In un discorso auto-celebrativo e arrogante Napolitano ha accusato i partiti di immobilismo, incapacità, sterilità. Tutto vero, ma ci si potrebbe domandare, da che pulpito? Non ci sono dubbi che i partiti tradizionali siano ormai distaccati dalla realtà e che non sappiano rappresentare gli umori, le aspirazioni, le ansie e le preoccupazione degli italiani. Ma Napolitano non è calato da Marte, ha fatto parte di questo sistema ed ha anzi contribuito in maniera decisiva al suo collasso. La stella polare del suo primo mandato è stata la cosiddetta governabilità ed il rispetto degli impegni internazionali. Ma la democrazia non è mai stata presa in considerazione. Napolitano ha salvato Berlusconi una prima volta con una manovra di palazzo atta a prendere tempo. Poi davanti al fallimento politico del centrodestra ha legato mani e piedi al Parlamento impedendo il voto e organizzando un governo-pasticcio in cui tutti erano dentro mentre era la UE a dettare i programmi. Uno schiaffo in faccia all'elettorato, ripetuto millanta volte nei mesi successivi, con lo scherno dimostrato per i grillini, con le elezioni messe sub-judice dal Presidente che garantiva gli impegni presi al di là del parere dell'elettorato. E poi coi saggi, con gli appelli alla grande coalizione, etc etc...
E naturalmente, nel discorso di ieri ha nuovamente parlato di alleanze, ricordando come non ci sia nulla di male nel trovare intese e compromessi tra diverse forze politiche. E chi ne dubita? Il punto è con chi trovarle, queste intese. E soprattutto per fare cosa? Un conto è una intesa tra il PD e il M5S, che potrebbe concretizzarsi in concreti tagli agli sprechi, in maggior moralità pubblica, in una vera legge anti-corruzione, magari anche in un salario minimo di cittadinanza, ed in un minor potere delle lobby di affaristi che assediano la politica italiana. Tutt'altro discorso è cercare il dialogo con Berlusconi. In 20 anni di protagonismo politico, Berlusconi si è quasi solo occupato dei propri interessi - dalle leggi ad personam al conflitto di interessi - ed ha comunque dimostrato zero senso dello Stato, massimizzando solo i propri consensi elettorali, attirando in trappole prima D'Alema, poi Veltroni, poi Bersani. Solo nel suo esclusivo interesse. Quale possono essere le basi di tale compromesso, di tale alleanza?
A fine anni 70 ci fu una convergenza tra PCI e DC sulla base di equilibri politici che si speravano migliori: due grandi partiti popolari, portatori di interessi diversi ma a volte convergenti, in una situazione di democrazia bloccata. E le basi teoriche di questa alleanza si ebbero facendo un parallelo con la situazione cilena, con la possibilità che anche in Italia le forze della reazione avrebbero potuto spazzare via la democrazia. Nel 46 DC e PCI governarono brevemente insieme, c'era da ricostruire l'Italia post-fascista e le forze democratiche collaborarono per darsi una nuova Costituzione.
Ora non c'è nulla di tutto questo. Gi equilibri politici dati da una alleanza con la destra sono, nel migliore dei casi, regressivi. Sono due partiti in crisi - e non all'apice del loro successo, come nel 76 - incapaci di proporre formule politiche innovative, rinchiusi nel Palazzo, ed ora nel governo, solo per sopravvivere.
Il tutto mentre la crisi sta avanzando e richiede risposte radicali ed una nuova rappresentanza sociale degli emarginati, dei disoccupati, dei poveri, degli studenti. Una società in subbuglio ed un Palazzo chiuso in se stesso. Con la benedizione di Napolitano.
