Visualizzazione post con etichetta Berlusconi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Berlusconi. Mostra tutti i post

domenica 5 maggio 2013

Comanda Silvio





Una settimana di governo ed è già tutto chiaro, o quasi. Il simbolo della campagna elettorale del Pdl è stata l'abolizione dell'IMU - per tutti, compresi soprattutto i ricchi da cui proviene la maggior parte del reddito. Detto, fatto, IMU sospesa per decreto, e tanti saluti ad un po' di equità in più. Tanto poi i soldi per la copertura si troveranno con qualche bella sforbiciata al welfare, come sempre - e già questo avverrà di fatto per tutti i Comuni che si ritrovano con un bel buco di bilancio. Ma questo il Caimano voleva, e questo ha ottenuto.
E poi, Letta ha provato un bello spottone con la nomina della Kyenge a ministro. E lei, giustamente, è partita lancia in resta per una legge per dare la cittadinanza ai figli degli immigrati. Subito il Pdl: non se ne parla, o cade il governo. Come ha detto qualche giorno fa Rodotà su Repubblica, si tratta di un governo fatto per esclusione: via tutti i temi divisivi, cioè tutti quelli importanti per il Cavaliere. Se no addio esecutivo. Ma non solo: dentro tutti quelli importanti per il Cavaliere. Se no addio governo. Letta Primo Ministro, ma comanda Berlusconi.

mercoledì 10 aprile 2013

Quirinale: verso l'inciucione?

Speriamo siano solo rumors dei giornali. Ma la lista di papabili al Quirinale venuta fuori oggi fa rabbrividire. Un accordo Pd-Pdl per eleggere un presidente condiviso, peccato che poi i due partiti insieme non arrivino al 50%. Legittimo, ma non si dica che lo si fa per rappresentare le forze politiche più importanti, dopo tutto il M5S ha preso più voti del Pdl e avrebbe dunque qualche ragione in più per esprimere un nome, appunto, condiviso.
Sempre poi che gli elettori del Pd possano essere soddisfatti di trovare un accordo con Berlusconi, quindi un compromesso che più al ribasso non si può.
Marini? Ma scherziamo?
D'Alema? Da non deputato a Presidente della Repubblica?
Bonino? Una neoliberista in lotta da sempre contro il mondo del lavoro?
Prodi? Ottima persona, ma non si era parlato di rinnovamento?
De Rita, addirittura, cioè sostanzialmente nessuno perchè non si è capaci di uscire dall'impasse politico?
Auguri....

