna senza isterismi e senza attacchi
personali...è l'unico insieme a Giannino a fare questa cosa. Non ha reagito nemmeno quando
è stato evidente che RC ha voluto strofinargli sotto il naso i candidati che da SEL sono passati
alle liste di RC. Questo secondo me dimostra fiducia nel suo programma e nelle possibilità di
attuarlo in sintonia con una forza politica di maggior peso. E, sempre secondo me, ciò farà bene
alla sinistra in generale oltre che al paese.

Purtroppo gli ultimi eventi di cronaca, come hai riconosciuto nel tuo recente post, sembrano
darti torto.


Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete

martedì 12 febbraio 2013

Al voto, al voto - 8

"Voto, anzi, ho già votato per SEL (la pseudo magia dell’italiana mezza all’estero).

Un voto sentito e voluto e pensato a lungo, che al tempo stesso vivo come una sconfitta, un po’ personale e un po’ della sinistra tutta.

Voto convinta un programma che mette il lavoro al centro delle sue proposte elettorali e che sceglie Giovanni Barozzino tra i suoi rappresentanti in lista, sapendo che ce la metterà tutta per portare forte la voce del mondo reale dove potrà essere ascoltata; queste le sue parole nel nostro ultimo scambio di mails. 
Voto per i diritti, quelli di tutti e di tutte. Voto per la lotta al femminicidio e mentre lo scrivo non mi tremano le mani, sí il cuore per lo strazio che mi provoca questo neologismo che una vera cultura dell’uguaglianza potrebbe averci risparmiato. 
Voto per quel 40% di donne nelle liste del centrosinistra che in un momento cruciale per il rinnovamento della politica porteranno preparazione, volontà, capacità di guardare le cose anche da un altro punto di vista (e io continuerò ad essere contro le quote rosa e tutte loro lavoreranno perché domani le quote rosa  non siano più necessarie a garantire la nostra presenza - a parità di possibilità e condizioni- laddove si costruisce il futuro del Paese). 
Voto con la speranza che l’idea di sinistra di SEL pungoli i punti giusti di un partito grande come il PD, che potrebbe essere di gran lunga migliore sulle questioni sociali e farsi primo portavoce in Europa del cambiamento necessario ad uscire finalmente dal vicolo cieco del liberismo. 

Voto inoltre per un uomo che sta facendo una campagna elettorale responsabile, basata semplicemente su un programma in cui crede, lontana dagli isterismi, dalle provocazioni e dalle promesse magniloquenti. In sostanza, una campagna elettorale educata. E per me la forma conta, soprattutto quando in gioco c’e il rispetto per gli altri. 

La convinzione della scelta non allontana tuttavia la sensazione netta che si potesse fare di meglio; perché la frammentazione pratica, negli schieramenti, di una sinistra che si muove compatta su un piano ideologico  è comunque una sconfitta. E si spera non si traduca in vittoria di Pirro alle urne. 

(E quanto avrei voluto votare in un seggio italiano anziché per posta alla circoscrizione esteri)."

Monica, tra Padova e Salamanca

Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete

venerdì 8 febbraio 2013

Marco Revelli sul voto e su Rivoluzione Civile

Pubblichiamo l'intervista fatta a Marco Revelli da Micromega. Continuiamo dunque ad informare sulle scelte di diversi esponenti della politica, della cultura, e del mondo del lavoro. Per dare ai nostri lettori possibilità di riflessione sui pro e i contro di alcune decisioni e sul voto del 24-25 Febbraio.


“Alla fine voterò Rivoluzione Civile. Spero superi il quorum del 4 per cento, sarebbe grave una tale dispersione, e che elegga alla Camera 20 esponenti di cui 10 significativi di un impegno sociale. Persone che non appartengono al ceto dei professionisti della politica”. Il sociologo Marco Revelli ha pochi dubbi su chi sosterrà il 24 e 25 febbraio ma, nello stesso momento, è consapevole che la lista di Ingroia “è un’occasione persa per parlare ad un pubblico più ampio del recinto della sinistra radicale, non è all’altezza della sfida e non rappresenta quella nuova politica di cui ci sarebbe bisogno”.