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martedì 23 aprile 2013
domenica 7 aprile 2013
Il PD allo sbando
E i nodi finalmente arrivarono al pettine. Da una parte Renzi che non vuole il governo Bersani che rischierebbe di farlo fuori politicamente. Dall'altra Franceschini che vuole il dialogo con Berlusconi. E poi Bersani stesso incapace di uscire dall'arrocco, "il mio governo o nulla". In mezzo il dialogo con Berlusconi sul Quirinale, i no di Grillo, le alchimie di Napolitano che le tenta tutte per rimettere in vita la grande coalizione. In un panorama di incapacità clamorosa di proporre scelte politiche innovative.
Tutti ora si concentrano sulla legge elettorale, come se quella fosse stata l'origine dei mali e del parlamento ingovernabile, quando invece rappresenta abbastanza fedelmente la realtà di un paese diviso in tre in cui due forze politiche devono mettersi d'accordo per governare. Il punto, naturalmente è come farlo. Dopo il rifiuto di Grillo rimane solo Berlusconi? E si può andare al governo con chi si è descritto per anni come il demonio? O più semplicemente, ci si può andare con chi ha predicato l'evasione fiscale, fatto votare al parlamento che Ruby fosse la nipote di Mubarak e che è tuttora portatore di un enorme conflitto d'interessi (a parole da sempre la prima legge da fare per il centro-sinistra...)? Beh, la storia dice che si può, visto che è già successo. Ma non è certo auspicabile.
Il PD ha pagato a caro prezzo la scelta suicida di sostenere Monti insieme a Berlusconi. Ora Franceschini e pure il capogruppo Speranza (ma per chi??) propongono la stessa minestra riscaldata, a cui aggiungono un po' di condimento per farla sembrare diversa. Ma è sempre orribile. Lette tra le righe, queste interviste dicono circa: dialogo sul Quirinale e poi varo di un governo PD che però vada oltre il confine del centrosinistra, cioè che viva sul supporto di Berlusconi. Cerchiamo di salvare la faccia non mettendo i ministri del PDL, ma l'alleanza sarebbe nei fatti. E i fatti sarebbero poi la successiva legislazione, in cui possiamo solo immaginare che il conflitto d'interessi, la redistribuzione del reddito, la tutela del lavoro, il rilancio della scuola pubblica, la scure sulle spesi inutili (dagli F35 al TAV) non sarebbero certo parte dell'agenda.
Una scelta folle e suicida, che lascerebbe l'Italia nel pantano, squalificherebbe definitivamente il PD e forse finirebbe per spaccarlo e riconsegnerebbe di fatto il Paese a quei poteri e a quelle politiche che lo hanno caratterizzato per 20 anni che hanno prodotto il bel risultato che abbiamo ora davanti a noi.
E si dirà, ma non ci sono altre possibilità. Davvero? Strano perché la strada maestra, in realtà, non è mai stata tentata. Il PD è andato al Quirinale e poi a parlare con Grilo sostenendo in buona sostanza un monocolore Bersani - ed il fatto che Grillo abbia detto no, in realtà, è normale (anche se molto meno lo è il rifiuto a prescindere di discutere del programma). Non si capisce perchè il M5S avrebbe dovuto sostenere un governo fatto dai suoi avversari. Ben diverso, come dice, solo ora, con grave ritardo, Rosy Bindi, sarebbe stata una proposta politica di alternativa, e cioè un governo progressista di personalità di prestigio e non di provenienza PD che avrebbero potuto fare da ponte tra il partito di Bersani e quello di Grillo. I nomi sono i soliti, da Rodotà a Zagrebelsky. Che con un programma innovativo avrebbero messo il M5S davanti alle sue responsabilità e sarebbero andati a vedere le carte di Grillo. Che ha un gruppo parlamentare già in fermento sulla possibilità di sostenere il PD, figuriamoci se l'alternativa era sostenere un governo di cambiamento slegato dai partiti!
Non si sa perchè il PD non abbia deciso di intraprendere tale percorso virtuoso. Forse troppa smania di governo e di potere. O forse paura del cambiamento vero che un governo di questo genere avrebbe portato - rottura forte sulla laicità, sulla scuola, sui beni comuni, cioè tutti quei temi che l'elettorato di sinistra ha sempre supportato ma che il gruppo dirigente del PD è stato per anni assai restio a cavalcare, se non a parole. Ed ora, invece del cambiamento, rischiamo di ritrovarci con Berlusconi.
Complimenti all'ennesima oscena prova di sè data dal PD.
Tutti ora si concentrano sulla legge elettorale, come se quella fosse stata l'origine dei mali e del parlamento ingovernabile, quando invece rappresenta abbastanza fedelmente la realtà di un paese diviso in tre in cui due forze politiche devono mettersi d'accordo per governare. Il punto, naturalmente è come farlo. Dopo il rifiuto di Grillo rimane solo Berlusconi? E si può andare al governo con chi si è descritto per anni come il demonio? O più semplicemente, ci si può andare con chi ha predicato l'evasione fiscale, fatto votare al parlamento che Ruby fosse la nipote di Mubarak e che è tuttora portatore di un enorme conflitto d'interessi (a parole da sempre la prima legge da fare per il centro-sinistra...)? Beh, la storia dice che si può, visto che è già successo. Ma non è certo auspicabile.
Il PD ha pagato a caro prezzo la scelta suicida di sostenere Monti insieme a Berlusconi. Ora Franceschini e pure il capogruppo Speranza (ma per chi??) propongono la stessa minestra riscaldata, a cui aggiungono un po' di condimento per farla sembrare diversa. Ma è sempre orribile. Lette tra le righe, queste interviste dicono circa: dialogo sul Quirinale e poi varo di un governo PD che però vada oltre il confine del centrosinistra, cioè che viva sul supporto di Berlusconi. Cerchiamo di salvare la faccia non mettendo i ministri del PDL, ma l'alleanza sarebbe nei fatti. E i fatti sarebbero poi la successiva legislazione, in cui possiamo solo immaginare che il conflitto d'interessi, la redistribuzione del reddito, la tutela del lavoro, il rilancio della scuola pubblica, la scure sulle spesi inutili (dagli F35 al TAV) non sarebbero certo parte dell'agenda.
Una scelta folle e suicida, che lascerebbe l'Italia nel pantano, squalificherebbe definitivamente il PD e forse finirebbe per spaccarlo e riconsegnerebbe di fatto il Paese a quei poteri e a quelle politiche che lo hanno caratterizzato per 20 anni che hanno prodotto il bel risultato che abbiamo ora davanti a noi.
E si dirà, ma non ci sono altre possibilità. Davvero? Strano perché la strada maestra, in realtà, non è mai stata tentata. Il PD è andato al Quirinale e poi a parlare con Grilo sostenendo in buona sostanza un monocolore Bersani - ed il fatto che Grillo abbia detto no, in realtà, è normale (anche se molto meno lo è il rifiuto a prescindere di discutere del programma). Non si capisce perchè il M5S avrebbe dovuto sostenere un governo fatto dai suoi avversari. Ben diverso, come dice, solo ora, con grave ritardo, Rosy Bindi, sarebbe stata una proposta politica di alternativa, e cioè un governo progressista di personalità di prestigio e non di provenienza PD che avrebbero potuto fare da ponte tra il partito di Bersani e quello di Grillo. I nomi sono i soliti, da Rodotà a Zagrebelsky. Che con un programma innovativo avrebbero messo il M5S davanti alle sue responsabilità e sarebbero andati a vedere le carte di Grillo. Che ha un gruppo parlamentare già in fermento sulla possibilità di sostenere il PD, figuriamoci se l'alternativa era sostenere un governo di cambiamento slegato dai partiti!
Non si sa perchè il PD non abbia deciso di intraprendere tale percorso virtuoso. Forse troppa smania di governo e di potere. O forse paura del cambiamento vero che un governo di questo genere avrebbe portato - rottura forte sulla laicità, sulla scuola, sui beni comuni, cioè tutti quei temi che l'elettorato di sinistra ha sempre supportato ma che il gruppo dirigente del PD è stato per anni assai restio a cavalcare, se non a parole. Ed ora, invece del cambiamento, rischiamo di ritrovarci con Berlusconi.
Complimenti all'ennesima oscena prova di sè data dal PD.
lunedì 1 aprile 2013
La "saggezza" di Re Giorgio
E così Napolitano si sarebbe scelto i saggi per rilanciare l'azione riformatrice del Parlamento - anche se non risulta che l'agenda politica del paese debba essere fissata dal Presidente della Repubblica, certo almeno non in una Repubblica parlamentare.
Una forzatura costituzionale - l'ennesima - che può forse essere giustificata con il grave momento di impasse politica ed istituzionale, di cui per altro Napolitano porta una gran parte di responsabilità. In realtà però, come è ormai chiaro, la mossa dei saggi è un escamotage per rilanciare la grande coalizione, che da quasi due anni è la vera ossessione del Presidente. Basta guardare la composizione per rendersi conto di cosa stiamo parlando. Tra i "riformatori" ci sono parlamentari - italiani ed europei - che siedono tra le fila del PD (Violante, quello del discorso alla Camera sulle garanzie extra legem date a B. sulla difesa delle sue reti televisive), PDL (Quagliariello - quello degli "assassini" di Eluana, ora trasformato in saggio...) e Monti (Mauro) più un finto esterno come Onida - già candidato a sindaco di Milano per il centrosinistra e protagonista negli ultimi giorni di numerosi interviste contro la cosiddetta ineleggibilità di Berlusconi. Insomma, le prove generali di un mega inciucio che esclude il M5S e il resto della società civile. Bel colpo, non c'è che dire.
Pure peggio tra i saggi economici, tutte persone provenienti dall'establishment, nessuna voce fuori dal coro (che so, un Gallino, un Rodotà) o rappresentante di altri tipi di interesse economici, non ci sono uomini del sindacato ma neanche delle imprese (che comunque sono spesso difese....). Ci sono solo uomini di palazzo, quel pezzo di classe dirigente collettivamente colpevole del disastro italiano. Non certo la maniera migliore di ripartire.
Una forzatura costituzionale - l'ennesima - che può forse essere giustificata con il grave momento di impasse politica ed istituzionale, di cui per altro Napolitano porta una gran parte di responsabilità. In realtà però, come è ormai chiaro, la mossa dei saggi è un escamotage per rilanciare la grande coalizione, che da quasi due anni è la vera ossessione del Presidente. Basta guardare la composizione per rendersi conto di cosa stiamo parlando. Tra i "riformatori" ci sono parlamentari - italiani ed europei - che siedono tra le fila del PD (Violante, quello del discorso alla Camera sulle garanzie extra legem date a B. sulla difesa delle sue reti televisive), PDL (Quagliariello - quello degli "assassini" di Eluana, ora trasformato in saggio...) e Monti (Mauro) più un finto esterno come Onida - già candidato a sindaco di Milano per il centrosinistra e protagonista negli ultimi giorni di numerosi interviste contro la cosiddetta ineleggibilità di Berlusconi. Insomma, le prove generali di un mega inciucio che esclude il M5S e il resto della società civile. Bel colpo, non c'è che dire.
Pure peggio tra i saggi economici, tutte persone provenienti dall'establishment, nessuna voce fuori dal coro (che so, un Gallino, un Rodotà) o rappresentante di altri tipi di interesse economici, non ci sono uomini del sindacato ma neanche delle imprese (che comunque sono spesso difese....). Ci sono solo uomini di palazzo, quel pezzo di classe dirigente collettivamente colpevole del disastro italiano. Non certo la maniera migliore di ripartire.
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