domenica 7 aprile 2013

Il PD allo sbando

E i nodi finalmente arrivarono al pettine. Da una parte Renzi che non vuole il governo Bersani che rischierebbe di farlo fuori politicamente. Dall'altra Franceschini che vuole il dialogo con Berlusconi. E poi Bersani stesso incapace di uscire dall'arrocco, "il mio governo o nulla". In mezzo il dialogo con Berlusconi sul Quirinale, i no di Grillo, le alchimie di Napolitano che le tenta tutte per rimettere in vita la grande coalizione. In un panorama di incapacità clamorosa di proporre scelte politiche innovative.
Tutti ora si concentrano sulla legge elettorale, come se quella fosse stata l'origine dei mali e del parlamento ingovernabile, quando invece rappresenta abbastanza fedelmente la realtà di un paese diviso in tre in cui due forze politiche devono mettersi d'accordo per governare. Il punto, naturalmente è come farlo. Dopo il rifiuto di Grillo rimane solo Berlusconi? E si può andare al governo con chi si è descritto per anni come il demonio? O più semplicemente, ci si può andare con chi ha predicato l'evasione fiscale, fatto votare al parlamento che Ruby fosse la nipote di Mubarak e che è tuttora portatore di un enorme conflitto d'interessi (a parole da sempre la prima legge da fare per il centro-sinistra...)? Beh, la storia dice che si può, visto che è già successo. Ma non è certo auspicabile.
Il PD ha pagato a caro prezzo la scelta suicida di sostenere Monti insieme a Berlusconi. Ora Franceschini e pure il capogruppo Speranza (ma per chi??) propongono la stessa minestra riscaldata, a cui aggiungono un po' di condimento per farla sembrare diversa. Ma è sempre orribile. Lette tra le righe, queste interviste dicono circa: dialogo sul Quirinale e poi varo di un governo PD che però vada oltre il confine del centrosinistra, cioè che viva sul supporto di Berlusconi. Cerchiamo di salvare la faccia non mettendo i ministri del PDL, ma l'alleanza sarebbe nei fatti. E i fatti sarebbero poi la successiva legislazione, in cui possiamo solo immaginare che il conflitto d'interessi, la redistribuzione del reddito, la tutela del lavoro, il rilancio della scuola pubblica, la scure sulle spesi inutili (dagli F35 al TAV) non sarebbero certo parte dell'agenda.
Una scelta folle e suicida, che lascerebbe l'Italia nel pantano, squalificherebbe definitivamente il PD e forse finirebbe per spaccarlo e riconsegnerebbe di fatto il Paese a quei poteri e a quelle politiche che lo hanno caratterizzato per 20 anni che hanno prodotto il bel risultato che abbiamo ora davanti a noi.
E si dirà, ma non ci sono altre possibilità. Davvero? Strano perché la strada maestra, in realtà, non è mai stata tentata. Il PD è andato al Quirinale e poi a parlare con Grilo sostenendo in buona sostanza un monocolore Bersani - ed il fatto che Grillo abbia detto no, in realtà, è normale (anche se molto meno lo è il rifiuto a prescindere di discutere del programma). Non si capisce perchè il M5S avrebbe dovuto sostenere un governo fatto dai suoi avversari. Ben diverso, come dice, solo ora, con grave ritardo, Rosy Bindi, sarebbe stata una proposta politica di alternativa, e cioè un governo progressista di personalità di prestigio e non di provenienza PD che avrebbero potuto fare da ponte tra il partito di Bersani e quello di Grillo. I nomi sono i soliti, da Rodotà a Zagrebelsky. Che con un programma innovativo avrebbero messo il M5S davanti alle sue responsabilità e sarebbero andati a vedere le carte di Grillo. Che ha un gruppo parlamentare già in fermento sulla possibilità di sostenere il PD, figuriamoci se l'alternativa era sostenere un governo di cambiamento slegato dai partiti!
Non si sa perchè il PD non abbia deciso di intraprendere tale percorso virtuoso. Forse troppa smania di governo e di potere. O forse paura del cambiamento vero che un governo di questo genere avrebbe portato - rottura forte sulla laicità, sulla scuola, sui beni comuni, cioè tutti quei temi che l'elettorato di sinistra ha sempre supportato ma che il gruppo dirigente del PD è stato per anni assai restio a cavalcare, se non a parole. Ed ora, invece del cambiamento, rischiamo di ritrovarci con Berlusconi.
Complimenti all'ennesima oscena prova di sè data dal PD.

mercoledì 13 marzo 2013

Il Caimano e il Presidente

Eccolo di nuovo, l'immancabile Napolitano. Davanti alla gazzarra organizzata dal PdL a Milano decide di fare il cosiddetto super partes, un colpo al cerchio e uno alla botte, tanto per non farsi mancare mai nulla. Nessun sospetto di accanimento giudiziario è possibile, ma allo stesso tempo è comprensibile la preoccupazione di Berlusconi e i suoi. E la magistratura stia attenta a non sconfinare.
In cosa abbia sconfinato, non si sa. De Gregorio ammette di aver preso soldi per cambiare casacca e sul possibile giro di prostituzione di Arcore - supportato da diverse testimonianze - pare davvero che non si possa non far luce.
Qui l'unico problema sono le minacce di B. Che potrà anche essere arrivato secondo, ma rimane un cittadino che si deve sottoporre al giudizio della magistratura e che, in ogni caso, non sarebbe neppure eleggibile - in tanti firmano su Micromega ma il PD è sordo da quell'orecchio.
Napolitano ha permesso il ritorno in campo di B. grazie al governo tecnico e ora cerca in tutte le maniere di ridargli una sedia al tavolo delle trattative politiche da cui era stato escluso. Addirittura invoca il legittimo impedimento, proprio mentre B. organizza trame e progetti eversivi e sembra davvero giunta l'ora del Caimano. Ed invece di reazioni sdegnate riceve comprensione. Napolitano non ha ancora capito che il suo ruolo non è quello di garante del sistema politico ma di garante la Costituzione, che B. e i suoi strattonano e offendono.
Prima se ne andrà Napolitano, meglio sarà per il Paese.


mercoledì 20 febbraio 2013

Napolitano, il PD e lo spettro di Berlusconi




Uno spettro si aggira per l'Italia. Ha tutto da perdere e noi abbiamo tutto da guadagnarci (dalla sua sconfitta) - è lo spettro di Silvio Berlusconi. Se non uno spettro, quantomeno uno zombie. Era politicamente morto e sepolto non più di qualche mese fa. La sua maggioranza, larghissima, si era sfaldata sotto il peso di scandali sessuali, incompetenza economica, dilettantismo politico. Il Pdl era allo sbando, diviso in mille correnti. Nessuno se non una schiera di amazzoni (chiamiamole così per carità di patria...) era più disposto a difenderlo, Crosetto lo insultava al telefono, gli ex An gli facevano la faida interna, pronti a tornare a fare i fascisti senza doppio petto. Insomma, sembrava davvero game over.
In una democrazia normale si sarebbe votato alla caduta di quel malaugurato governo, come si è fatto in Spagna, in Portogallo, in Irlanda e, pensate un po', persino in Grecia, due volte. Ma no, lo spread era troppo alto. Era alto anche in quegli altri paesi però. Col senno di poi si può dire che i tassi di interesse sono scesi col governo Monti, vero, ma sono scesi pure in tutti gli altri PIGS, anche con maggioranze instabili, con elezioni bis, con scandali politici. Insomma, se non è crollata la Grecia, se la Spagna sopravvive, se il Portogallo è ancora nell'Euro si può con certezza dire che non sia per merito di Monti, ma forse, invece di Draghi. Col senno di poi sono capaci tutti. Ma in tanti eravamo capaci anche col senno di prima. Votare si poteva - è incontestabile, ora - e si doveva. Si doveva per rispetto degli elettori e della democrazia. E si doveva perché bisognava sbarazzarsi di Berlusconi. Soprattutto se si va in giro a dire che la crisi italiana è figlia di Silvio B. Ed allora non si poteva governare con lui. E non si poteva dargli l'occasione di riorganizzare le truppe, stare al coperto per un anno e poi tornare alla carica come unica e vera opposizione dell'assai impopolare governo Monti. Opposizione che non è mai stata fatta, ma tant'è. 
Come diceva Mao, bastonare il cane che affoga. Analogia un pò dura, ma decisamente a proposito. Peccato che invece s sia messo di mezzo Re Giorgio con i suoi intrighi e colpi di palazzo. Il governo del Presidente, per passare alla storia come il salvatore dell'Italia. Mentre rischia di essere quello che ha permesso il ritorno del morto vivente, di Berlusconi, del padre di tutti i mali del Paese - anche se è davvero conveniente dimenticare come in questi 19 anni al governo ci sia stato anche il PD e i suoi antenati che qualche colpa dovrebbero pur prendersela e qualche autocritica dovrebbero pur farla. 
Invece ora, dopo aver rianimato, per l'ennesima volta, Berlusconi con una respirazione bocca a bocca, manco fossero una delle olgettine, dopo aver votato leggi orribili d'accordo con Monti e con B. stesso, dopo aver buttato l'Italia in recessione, ecco, dopo tutto questo ci chiedono di nuovo un voto basato solo sulla fiducia e sulla paura dello zombie.
Ma siamo seri. L'unico vero voto utile è contro chi ha permesso questo sfacelo. Votare per chi non voleva Monti, per chi non ha mai fatto inciuci con Berlusconi, per chi le cose le vuole cambiare davvero. Votare non per paura, ma per speranza. 


Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete

giovedì 31 gennaio 2013

50 mila studenti in meno, come voleva la Fornero

E quale sarà mai lo scandalo del crollo dei 50 mila iscritti in meno all'Università che capeggia oggi su tutti i principali giornali? In fondo circa 1 mesetto fa una cosa simile era stata auspicata dal Ministro Fornero senza che nessuno si risentisse. La signora, in sostanza, aveva detto che sarebbe meglio riscoprire il lavoro manuale invece che perdere tempo a studiare. In fondo, parafrasando una famosa canzone, non sarà mica che oggi anche l'operaio vuole il figlio dottore? 
Studiare non è da tutti, e i giovani italiani, anche senza i consigli della signora, ci sono arrivati da soli. In una società che non offre nessuna speranza di riscatto sociale lo studio diventa un inutile orpello. E viene dunque scoraggiato, con rette in aumento e borse di studio in calo. Poco importa se già siamo tra gli ultimi in Europa sia come iscritti, sia, soprattutto, come laureati. Poco importa che un paese che non produce sapere è un paese in declino. Ancora meno importa che in un paese dove i giovani non possono studiare l'ascensore sociale si è fermato. Appunto, studiare è per i ricchi. Gli altri a sgobbare.
Questo è il paese che sognava la Fornero, ma è anche il paese che ci ha lasciato in eredità la Seconda Repubblica. Quella della riforma Gelmini, ovvio. Ma non solo. Perché quel PD che oggi autorevolmente si candida a guidare il Paese ha governato per la metà della degli ultimi 19 anni e non può certo accampare scuse, perchè questo disastro chiama in causa tutti i governi. E dovrebbe essere al centro della campagna elettorale, ed invece è totalmente assente. E sarebbe strano il contrario. In fondo, questo mondo infame non l'ha certo fatto solo Berlusconi da solo. La sinistra, o quella che una volta si chiamava così, ha mollato gli operai con salari da fame, mentre i padroni ingrassavano. Ha mollato i nuovi lavoratori trasformandoli in precari in nome delle richieste del capitale. Ha abbassato le tasse per i più ricchi, mentre tagliava i fondi alla scuola pubblica e finanziava quella privata. E si sorprende degli studenti in piazza, arrabbiati, a volte pure col volto coperto. Quelle manifestazioni non sono più quelle dei figli della media borghesia annoiati. Sono solo l'altra faccia di questo disastro, di questo abbandono della scuola che vuol dire solo rinuncia al futuro. Sono l'Italia che va a fondo.

Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete

martedì 11 dicembre 2012

Il ritorno di B. e l'Europa: chi è causa del suo mal, pianga se stesso.

File:JEAN LOUIS THÉODORE GÉRICAULT - La Balsa de la Medusa (Museo del Louvre, 1818-19).jpg

Non vorrei che questo post potesse essere frainteso. Il ritorno di Berlusconi, a prescindere dall'effetto positivo che ha generato facendo cadere Monti, è una iattura gigantesca. Un vecchio satiro, interessato solo ai suoi affari e con una concezione della democrazia simile a quella di un sultano - modello politico perfetto anche per quanto riguarda la costruzione dell'harem.
Tocca però agli italiani ratificarlo alle urne, e non certo ai leader europei chiusi nelle loro cancellerie.  Hollande ci ha fatto sapere che Monti sarebbe bene che il suo lavoro non venisse meno. E poco prima di lui, Schulz aveva attaccato frontalmente Berlusconi. Sembra quasi un ritorno dell'asse dei sorrisetti tra Merkel e Sarkozy - i tedeschi ed i francesi, che siano socialisti o conservatori paiono aver sempre qualcosa da insegnare agli altri.
E si potrebbe pure arrivare a pensare che abbiano ragione: in fondo siamo tutti sulla stessa barca, in questa Europa che sembra ormai sempre più la zattera Medusa alla deriva. Ogni Stato e dunque ogni governo ha delle responsabilità europee e quindi è normale che i leader di altri paesi mettano becco negli affari interni di un altro paese membro.
Ci verrebbe però da dire, da che pulpito! Forse bisognerebbe cominciare a guardare in Francia e soprattutto in Germania, il paese che è il principale responsabile della presente, devastante crisi. Una Germania con un leader a capo di un partito sicuramente più democratico del PDL e con un sistema istituzionale ben più solido ed inclusivo di quello italiano. Ma anche una Germania all'insegna della grettezza e con un interesse così ristretto da mettere in primo piano la pancia piena dei suoi elettori rispetto alla miseria e alla disoccupazione che si espande in tutta Europa. E che, altro che Berlusconi!, ha fatto impazzire lo spread per oltre un anno, impedendo meccanismi di coordinazione e salvataggio comunitari e bloccando tutte le iniziative volte a trasformare la BCE in una normale banca centrale. Se proprio dobbiamo preoccuparci di un leader che rischia di affondare l'Europa allora conviene guardare a Berlino e non a Roma.
E comunque questa è la stessa Europa che nel 2004 accolse tra i suoi membri gli Stati baltici che fanno del razzismo di stato la loro ideologia, avendo trasformato i cittadini di origine russa in mezzi cittadini con minori diritti. L'Europa che lascia che l'Ungheria diventi di fatto uno Stato fascista senza fare assolutamente nulla al riguardo. Ed è l'Europa che davanti allo sfacelo greco, con i nazisti che aumentano i proprio consensi giorno dopo giorno, non muove un dito, o meglio, continua a distribuire bastonate ai greci senza lavoro. Ma soprattutto è l'Europa cui Berlusconi, per 18 anni, non ha mai dato fastidio neanche davanti alle più plateali forme di populismo e corruzione. Troppo tardi ora, per essere credibili.
E' una Europa che, molto semplicemente, sembra voler cloroformizzare la democrazia. Pochi ottimati (ed i mercati) hanno diritto di decidere cosa è meglio per tutto il continente. Lo abbiamo già detto, una democrazia a sovranità limitata. Ma se il PDL vincerà le elezioni (cosa comunque improbabile) toccherà ringraziare Monti e l'Europa che con le loro ricette strampalate hanno immiserito l'Italia ed affossato la nostra economia. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.


Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete

lunedì 10 dicembre 2012

Governo Monti: è finita, era ora

E Monti si è dimesso - secondo Bersani con un gesto di responsabilità, anche se onestamente mi sfugge quale fosse l'alternativa.
Non può che essere una buona notizia, perchè una cosa è sicura, l'Italia sta peggio ora di 1 anno fa. Siamo in recessione, e la nostra economia va addirittura peggio di quella spagnola. La disoccupazione è in aumento, i giovani senza lavoro sono 1 su 3, la povertà è in aumento, i consumi in ribasso, gli investimenti stagnanti. Nel frattempo abbiamo abolito l'art.18, scassinato le pensioni creando centinaia di migliaia di esodati, firmato un fiscal compact che ci obbliga a sacrifici e crescita zero per 20 anni, e modificato la nostra Costituzione in maniera oltraggiosa - il liberismo imposto nella nostra carta fondamentale, riducendone gravemente la democraticità.
Colpiti i ceti più deboli, legati mani e piedi alle generazioni future. Senza contare insulti e scherni a lavoratori, studenti, disoccupati. 12 mesi da incubo. Mentre i ricchi e potenti non sono stati toccati - nessuna patrimoniale, nessuna revisione degli scaglioni IRPEF, nessun taglio di stipendi e pensioni d'oro dei dirigenti pubblici.
E si, lo spread è sceso. Ma di questo va dato atto a Mario Draghi, non certo a Monti.
Berlusconi ha tolto la fiducia. L'ha fatto perchè spera di lucrare proprio sulle nefandezze fatte da Monti, cercando di prendere le distanze dall'operato del governo. Un comportamento opportunista, ma non certo irresponsabile. Che la reazione di Monti, Napolitano, Repubblica e Corriere siano tutte all'insegna del rischio che corriamo sui mercati la dice lunga sullo stato della nostra democrazia. Non si può fare politica, sembrano dire, ma semplicemente non disturbare il grande capitale. Questa d'altronde è stata la stella polare dell'azione di governo, tutta all'insegna del "i mercati ci guardano..." "l'Europa ci chiede" (tranne ovviamente quando si trattava di tassare il Vaticano). 
Beh, speriamo che le cose comincino a cambiare. Ci sarà Grillo che cercherà di sparigliare. Ma ci sarà soprattutto una nuova sinistra che pensa liberamente e che vuole andare veramente oltre l'agenda Monti. Cosa che Vendola, nonostante tutte le sue grida, non può garantire. Uno che l'agenda Monti la sposa in pieno, come Renzi, alle primarie l'ha doppiato. E Bersani vuole, per sua stessa ammissione, tenere Monti a bordo, o come Ministro dell'Economia (dici poco!) o Presidente della Repubblica, garante alla Napolitano, cioè garante di mercati e UE, non certo del popolo o della Costituzione. E lo stesso Monti pare ora deciso a scendere in campo, immaginiamo per riorganizzare i centristi, e certo per il PD sarebbe davvero d'accordo dire di no poi all'inciucione, non foss'altro in nome della Santa Alleanza contro B. (con cui va bene governare per un anno, ci mancherebbe, ma adesso che si vota è il Caimano di sempre, quindi la richiesta è sempre quella: turiamoci il naso, e votiamo il men peggio).
Ed allora è giunto il momento, finalmente, di tornare a votare. Destra populista, Monti, Bersani e la responsabilità che sta piegando l'Italia, Grillo e il partito privato. Oppure proviamo a trovare una alternativa. Senza voti utili, senza paura. Senza anti-berlusconismo, senza la spada di Damocle dei mercati sulla testa. Per cambiare l'Europa e non per subirla. Per poter decidere del proprio futuro senza che lo decidano prima altri.

Se ti è piaciuto questo post, clicca sul simbolo della moschina che trovi qui sotto per farlo conoscere alla rete grazie al portale Tze-tze, notizie dalla rete