Lei è stato tra i promotori dell’appello di “Cambiare si può”. Che progetto avevate in testa?
Siamo partiti da un semplice appello che chiedeva discontinuità in contenuti e metodo. Dopo un ventennio di berlusconismo e un centrosinistra incapace di fare opposizione, partivamo dalla sensazione del fallimento della politica italiana. In tal senso la vicenda Monti, nel novembre 2011, è stata emblematica: la politica si è messa da parte per far largo ai tecnici. Il Parlamento si è spogliato delle sue funzioni, Napolitano ha assunto il ruolo di un sovrano, il potere politico si è suicidato, in soldoni abbiamo assistito ad un’eutanasia istituzionale. Volevamo ripartire da qui, provare a ricostruire un rapporto tra la società e le istituzioni, tra rappresentanti e rappresentati, in una fase di decadenza del sistema partitico. Qualcosa di nuovo, nato dal basso, dalla cosiddetta società civile, per parlare a tutti, non solo alla sinistra-sinistra. Esiste una parte amplissima di elettorato disorientato, spaventato e disgustato a cui pensavamo poter dare un’alternativa non solo di programmi ma di metodo: nuovi criteri di selezione dei candidati e ferrea separazione tra politica e denaro. Le stesse primarie del centrosinistra sono state più un’operazione di marketing che una reale riconquista della fiducia dei cittadini. Noi – col nostro appello – siamo riusciti a mobilitare, per parafrasare Hannah Arendt ho visto “felicità pubblica”. Il piacere di molti di partecipare ad un’impresa comune.

Ma un certo punto, come “Cambiare si può”, vi siete relazionati con Antonio Ingroia ed è naufragato tutto nel momento della composizione delle liste. Hanno vinto le logiche di partito? Ingroia l’ha delusa?
Ho massima stima per la sua persona: come magistrato non si discute. E anche la personalizzazione della lista è più subita che voluta da Ingroia stesso. Come altri avrei preferito un gruppo, una gestione collegiale in base alle rispettive competenze: penso ad esempio a personalità come Gallino, il quale non ha mai nascosto la necessità di occuparsi in primis delle istanze sociali. O alle grandi personalità esperte di beni comuni e all’attenzione dei territori. Noi ad un certo punto abbiamo fallito per nostra inadeguatezza e ingenuità: abbiamo sottovalutato il peso degli apparati e i richiami identitari di partiti, seppur piccoli. Oltre al non presentare i propri simboli avremmo gradito un passo indietro dei loro leader, non è stato possibile. Non sono contro i professionisti della politica né per lo scontro tra partiti e società civile, credo debbano camminare insieme ma ritengo – in questa fase – un errore non aver dato peso alle personalità impegnate nel sociale, la politica tradizionale doveva fare un passo indietro.

Quindi malgrado non sia la “sua” lista, comunque voterà Rivoluzione Civile. Alcuni dentro “Cambiare si può” non la pensano così, come Gallino che ha espresso proprio su MicroMega preferenza per Sel. Non avete fatto una discussione interna e preso una posizione comune?Chiuso il percorso di “Cambiare si può” ognuno ha preso la sua scelta. Mi sforzo di praticare stili diversi della politica consueta, evitando schemi autoreferenziali e risse a sinistra, non mi scandalizza Gallino che vota Sel, per l’attenzione al programma economico e tra l’altro a Torino ha come candidato Giorgio Airaudo della Fiom. Personalmente, ritengo quella di Vendola una scelta suicida: Sel doveva stare nell’area di ricostruzione di un’alternativa, è diventata invece un’appendice del Pd siglando e sottoscrivendo la Carta d’Intenti. Temo nel Parlamento si troverà in grandissima difficoltà, soprattutto nel nuovo Senato chiamato a prendere decisioni terribili e con l’asse Monti-Pd che sarà il baricentro di tutto.

Voterà Rivoluzione Civile anche al Senato? Non crede sia giusto un “voto utile” per arginare un Berlusconi in rimonta?
Non sottovaluto il pericolo ed ho il terrore di B. e del suo meccanismo distruttivo. Un avventuriero spregiudicato che con il solo annuncio sull’Imu – “sparata” che gli serve per guadagnare un punto percentuale nei consensi – costa una quarantina di punti di spread, ovvero 4-5 milioni di euro di interessi sul debito pubblico che dovremmo pagare noi cittadini. Quindi, siamo chiaramente davanti alla follia di un uomo. Con la gente che lo appoggia ancora malgrado i disastri e i fallimenti commessi in passato. Pur avendo paura del Cavaliere trovo sbagliato il concetto del voto utile: un concetto offensivo e antidemocratico. Al contrario, bisognerebbe tessere l’elogio del voto inutile: atto di piena libertà. E comunque in soldoni lo scenario sarà alla Camera maggioranza del centrosinistra e al Senato una convergenza tra Pd e Monti.

Ultima domanda. Fine 2011, Lei – preoccupato dal default – ritiene Monti un male necessario per risollevare le sorti del Paese. Parla di “baciare il rospo”. Si è pentito?Assolutamente no. Non si poteva andare al voto e Monti rappresentava l’unica soluzione possibile per riorganizzare le forze in campo: avevamo tanto tempo per dare alle sinistre la possibilità di costruire un’alternativa. Invece si è deciso o la sottomissione ai tecnici o le guerre fratricide. Il Monti politico, di ora, che avanza con l’idea di una democrazia cristiana post-tecnocratica mi piace ancora meno del semplice tecnico.

Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete

mercoledì 30 gennaio 2013

Lo spread e l'ennesima buffonata di Monti

Va bene la campagna elettorale, ma c'è un limite a tutto. Monti, lo ricordiamo, è andato al governo sulla base di favole costruite ad arte da giornali e commentatori, del tipo che la sua presenza al posto di Berlusconi avrebbe tagliato lo spread di 200 punti. Infatti, poco dopo la sua nomina, lo spread toccò il massimo storico, e scese solo dopo l'intervento di Draghi, cosa che in Europa sanno tutti ma solo in Italia si continua a mistificare come successo del governo.
Ora si ricomincia. Intervistato in Rai, Monti ha sostenuto che la presenza di Vendola al governo avrebbe rischi sullo spread. Vale a dire: Berlusconi non si può votare, il centrosinistra nemmeno, gli italiani devono scegliere la lista Monti per governare, altrimenti i mercati ci puniranno.
Una concezione della democrazia bislacca, in linea con quella del governo tecnico imposto al Parlamento e agli italiani che mai l'avevano votato. Monti mente sapendo di mentire quando dice che esiste un'ipoteca del mercato su queste elezioni. Lo abbiamo visto a più riprese, oramai anche FT e Goldman Sachs hanno ripudiato l'austerity e il vero problema per l'Italia sarebbe un nuovo governo con Monti in qualche posizione importante. Le sue scelte economiche hanno fatto dell'Italia lo zimbello d'Europa, la disoccupazione è alle stelle e l'economia in recessione. Non è certo Vendola che dobbiamo temere, ma Monti.
Detto questo, questa manfrina appare davvero patetica, dato che i due sembrano pure destinati a governare insieme. Dove non potè Dio, potè Bersani. Che vincerà le elezioni, ma ha detto in tutte le salse di voler Monti con sé. E avendo già tirato su Vendola per coprirsi a sinistra, si dovrà far buon viso a cattiva sorte. Bella prospettiva che due che hanno litigato ferocemente durante la campagna elettorale si ritrovino allo stesso tavolo. Alla faccia della coerenza, e della credibilità della politica. 

Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete

domenica 20 gennaio 2013

L'epopea del voto utile: Vuoi Ingroia, voti Bersani ti ritrovi Monti

Riprendiamo qui un articolo di Marco Travaglio per il Fatto Quotidiano. Articolo che riprende a grandi linee un nostro post di qualche giorno fa in cui denunciavamo l'assurda richiesta del PD di chiedere i voti di Rivoluzione Civile per battere Berlusconi, per poi governare con Monti. Una faccia di tolla senza pari. Nessun nemico a sinistra, come sempre, ma per fare politiche di destra. Sembra invece sempre più chiaro che l'unico voto utile sia quello per Rivoluzione Civile. Con tutti i limiti del caso, l'unica formazione ad andare oltre l'agenda Schauble e a proporre un radicale cambiamento dopo i fallimenti di 20 anni di liberismo e 3 anni di austerity. Non è poco.

IL VOTO INUTILE

di Marco Travaglio


Come dice Crozza, l’appello del Pd al “voto utile” è molto pericoloso. Perché gli elettori potrebbero domandarsi: utile a chi? E pe...r fare cosa? Perché anche B. si appella al voto utile, diffidando gli elettori dal votare per tutti tranne il suo e, bontà sua, il Pd. E perché il voto è sempre utile o al massimo dannoso, ma mai inutile. Inutile è solo il non-voto. Sappiamo bene cosa intendono Bersani e Berlusconi per “voto utile”, riconoscendosi vicendevolmente come unici veri avversari: non votate per gli altri, sennò fate vincere l’altro. Una concezione davvero curiosa della democrazia, specie da parte di due leader che da 15 mesi governano insieme e si scoprono avversari solo in campagna elettorale.

Chi vuole sostenere le battaglie per la legalità, il lavoro e l’ambiente trova utilissimo votare Rivoluzione Civile di Ingroia. Chi vuol mandare in Parlamento una pattuglia di giovani guastatori senza soldi contro il sistema consociativo trova utilissimo votare 5 Stelle. Chi ama i tecnici e la vecchia Dc trova utilissimo votare Agenda Monti. Chi ancora crede alla Padania trova utilissimo votare Lega. E così via. Ma il voto utile, per il Pd, nasconde una parola che i furbetti del Nazareno non vogliono pronunciare, convinti che tutto sia loro dovuto: “Desistenza”. Siccome nei sondaggi Ingroia è dato al 5-6%, dunque supererà il 4% necessario per entrare alla Camera, ma l’8% per il Senato dovrebbe scavalcarlo solo in alcune regioni (Campania e Sicilia in primis), Bersani spera che ritiri le sue liste almeno nelle tre regioni decisive per conquistare la maggioranza al Senato: Lombardia, Campania e Sicilia. Così ha fatto chiedere a Ingroia la desistenza, anche se pubblicamente lo nega e pretende che Ingroia gliela regali sua sponte. Ora, la desistenza è già stata sperimentata con successo dall’Ulivo con Bertinotti nel ’96, in vista dell’appoggio esterno di Rifondazione al governo Prodi. Nel 2001 ci fu il bis, ma solo col Prc, mentre Di Pietro fu tenuto fuori con una mossa talmente astuta che regalò la vittoria a B.

In ogni caso la desistenza era fra due alleati che, dopo il voto, si impegnavano a governare insieme. Dunque erano entrambi interessati alla vittoria della coalizione. Ora invece, per la prima volta nella storia, il Pd vorrebbe la desistenza (per giunta spontanea e gratuita) di un partito con cui non ha alcuna intenzione di governare, ritenendolo un pericoloso nemico giustizialista, populista, estremista e antinapolitanista. Bersani bolla come “cancro della democrazia” quelli che chiama “partiti personali”: e non ce l’ha con Agenda Monti, suo ex e futuro alleato, ma con Rivoluzione Civile che, lungi dall’essere un partito personale, riunisce almeno sei fra partiti e movimenti (Idv, Pdci, Prc, Arancioni, Cambiare si può, Alba). In compenso Bersani e persino Fassina annunciano che dopo le elezioni governeranno con Monti, Fini, Casini e famiglia anche se avessero la maggioranza in entrambe le Camere. E, per precauzione, lo scavalcano a destra rinunciando alla patrimoniale, prevista persino nell’Agenda Monti.

Intanto Monti, per gratitudine, in Lombardia appoggia Albertini per far perdere Ambrosoli, sostenuto invece da Ingroia. E Ingroia dovrebbe suicidarsi ritirando le liste in tre regioni chiave, di cui due gli consentirebbero la presenza al Senato? E in cambio di cosa? Dei voti che occorrono al Pd per governare con Monti, portare in Parlamento qualche impresentabile (tranne i 4 fulminati ieri) e cacciare Ingroia all’opposizione? In attesa di capire a cosa sia utile il voto al Pd, e se non sia più utile che Pd e Sel si coalizzino con Monti prima delle elezioni, cosicché gli elettori possano esprimersi sull’ammucchiata Monti-Zemolo-Casini-Fini-Bersani-Vendola prossima ventura, sorge spontanea una domanda: ma se il Pd vuol continuare a governare con Monti, perché la desistenza non la chiede a Monti?

Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete

martedì 15 gennaio 2013

Il PD tra speranze e realtà

Riportiamo di seguito un commento di Wu Ming 1 alla discussione online su Giap sulle prossime elezioni. Il commento mi pare molto preciso e va dritto al punto sul voto al PD (a mio parere anche a SEL, che sarà comunque obbligata ad allinearsi alle posizione del PD): ce lo chiedono, a noi, come voto a sinistra, ma si basa solo sulla fantasia delle promesse e non sulla realtà dei fatti.

di Wu Ming 1

“Se [il PD] andrà al governo non rinegozieremo il Fiscal Compact né abrogheremo il pareggio in bilancio in Costituzione. Non ci sarà nessun aumento della spesa pubblica deciso in modo unilaterale. Se agissimo in questo modo danneggeremo il progetto europeo. Vorremo avere maggior spazio per politiche anti cicliche contro la recessione, ma da realizzare a livello europeo, non nazionale.”
Così Fassina in un’intervista apparsa oggi sul Financial Times. Traduzione presa dal blog di Gad Lerner.
E Fassina rappresenta la *sinistra* del PD! La sinistra di un partito che, come mi assicurava una compagna di SEL due sere fa, “non è mai stato così a sinistra prima d’ora. E’ uscito Ichino, i renziani sono stati messi all’angolo… Finalmente possiamo incidere, se il centrosinistra avrà l’autosufficienza in parlamento potremo fare fronte con Hollande e rinegoziare il fiscal compact.”
Io le ho risposto che ritengo le premesse illusorie, non ci credo, non mi fido, non sono arruolabile. Su un piatto della bilancia vedo solo speranze in quel che *potrebbe fare* un PD più ipotetico che reale; sull’altro piatto vedo tutto quel che il PD reale ha fatto davvero, fatti concreti, scelte concrete. Quest’intervista al FT, se Fassina non la smentirà, rafforza il mio convincimento, che peraltro era già bello forte: mai e poi mai un voto al PD o a chi scommette sul PD.

fonte: http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=10629

Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete

lunedì 14 gennaio 2013

Il PD, Rivoluzione Civile e la partita del Senato

Incredibile quello che si legge stamani sui giornali. Con la rimonta di Berlusconi in atto e la maggioranza al senato in bilico, il partito di Bersani sta cercando un accordo con Rivoluzione Civile, fino ad oggi tacciata di populismo e totalmente snobbata a favore dell'alleanza con Monti. 
Il sugo del discorso è semplice. Il PD rischia di perdere in Sicilia, Campania e Lombardia. Nelle prime 2 regioni Rivoluzione Civile è accreditata dell'11%, un vero e proprio exploit che farebbe affondare il PD. In Lombardia di un più modesto 4%, che pur non portando ad eleggere nessun senatore porterebbe ala vittoria del PDL. 
Ed allora si chiede ad Ingroia di non presentarsi al Senato e far convergere i propri voti sul PD. E perbacco! Sicilia e Campania sono le uniche regioni dove la sinistra di Ingroia è quasi sicura di eleggere dei senatori (sbarramento all'8% al Senato) e questo vorrebbe dire non avere nessuna rappresentanza a Palazzo Madama. E perchè poi? Per far governare il PD con politiche neo-liberiste? Perchè il PD è meglio di Berlusconi? Ma certo Berlusconi non vincerebbe pur con la presenza di Ingroia! Semplicemente il PD non avrebbe la maggioranza al Senato e dovrebbe cercare alleanze. E Bersani ha sempre detto che preferisce vincere col 49% che col 51%, che non vuole governare da solo. 
E vuole fare l'allenaza con Monti dopo il voto. Quale sarebbe dunque il problema nel non vincere in Lombardia, Campania e Sicilia? Il giorno dopo il PD stringerebbe, come comunque farebbe, una alleanza coi centristi e sarebbe in grado di governare senza problemi. Se proprio volesse cercare una intesa con Rivoluzione Civile potrebbe decidere, invece, di guardare a sinistra, modificare il suo programma rigorista, appoggiare il referendum sul lavoro, sconfessare l'austerity e proporre un'alleanza politica (e non di convenienza) post-voto. 
Altrimenti, ancora più semplicemente, potrebbe chiedere a Monti di non presentarsi nelle 3 regioni in bilico, in nome dell'alleanza che comunque faranno dopo il voto. 
Ed invece no. Si riusa lo stesso giochino di Veltroni, voto utile e addirittura desistenza. Perché è sempre meglio non avere nemici a sinistra, anche se ci si vuole alleare col centro. Un opportunismo mai visto. Ma dopo 20 anni di compromessi al ribasso per far vincere il meno peggio, gli italiani hanno imparato.Votare PD in nome dell'antiberlusconismo, 19 anni dopo, è un rito stanco e assurdo, altro che terza Repubblica. Valutiamo le politiche ed i programmi. Ed avere i voti di Ingroia per poi fare le politiche di Monti non è proprio possibile. 


Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete