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lunedì 6 maggio 2013

SEL e la sinistra dopo il PD

Tra pochi giorni ci sarà il primo appuntamento pubblico di parte della sinistra post-governissimo, organizzato da SEL ed intitolato la Cosa Giusta. Un primo passo, ancora carico di dubbi ma anche di speranze per ricominciare, per l'ennesima volta ad organizzare la sinistra. Sperando di essere usciti dall'equivoco PD-sinistra.
Qui di seguito riportiamo parte dell'intervento di Giulio Cavalli (attore, regista, e politico di SEL), dal suo blog:

Il PD non ha mantenuto le promesse in campagna elettorale e questo è un fatto. SEL si era presa la responsabilità di garantire un PD che non scivolasse nelle sue antiche e perverse pulsioni centriste e inciuciste e non c’è riuscita: questo è un altro fatto (che in pochi stanno analizzando). Senza remore, inibizioni o balbettamenti dovremmo raccontare che comunque il voto dato a SEL era un voto di “condizionamento” di sinistra di governo che non è accadutoI voti per una sinistra radicale di opposizione non sono qui, per dire[......]

Poi c’è la Cosa Giusta dell’11 maggio (che fa un po’ sorridere nel titolo pensando alla Cosa Seria che in tanti non abbiamo mica abbandonato) e la domanda (è sempre quella, sempre) è capire quali sono i passaggi, le discussioni e le opinioni che ci porteranno lì. Perché  non c’è bisogno di piazza ma di politica.
C’è la sinistra nella Cosa Giusta o c’è l’attesa (ormai diventata beckettiana) che si rompa il PD (che non si romperà a breve)? Chi sono i soggetti del cantiere (a parte lo sventolio di Rodotà)? I soggetti che componevano Rivoluzione Civile ci fanno tutti schifo? Peggio sempre Ferrero di Fioroni, come mi disse una volta qualcuno?
Scrivevamo qualche mese fa:
Nella Cosa Seria sappiamo che la parola “sinistra” nel Paese ha ancora un senso diffuso che non appartiene a ceti politici né a gruppi dirigenti. È un sentimento, un modo di stare al mondo, un’appartenenza ideale e concreta che richiede coerenza e che non può ridursi in piccoli e particolari interessi di bottega, antiche inimicizie e gelosie d’appartenenza.
Per questo chiediamo che Sinistra Ecologia e Libertà e una parte consistente del Partito Democratico siano il motore di una coalizione che sia una Cosa Seria. Che guardi a Italia dei Valori, Federazione della Sinistra, ALBA, Verdi e tutti coloro che si riconoscono in un manifesto di posizioni chiare e realmente governabili, oltre che di governo. Perché non ci piace la strategia dell’inerzia per capitalizzare il consenso trascinandosi alle prossime elezioni, ma preferiamo la semplicità e la chiarezza delle idee da valorizzare insieme. Soluzioni collettive per risolvere i problemi, insieme: politica presa come una Cosa Seria.
Basta mediazioni. Per chi mi chiede: io sono qui.

lunedì 8 aprile 2013

In Spagna il sistema politico va a pezzi



Prima la Grecia, ora la Spagna. In tutti e due i paesi il sistema politico post-dittatura si è retto su un solido bipartitismo, socialisti contro conservatori, diversi su molti punti (in Spagna, soprattutto sui diritti civili), molto simili su altri - accettazione acritica del mercato e dell'Europa, soprattutto.
La crisi economica, ormai conclamata crisi politica, sta cambiando tutto. In Grecia il bipartitismo è andato in pezzi, il PASOK è ormai una forza marginale, Syriza - un partito che fino a pochi mesi fa si sarebbe considerato antisistema - vola verso il 30% mentre a destra anche i fascisti sono in doppia cifra. Tant'è che per formare una maggioranza precaria e instabile si è dovuti ricorrere alla grande coalizione - ma dati i numeri, sarebbe il caso di dire, piccola coalizione - tra ex supposti avversari come conservatori e socialisti.

In Spagna ci si avvia verso uno scenario simile. Secondo l'ultimo sondaggio pubblicato da El Pais, socialisti e conservatori, insieme, hanno meno del 50%. Mentre avanza impetuosamente Izquierda Unida, che ormai tallona i socialisti. Non è ancora la Grecia - e d'altronde Madrid, per ora e per fortuna, non è Atene - ma la direzione è decisamente quella.

E d'altronde anche in Francia alle ultime elezioni abbiamo visto come tanto il Front de Gauche quanto la destra lepenista abbiano raggiunto risultati a due cifre. Ed in Italia, PD e PdL sono in una situazione simile.
Insomma, la crisi dell'Europa sta riportando a galla un nuovo tipo di politica, che in una maniera o nell'altra, nel bene o nel male, esce da quel sordo immobilismo neo-liberale, quel bipartitismo di facciata che condannava le democrazie ad adeguarsi all'ideologia dominante, a prescindere dal colore delle bandiere o dal nome del partito.
Il bi-polarismo è ormai morto e si porta con sè nella tomba quella sinistra liberale rappresentata dal PSE che ha rinunciato alla lotta sociale e a rappresentare i poveri e gli sfruttati. In gran parte d'Europa soffia un forte vento di protesta sociale, di domanda di cambiamento radicale. Se ne faccia una ragione Veltroni col suo partito a vocazione maggioritaria. E se ne faccia una ragione pure Vendola che, mentre la crisi ripropone con forza le questioni di classe e mentre in Europa rinasce una sinistra radicale, vuole abbandonare le ragioni della protesta, lasciandole in mano ai Grillo di turno, per andare a fare da gregario ad un socialismo europeo in crisi di identità prima ancora che elettorale.

giovedì 14 marzo 2013

Vendola dice addio alla sinistra

Dopo il disastro elettorale di SEL e della sinistra radicale - nato soprattutto dalla pessima idea dell'alleanza col PD senza se e senza ma - Vendola lascia e raddoppia allo stesso tempo.
Data la mala parata si ritira nel suo feudo pugliese, da dove per altro è uscito umiliato alle ultime politiche. Insomma, un passo indietro a livello nazionale con SEL che sbanda vistosamente.
Il tutto accompagnato da un doppio passo verso destra: in Puglia il rimpasto, che lascia a piedi Rifondazione abbandonata al suo destino, e imbarca i montiani - quelli che secondo Vendola erano incompatibili con SEL. Si è visto subito dopo le elezioni quanto sono incompatibili. Complimenti per la coerenza.
E poi l'ormai dichiarato approdo nel PSE, senza neanche passare per un congresso, una decisione tutta vendoliana che abbandona ogni possibile speranza di alternativa per entrare nel gruppo del socialismo europeo, cioè uno dei maggiori responsabili dell'attuale crisi e dell'altrettanto disastrosa austerity. Il gruppo di Blair e Schroeder, i social-liberisti che in maniera decisiva hanno contribuito alla distruzione del modello sociale europeo. I socialisti di Zapatero, amici delle banche. I socialisti del PASOK che hanno affondato la Grecia, truccato i conti, protetto gli evasori e svenduto pensionati e lavoratori. In generale i socialisti che in tutta Europa, dall'Italia, alla Germania, alla Spagna ed infine alla Francia, che hanno sottoscritto l'austerity e il fiscal compact che sta impoverendo l'Europa e peggiorando la crisi.
E' questo l'orizzonte dell'ex comunista Vendola? Davvero si è capito poco della crisi e del risultato elettorale.....
Tanto vale entrare nel PD, subito. Ormai ci sono più istanze progressiste nel partito di Bersani che in SEL. Che fine ingloriosa.

martedì 26 febbraio 2013

Rivoluzione contro la sinistra

Il giorno dopo è il solito disastro. Non annunciato, ma neanche così tanto sorprendente. Lo avevamo detto 15 mesi fa, votiamo subito, non diamo a Berlusconi la possibilità di organizzarsi. Invece è prevalsa una volta di più la logica della cosiddetta responsabilità. Occhio allo spread, ci dicevano. E oggi allora come vogliamo giudicare una manovra di palazzo (l'ennesima) che ha dato un governo orribile all'Italia per un anno e mezzo, che ci ha portati in recessione, distrutto la credibilità della sinistra e consegnato un Paese che del PD e della sinistra radicale non sa che farsene? Un paese dove 3 elettori su 5 (Grillo+B.) sono favorevoli o quantomeno non contrari all'uscita dall'Euro. Questo è stato l'ennesimo grande successo degli strateghi, delle teste d'uovo della sinistra italiana. 
Che per non farsi mancare nulla hanno impostato la campagna elettorale sul suicidio. Alleiamoci con Monti, responsabilità, andiamo a Berlino a farci benedire da Frau Merkel e Herr Schauble. Come se bisognasse convincere i tedeschi e non gli italiani che, a torto ma soprattutto a ragione, imputano molte delle loro disgrazie a Berlino e Bruxells. 
Con il bel risultato che gli italiani hanno identificato la sinistra con l'establishment, quello stesso establishment che ha portato l'Italia in rovina. E che spettacolo vedere i mercati euforici nel momento in cui vinceva il PD, tranquilli che il prossimo governo li avrebbe difesi da chi vorrebbe mettere loro freni e guinzagli. Mentre i lavoratori, i disoccupati, i giovani gli voltavano le spalle.
Bersani ha fatto una campagna elettorale col cacciavite in mano, non capendo che il sistema in cui viviamo è a pezzi e va cambiato. Altro che piccoli interventi. Gli Italiani sono esasperati e hanno scelto chi si è mosso contro il sistema e non in sua difesa. In parte Berlusconi, la destra che finge di rompere, contro quella responsabile di Monti, umiliata alle urne che ben fa capire che razza di borghesia ci sia in Italia. Con l'ennesima piroetta, B. è riuscito a far passare l'idea che lui col disastro in atto non c'entra nulla e gli hanno creduto. Dall'altra parte Grillo, più genuinamente anti-sistema e che ha infatti eletto a suo nemico principale il PD. Catalizzando tutti i voti di protesta, tutti i voti di chi è esasperato dalla crisi, dai partiti, dallo Stato.
A margine la sinistra radicale, ridotta ancora peggio che nel 2008 e non era facile, in mezzo ad una crisi economica che dovrebbe invece favorirla. Due anni fa SEL e IDV eleggevano sindaci in tutta Italia, l'area a sinistra del PD era tra il 15 ed il 20% e Grillo era al 4. Poi Vendola ha pensato bene di legarsi mani e piedi al PD e gli elettori hanno colto immediatamente che la sua proposta politica era in sostanziale continuità con chi ha governato in questi anni - e ripetiamolo, una campagna elettorale del PD tutta volta all'accordo con Monti non poteva certo aiutare. Ma l'errore era a monte, come si può fare un accordo di programma con un partito che ha sostenuto Monti mentre SEL lo avversava? Come chiaro, gli elettori non vogliono giochini di palazzo, ma coerenza e chiarezza.
E di conseguenza han castigato duramente Rivoluzione Civile che si è rivelata la brutta copia della Sinistra Arcobaleno. Messa su come cartello elettorale a 1 mese e mezzo dalle elezioni, con facce inguardabili come quella di Di Pietro, affossato dagli scandali personali e con i leader di partito alla Diliberto che sono in giro da almeno 15 anni. Quindi, al di là delle sue stesse colpe, RC è stata vista come un'altra operazione di palazzo ed opportunista. Senza dimenticare intellettuali con la puzza sotto il naso che si organizzano a Dicembre pretendendo di dettare legge e sindacalisti assenti che in nome della autonomia del sindacato si trovano senza nessuna spalla politica - eppure avrebbero già dovuto capire che le vertenze in fabbrica senza supporto politico si risolvono sempre e comunque in sconfitte. Ma si vede che ci piace perdere, puri, belli, ma perdenti.
Invece Grillo ha dato quello che la gente voleva, un chiaro segno di discontinuità. Ha vinto dunque un voto rivoluzionario, un voto facile che dà un messaggio chiaro: que se vayan todos. Quello che succederà dopo, non si sa. Ma iniziamo col mandarli a casa. Difficile, a sto punto, dargli torto.


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giovedì 14 febbraio 2013

PD-SEL-Monti: no il triangolo no!!!


Almeno dovrebbero mettersi d'accordo che ci fan miglior figura. Vendola ogni giorno lancia fulmini contro Monti mentre il PD continua a corteggiarlo. E Monti se la prende con Vendola ma apre al PD mentre attacca la CGIL.
Una banda di matti, sembra. O forse un gruppo di opportunisti che prendono in giro gli elettori. Ognuno che tira acqua al suo mulino, alla fine è legittimo. Monti che deve tenere un po' di distanza dalla "sinistra" per drenare voti al centrodestra. Vendola che deve cercare di scappare alla rimonta di RC che si accrediterebbe altrimenti come unica vera sinistra. E PD che non deve perdere troppo a sinistra ma ha bisogno di mostrarsi come forza aggregante e "di governo". Tutto legittimo, come detto. Ma con un pò di decoro. Promesse, scontri, attacchi frontali. Per poi finire tutti assieme...
Il triangolo di certo Monti e Vendola non l'avevano mai considerato, ma è tremendo quando il terzo incomodo diventa il PD! Ed oggi infatti rischiamo di raggiungere questa nuova vetta di ridicolo. 
Vendola infatti dichiara che il nuovo governo introdurrà il reddito minimo garantito che, sopresa, sorpresa, ha promesso anche Monti. Peccato che sia il PD a non starci e ci ha tenuto a chiarirlo fin da subito col il suo responsabile lavoro, Cesare Damiano.
SEL e Monti verso le convergenze parallele con il PD a rompere le uova nel paniere...?
Proprio oggi Bersani twitta che saranno una coalizione solida. Ma chi vuole preder per i fondelli?

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giovedì 7 febbraio 2013

Keynes l'estremista e la sinistra

Riportiamo di seguito il bell'articolo di Barabara Spinelli su Repubblica, un duro atto di accusa contro il sistema economico e, di rimando, quello politico che sembra muto e sordo a cio' che avviene nella societa'. Dalle parole della Spinelli sembra chiaro che l'unica risposta di tipo politico a questo disastro possa venire dalla sinistra cosiddetta radicale, l'unica a contestare il paradigma economico dominante. Un vero peccato che, al contrario della Grecia, questa proposta alternativa non abbia trovato un contenitore unico ma abbia preferito a volte allearsi con chi questo sistema difende, a volte esprimere semplicemente un voto anti-sistema e non di articolata critica al capitalismo autoritario di inizio secolo


Se anche Keynes è un estremista

di Barbara Spinelli
da Repubblica


I PRÌNCIPI che ci governano, il Fondo Monetario, i capi europei che domani si riuniranno per discutere le future spese comuni dell'Unione, dovrebbero fermarsi qualche minuto davanti alla scritta apparsa giorni fa sui muri di Atene: "Non salvateci più!", e meditare sul terribile monito, che suggella un rigetto diffuso e al tempo stesso uno scacco dell'Europa intera. Si fa presto a bollare come populista la rabbia di parte della sinistra, oltre che di certe destre, e a non vedere in essa che arcaismo anti-moderno.

A differenza del Syriza greco le sinistre radicali non si sono unite (sono presenti nel Sel di Vendola, nella lista Ingroia, in parte del Pd, nello stesso Movimento 5 Stelle), ma un presagio pare accomunarle: la questione sociale, sorta nell'800 dall'industrializzazione, rinasce in tempi di disindustrializzazione e non trova stavolta né dighe né ascolto. Berlusconi sfrutta il malessere per offrire il suo orizzonte: più disuguaglianze, più condoni ai ricchi, e in Europa un futile isolamento. Sul Messaggero del 30 gennaio, il matematico Giorgio Israel denuncia l'astrattezza di chi immagina "che un paese possa riprendersi mentre i suoi cittadini vegetano depressi e senza prospettive, affidati passivamente alle cure di chi ne sa". Non diversa l'accusa di Paul Krugman: i governanti, soprattutto se dottrinari del neoliberismo, hanno dimenticato che "l'economia è un sistema sociale creato dalle persone per le persone".

Questo
dice il graffito greco: se è per impoverirci, per usarci come cavie di politiche ritenute deleterie nello stesso Fmi, di grazia non salvateci. Non è demagogia, non è il comunismo che constata di nuovo il destino di fatale pauperizzazione del capitalismo. È una rivolta contro le incorporee certezze di chi in nome del futuro sacrifica le generazioni presenti, ed è stato accecato dall'esito della guerra fredda.

Da quella guerra il comunismo uscì polverizzato, ma la vittoria delle economie di mercato fu breve, e ingannevole. Specie in Europa, la sfida dell'avversario aveva plasmato e trasformato il capitalismo profondamente: lo Stato sociale, il piano Marshall del dopoguerra, il peso di sindacati e socialdemocrazie potenti, l'Unione infine tra Europei negli anni '50, furono la risposta escogitata per evitare che i popoli venissero tentati dalle malie comuniste. Dopo la caduta del Muro quella molla s'allentò, fino a svanire, e disinvoltamente si disse che la questione sociale era tramontata, bastava ritoccarla appena un po'.

È la sorte che tocca ai vincitori, in ogni guerra: il successo li rende ebbri, immemori. Facilmente degenera in maledizione. Le forze accumulate nella battaglia scemano: distruggendo il consenso creatosi attorno a esse (in particolare il consenso keynesiano, durato fino agli anni '70) e riducendo la propensione a inventare il nuovo. Forse questo intendeva Georgij Arbatov, consigliere di politica estera di molti capi sovietici, quando disse alla fine degli anni '80: "Vi faremo, a voi occidentali, la cosa peggiore che si possa fare a un avversario: vi toglieremo il nemico". Quando nel 2007-2008 cominciò la grande crisi, e nel 2010 lambì l'Europa, economisti e governanti si ritrovarono del tutto impreparati, sorpassati, non diversamente dal comunismo reale travolto dai movimenti nell'89.

È il dramma che fa da sfondo alle tante invettive che prorompono nella campagna elettorale: gli attacchi dei centristi a Niki Vendola e alla Cgil in primis, ma anche al radicalismo della lista Ingroia, a certe collere sociali del Movimento 5 stelle, non sono una novità nell'Italia dell'ultimo quarto di secolo. Sono la versione meno rozza della retorica anticomunista che favorì l'irresistibile ascesa di Berlusconi, poco dopo la fine dell'Urss, e ancora lo favorisce. Il nemico andava artificiosamente tenuto in vita, o rimodellato, affinché il malaugurio di Arbatov non s'inverasse. Se la crisi economica è una guerra, perché privarsi di avversari così comodi, e provvidenzialmente disuniti? Quando Vendola dice a Monti che occorrerà accordarsi sul programma, nel caso in cui la sinistra governasse col centro, il presidente del Consiglio alza stupefatto gli occhi e replica: "Ma stiamo scherzando?", quasi un impudente eretico avesse cercato di piazzare il suo Vangelo gnostico nel canone biblico. Anche i difensori di Keynes sono additati al disprezzo: non sanno, costoro, che la guerra l'hanno persa anch'essi, nelle accademie e dappertutto?

In realtà non è affatto vero che l'hanno persa, e che lo spettro combattuto da Keynes sia finito in chiusi cassetti. Quando in Europa riaffiora la questione sociale  -  la povertà, la disoccupazione di massa  -  non puoi liquidarla come fosse una teoria defunta. È una questione terribilmente moderna, purtroppo. La ricetta comunista è fallita, ma il capitalismo sta messo abbastanza male (non quello della guerra fredda: quello decerebrato e svuotato dalla fine della guerra fredda). Non è rovinato come il comunismo sovietico, ma di scacco si tratta pur sempre.

È un fallimento non riuscire ad ascoltare e integrare le sinistre che in tantissime forme (anche limitandosi a combattere illegalità e corruzione politica) segnalano il ritorno non di una dottrina ma di un ben tangibile impoverimento. Prodi aveva visto giusto quando scommise sulla loro responsabilizzazione, e li immise nel governo. Fu abbattuto dalla propaganda televisiva di Berlusconi, ma la sua domanda non perde valore: come fronteggiare le crisi se non si coinvolge il malcontento, compreso quello morale? Ancor più oggi, nella recessione europea che perdura: difficile sormontarla senza il rispetto, e se possibile il consenso, dei nuovi dannati della terra. Forse abbiamo un'idea falsa delle modernità. Moderno non è chi sbandiera un'idea d'avanguardia. È, molto semplicemente, la storia che ci è contemporanea: che succede nei modi del tempo presente. Se la questione sociale ricompare, questa è modernità e moderni tornano a essere il sindacalismo, la socialdemocrazia, che per antico mestiere tentano di drizzare le storture capitaliste  -  con il welfare, la protezione dei più deboli. Sono correzioni, queste sì riformatrici, che non hanno distrutto, ma vivificato e potenziato il capitalismo. È la più moderna delle risposte, oggi come nel dopoguerra quando le democrazie del continente si unirono.

Non a caso viene dal più forte sindacato d'Europa, il Dgb tedesco, una delle più innovative proposte anti-crisi: un piano Marshall per l'Europa, gestito dall'Unione, simile al New Deal di Roosevelt negli anni '30. Dicono che i vecchi rimedi keynesiani  -  welfare, cura del bene pubblico  -  accrescono l'irresponsabilità individuale e degli Stati, assuefacendoli all'assistenza. Paventato è l'azzardo morale: bestia nera per chi oggi esige duro rigore. L'economista Albert Hirschman ha spiegato come le retoriche reazionarie abbiano tentato, dal '700-800, di bloccare ogni progresso civile o sociale (Retoriche dell'intransigenza, Il Mulino). Fra gli argomenti prediletti ve ne sono due, che nonostante le smentite restano attualissimi: la tesi della perversità, e della messa a repentaglio. Ogni passo avanti (suffragio universale, welfare, diritti individuali) perfidamente produce regresso, o mette a rischio conquiste precedenti. "Questo ucciderà quello", così Victor Hugo narra l'avvento del libro stampato che uccise le cattedrali. Oggi si direbbe: welfare o redditi minimi garantiti creano irresponsabilità. Quanto ai matrimoni gay, è la cattedrale dell'unione uomo-donna a soccombere, chissà perché.

Non è scritto da nessuna parte che la storia vada fatalmente in tale direzione. In astratto magari sì, ma se smettiamo di dissertare di "capitale umano" e parliamo di persone, forse l'azzardo morale diventa una scommessa vincente, come vincente dimostrò di essere nei secoli passati.


fonte: http://www.repubblica.it/politica/2013/02/06/news/spinelli_keynes-52040796/?ref=HREA-1
 
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mercoledì 30 gennaio 2013

Lo spread e l'ennesima buffonata di Monti

Va bene la campagna elettorale, ma c'è un limite a tutto. Monti, lo ricordiamo, è andato al governo sulla base di favole costruite ad arte da giornali e commentatori, del tipo che la sua presenza al posto di Berlusconi avrebbe tagliato lo spread di 200 punti. Infatti, poco dopo la sua nomina, lo spread toccò il massimo storico, e scese solo dopo l'intervento di Draghi, cosa che in Europa sanno tutti ma solo in Italia si continua a mistificare come successo del governo.
Ora si ricomincia. Intervistato in Rai, Monti ha sostenuto che la presenza di Vendola al governo avrebbe rischi sullo spread. Vale a dire: Berlusconi non si può votare, il centrosinistra nemmeno, gli italiani devono scegliere la lista Monti per governare, altrimenti i mercati ci puniranno.
Una concezione della democrazia bislacca, in linea con quella del governo tecnico imposto al Parlamento e agli italiani che mai l'avevano votato. Monti mente sapendo di mentire quando dice che esiste un'ipoteca del mercato su queste elezioni. Lo abbiamo visto a più riprese, oramai anche FT e Goldman Sachs hanno ripudiato l'austerity e il vero problema per l'Italia sarebbe un nuovo governo con Monti in qualche posizione importante. Le sue scelte economiche hanno fatto dell'Italia lo zimbello d'Europa, la disoccupazione è alle stelle e l'economia in recessione. Non è certo Vendola che dobbiamo temere, ma Monti.
Detto questo, questa manfrina appare davvero patetica, dato che i due sembrano pure destinati a governare insieme. Dove non potè Dio, potè Bersani. Che vincerà le elezioni, ma ha detto in tutte le salse di voler Monti con sé. E avendo già tirato su Vendola per coprirsi a sinistra, si dovrà far buon viso a cattiva sorte. Bella prospettiva che due che hanno litigato ferocemente durante la campagna elettorale si ritrovino allo stesso tavolo. Alla faccia della coerenza, e della credibilità della politica. 

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domenica 23 dicembre 2012

Monti ha ragione, non è un conservatore. E' un reazionario.

Monti si è scatenato oggi. Soprattutto contro Berlusconi, e questo va sempre bene. Anche se racconta balle quasi al livello del nostro Silvio. Certo son bugie meno crasse, meno volgari, ma sempre bugie. Quando dice che sarebbe demagogia dire che lo spread si è abbassato grazie alla BCE e non grazie al suo governo, dice semplicemente balle. Altrimenti deve giustificare l'innalzamento dello spread dopo il Salva-Italia e dopo la riforma del lavoro, quelle misure che dovevano riconquistare la fiducia dei mercati. Ma è un Monti demagogico, come d'altronde lo sono quasi tutti i liberali. E il suo governo, fatto di slogan, di ricette pre-confezionate, di formulette da libri, senza nessuna attenzione all'economia reale lo dimostrano. E d'altronde se il metro del successo è lo spread basso mentre siamo in recessione e con la produzione industriale a picco, beh, allora forse questo signore non ha le idee tanto chiare in economia come in politica.
Ma poi, dopo l'attacco a Berlusconi, Monti se l'è presa con la CGIL ("La riforma del lavoro è stata frenata da una componente sindacale, che trova difficile evolvere") e Vendola ("Il presidente Vendola... ha detto di me che sono un liberale conservatore. Liberale sì, conservatore sotto molto profili è Vendola"). Altra demagogia in serie. Ma cosa dovrebbe fare la CGIL? Fare gli interessi di Marchionne? E' questa l'idea di sindacato di Monti? E quanto a Vendola, forse sarà pure conservatore, che vuole difendere dei diritti che Monti giudica vecchi. E Monti ha ragione, non è un conservatore, è un reazionario, vuole riportare indietro le lancette della storia. Un pò come sentire De Maistre e Metternich dare dei conservatori ai repubblicani francesi che volevano conservare la Repubblica, invece di tornare indietro alla Monarchia.
E poi, per finire, la retorica sui giovani, il cui futuro non ha svenduto. Cosa abbia fatto lui, non si capisce. Ha aumentato il debito. Li costringe e lavorare fino a 70 anni. Aumenta la disoccupazione sia con politiche restrittive sia con la riforma delle pensioni. Aumenta il precariato e diminuisce i diritti (il vero tesoro a cui ogni giovane avrebbe diritto) con la riforma del lavoro. E ha il coraggio di parlare in favore dei giovani.
Più serio, più onesto, meno offensivo di Berlusconi. Ma Monti rimane un uomo di potere a difesa della banche, dei poteri forti, dei ricchi. Un reazionario.


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venerdì 14 dicembre 2012

TraMonti 1. Blob elettorale - il peggio della settimana

Iniziamo questa settimana una rubrica che ci portera' fino alle elezioni, raccogliendo il peggio delle dichiarazioni settimanali dei leader politici

1. Grillo: "Io antidemocratico? Allora via dalle palle"....piu' democratico di cosi'.....

2. Monti: "Si e' allontanato da me il Re Sole". E due giorni dopo, con lo spread in salita: "Capisco i mercati".....E come no. Dopo il Re Sole ecco Luigi XV che rimane fedele alla storia - dopo di me il diluvio. Poi per fortuna lo spread e' tornato sotto controllo, ah sti mercati!

3. Bersani e Vendola. Il governatore pugliese: "l'agenda Bersani non è sovrapponibile all'agenda Monti: su questa si fa punto e a capo". Bersani: "La mia agenda? La stessa di Monti, piu' qualcosa".....Ahi ahi Nichi, non l'hai ancora capito che conti come il 2 di spade quando briscola e' bastoni?

4. Berlusconi: "Se Monti cambiasse idea per quanto mi riguarda non avrei nessuna problema a ritirare la candidatura".....Ma come? Prima fa cadere il governo che non aveva fatto abbastanza bene, e poi è pronto a lasciare il campo al ritorno di Monti? Allucinante...

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lunedì 5 novembre 2012

Vuoti a perdere

Che pena questa sinistra. Divisa, litigiosa, e poi si sorprende se gli elettori non la considerano nemmeno di striscio.  Preferiscono Grillo. O preferiscono non votare. Ma certo non ne possono più di questi partiti che hanno distrutto un patrimonio storico fatto di cultura, solidarietà, reti sociali. Un disastro.
Ricapitoliamo gli ultimi episodi. Nel corso dell'ultimo anno i partiti a sinistra del PD - fuori dal governo quando non fuori dal Parlamento - erano riusciti finalmente a trovare un punto di contatto, prima nell'opposizione al governo Monti e poi nella raccolta delle firme per il referendum contro la riforma del mercato del lavoro. In condizioni normali ci si potrebbe aspettare che partiti e movimenti che condividono buona parte del loro programma politico possano (debbano?) cercare di portare avanti una azione politica comune. E invece no. 
Di Pietro scacciato dal PD senza una vera motivazione (Vendola si e Di Pietro no? Ma non sostengono le stesse posizioni, il leader di SEL in toni forse un briciolo più educati)? Davanti alla provocazione, Di Pietro non se ne fa una ragione, mentre Vendola lo molla, contento di poter entrare in parlamento, forse addirittura in un listone col PD. Che poi non conti nulla una volta eletto, chi se ne frega. Zitto e a cuccia, o vogliamo fare un'altra serie di liti modello Unione?
Quindi Vendola si, Di Pietro no. Di Pietro intanto viene travolto da uno scandalo dietro l'altro, colpa soprattutto sua e della sua incapacità di scegliere personale politico adeguato. Nel 2001, Valerio Carrara passato con Berlusconi (uno degli unici 2 eletti dell'IDV). Nel 2006 De Gregorio che mette in bilico la maggioranza di Prodi per un posto di potere. Nel 2008 Razzi e Scilipoti che salvano Berlusconi. E ora pure Maruccio. Insomma, un partito con una preoccupante tendenza al tradimento, oltre all'odio per la lingua italiana. E l'IDV va a pezzi, Di Pietro che vorrebbe andare con Grillo, Donadi e altri che cercano un posticino col PD, De Magistris alle prese con le liste arancioni - ma comunque in attesa di capire quel che faranno gli altri. 
E poi la FdS. Rifondazione distrutta da mille scissioni (ci torneremo prossimamente), prova a riunirsi almeno con il PdCI, ma fuori tempo massimo, quando ormai sono 2 quasi ectoplasmi abbandonati dai votanti. Inifluenti. Ed ecco con le elezioni che si avvicinano, l'ennesimo tentativo di dividere l'atomo. Diliberto che cerca l'alleanza col PD - che tra l'altro non lo vuole - perché con Bersani il PD è tornato ad essere "laburista". Forse in senso blairiano... Andare al governo - e in lista, ça va sans dir - con chi ha votato la riforma Fornero? E perché no? E Rifondazione di nuovo sola che cerca disperatamente qualcuno che se la prenda - l'Idv che ormai non esiste più, De Magistris se si decide, la FIOM se avesse voglia... Che non sarebbe neanche sbagliato, ma siamo di nuovo ampiamente fuori tempo massimo.

Insomma, partiti ormai vuoti (di voti) e abituati a perdere. Davanti alla peggior crisi del capitalismo da 80 anni a questa parte, davanti ad un attacco mai visto ai diritti dei lavoratori, di fronte ad una crisi di legittimità devastante del nostro sistema politico-economico, ci troviamo davanti ad apparati litigiosi, in molti, troppi casi, più vogliosi di potere che di fare la cosa giusta - l'unica sarebbe mettersi insieme, azzerare le nomenklature, e ripartire con un movimento politico unitario dalla parte del lavoro e dei beni comuni. Che non si lega mani e piedi con alleanze pre-costituite, ma che con la sua forza potrebbe trattare in maniera paritaria con altri interlocutori. No, aveva invece ragione Guzzanti-Bertinotti: "dobbiamo continuare a scinderci sempre di più...dividiamoci anche se la pensiamo tutto sommato allo stesso modo". Qualche seggio in parlamento almeno lo salveremo.

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venerdì 14 settembre 2012

La cosa (poco) seria

Ancora non governano - e chissà se lo faranno mai - ma già litigano. Record mica da poco per PD e SEL con Casini a fare da convitato di pietra - e non Di Pietro...
Dal suo atto di nascita - l'ennesima scissione della sinistra su questioni incomprensibili ai più - SEL ha privilegiato il rapporto con il Partito Democratico. Scelta legittima, se fosse politicamente coerente. Certo già qualche anno fa il PD non era proprio un partito di sinistra-sinistra, basta ricordarsi gli elogi sperticati di Chiamparino e Fassino (e non solo di Veltroni) per Marchionne, mentre Vendola marciava in piazza a fianco della FIOM. Ma col passare del tempo la situazione è anche peggiorata. Vendola compiva il suo percorso riformista, sosteneva Hollande invece di Melanchon per accreditarsi come leader responsabile, ma intanto il PD passava da Hollande a Monti. Con tanti mal di pancia, soprattutto del povero Fassina. Ed un pò anche di Bersani, incazzato soprattutto perchè a Palazzo Chigi non c'era lui. Ma i provvedimenti, tutti votati disciplinatamente, a partire dal fiscal compact - mitico quel "è sbagliato ma lo facciamo lo stesso". E nel mezzo, pensionati bastonati, il contrario di quello che fa il moderatissimo (e modestissimo) Hollande, e lavoratori trattati come macchinari da rottamare, manco fossero Veltroni e D'Alema. 
Un pò troppo anche per Vendola, che raccoglie le firme per ribaltare la riforma Fornero insieme agli appestati della sinistra - FdS e Di Pietro. Ed ecco che subito partono attacchi dai democratici verso Vendola, e dall'UDC, già promessa sposa per il dopo elezioni, verso il PD. Una cosa poco seria. 

D'altronde la politica del potere al posto di quella delle idee è una cosa poco seria per definizione. Perchè PD e SEL insistono per allearsi? SEL per andare al governo, il PD per non scoprirsi a sinistra e perdere troppi voti. Convenienza. Ma il programma? Poca roba, come si vede da quanto detto finora. Si, tutti parlano di centralità del lavoro, e allora? Anche i liberisti lo fanno, bisogna vedere come si intende dare centralità al lavoro. Con le liberalizzazioni o con i diritti? Ma su questo fronte tutto tace, per evitare altri scontri. Insomma, vinciamo insieme, poi iniziano i casini - con la c minuscola o maiuscola, va bene uguale. Invece lavoratori ed elettori avrebbero diritto di sapere per cosa votano veramente: votano per chi si oppone o per chi sostiene la riforma Fornero? O votano per chi si oppone per ritrovarsi con un governo eletto con i loro voti che, per ragioni di maggioranza, sosterrà quella riforma?
La cosa seria, invece, sarebbe fare alleanze con chi la pensa in maniera simile. Ad esempio sui già citati diritti dei lavoratori, fiscal compact, etc etc. Cioè, pare evidente che sui vari punti programmatici Vendola - o almeno il suo elettorato - sia più vicino ai referendari che al PD. Andare invece al voto coi democratici per fare la corrente di minoranza che poi non incide nulla sulle politiche del paese è politicamente inutile, se non opportunista. E' quella vecchia politica che sta nel palazzo e mai accanto alla gente. Che contratta qualche posizione di potere, un posto al sole in cambio di voti. L'unica cosa seria sarebbe lasciarli andare al loro destino. 


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martedì 4 settembre 2012

Democrazia in pericolo

La politica italiana sembra sempre più allo sbando. Da un anno le scelte economiche vengono dettate dai mercati e recepite supinamente dal Parlamento. Un esecutivo di emergenza nazionale, imposto dal Presidente della Repubblica, governa ma in realtà ubbidisce ai diktat tedeschi che proprio Monti stigmatizzava un anno fa. I partiti si sbriciolano, travolti da uno scandalo dietro l'altro. E lo stesso Presidente della Repubblica apre un conflitto inaudito con la magistratura per cercare di coprire un uso assai disinvolto del telefono attraverso cui parlava di indagini in corso con Nicola Mancino - già presidente del Senato e prima Ministro dell'Interno al tempo delle stragi mafiose e del cosiddetto patto con la Mafia su cui si è dimostrato assai reticente, alcuni potrebbero dire omertoso.
In questo scenario da tregenda si cercano di delineare i futuri equilibri del paese, ancora una volta imposti dall'alto, ancora una volta ideati per ridurre gli spazi democratici. Il Parlamento sembra orientato ad adottare una nuova legge elettora che rischia, incredibili a dirsi, di essere peggiore di quella precedente. Addio premio di coalizione, ecco che arriverebbe un premio (pari al 15% dei seggi) per il Partito con più voti. 
Immaginiamoci uno scenario assai realistico: PD primo col 25% dei voti, vedrebbe la sua rappresentanza aumentata del 60% in barba al volere dei cittadini. Mentre con lo sbarramento al 5% molti partiti con un consenso elettorale non proprio minuscolo verrebbero cancellati dalla rappresentanza istituzionale. Insomma, una svolta elettorale che se non ancora autoritaria va sicuramente in direzione opposta alla democrazia. Ma non finisce qui.
Col 40%, come noto, non si governa e molto realisticamente il PD andrebbe alle elezioni in coalizione con SEL - forse, ancora meglio, con una lista unica per esser sicuri di arrivare primi, così chi volesse votare per Fava in Sicilia finirebbe per votare anche Letta visto che le preferenze, se mai ci saranno, verrebbero comunque infilate tutte insieme nel calderone del premio di maggioranza. Ed anche questo appare un obbrobrio. 
Ma in tempi procellosi questo non basterebbe ancora, la maggioranza dovrebbe essere solida e quindi più ampia, ed ecco allora che l'UDC - con Montezemolo e Fini, ovviamente - sarebbe il partner di governo scelto da PD e SEL. Già detto e ripetuto da Bersani e Fassina, tanto per esser sicuri. Insomma, voti una coalizione di "sinistra" e ti ritrovi Casini al governo, magari coadiuvato da Monti all'economia o Passera allo sviluppo economico. 
Ci dobbiamo sorprendere? Non più di tanto se pensiamo che il PD sta appoggiando un governo tecnico che sta uccidendo l'economia facendo pagare la crisi soltanto ai ceti più deboli. E dunque si manterrebbe coerente con la sua impostazione politica ed economica, moderatamente conservatrice ed in accordo coi vari poteri forti.
Discorso diverso, ma solo in parte, per SEL. Sembra ormai chiaro che l'unico obiettivo politco che si prefigge Vendola sia la conquista del potere, costi quel che costi. Prima, in nome dell'alleanza a prescindere col PD, ha rotto Rifondazione Comuista. Poi, sempre in nome di un posto a tavola, ha rotto con Di Pietro. Ora ci racconta che SEL e UDC non correranno insieme alle elezioni, ma sa benissimo che andranno a braccetto al governo a urne chiuse, tanto per non far venire troppi conati di vomito ai suoi elettori. Nel caso di Vendola la mancanza di coerenza è legata alla pochezza politica e all'opportunismo di chi è disposto a tutto per un pò di potere. Un Vendola che in questi mesi ha detto di opporsi al governo Monti e alle sue ricette economiche, ma cui va benissimo fare programmi di legislatura con chi questo governo sostiene. Un Vendola che ha detto di sostenere la FIOM ma va a governare con chi sostiene Marchionne. E con quale prospettiva? Quella di imporre le sue scelte col 6% che gli attribuiscono i sondaggi, o forse col magro 3% che sono i voti veri che ha preso nelle elezioni finora svolte - quando ancora, per altro, sembrava un candidato ed un partito di rottura?  
Insomma, si profila uno scenario da incubo che passa attraverso la riproposizione di un governo semi-oligarchico molto attento ai mercati e molto poco ai lavoratori. Che dietro questo disegno ci sia un partito che si definisce democratico è, in fondo, solo un incidente lessicale. 


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giovedì 2 agosto 2012

Vendola. la sete di potere e l'ideologia dell'incoerenza

Di Nicola Melloni


Dunque Vendola scarica Di Pietro e abbraccia Casini. Che ci sarà mai da sorprendersi? Il leader pugliese porta a compimento un processo iniziato qualche anno fa a Chianciano quando dopo aver perso il congresso post-elettorale di Rifondazione Comunista decise bene di rompere quel partito pur di esser l'unico a comandare. D'altronde quello strappo su cosa si basava? Soprattutto sulle relazioni col PD, che per Vendola era allora ed è ancora adesso l'unica stella polare del suo percorso politico.
Alleanze a prescindere, così facciamo le primarie e mi gioco le mie chance. Politica, zero; potere, massimo. 
Dalla scissione Vendola ha rifiutato in maniera categorica qualsiasi confronto con la FdS, nonostante i ripetuti inviti. E dire che a sentirlo parlare Vendola e comunisti sosterrebbero cose simili: con la Fiom contro Marchionne, per esempio; all'opposizione del governo Monti; contro il fiscal compact. Tanto per fare qualche esempio concreto. Tutte posizioni che accomunano SEL anche all'Italia dei Valori. E tutte posizioni, en passant, che non solo lo dividono da Casini, ma anche dal PD. Ma chi se ne frega! In fondo si tratta solo di parole, non di programmi seri. Per quelli, ci mancherebbe, meglio allearsi con i sostenitori di Monti, con gli amici del Vaticano, con i rappresentanti dei poteri forti.
Così sì che si cambia l'Italia, con Casini, Binetti, Fioroni e Letta. Questo deve aver capito Vendola della crisi che deve esser evidentemente frutto della troppa influenza della sinistra sulla politica economica italiana. Ed allora meglio spostarsi a destra, abbandonare Marx per Montezemolo, un pò più privatizzazioni, un pò meno diritti, un bel pò meno stato sociale - quello che finora è stato il programma di Bersani e Casini. E che quindi diventa quello di Vendola. 



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lunedì 28 maggio 2012

Vendola e le alleanze a prescindere

Di Nicola Melloni


Storia curiosa quella di Nichi Vendola che invoca gli stati generali del centro-sinistra e non passa giorno senza puntellare il Partito Democratico con sempre la stessa richiesta: ci alleiamo? 
Come tutti sanno, nel 1998 Vendola era membro importante di Rifondazione Comunista e contribuì in maniera decisiva a fare cadere il governo Prodi. Troppo a destra quel governo. Oggi le cose son cambiate, pare, e dunque andare al governo non con Prodi, ma con Letta e Fioroni va più che bene. De gustibus... D'altronde è innegabile che lo scenario politico ed economico sia cambiato e questo deve per forza portare a qualche riflessione e qualche ripensamento. Ed infatti oggi Vendola non è più comunista, ma socialdemocratico. Deve essere stata la crisi del socialismo reale a Wall Street a fargli scegliere un approccio più moderato.
Tutto legittimo, ma non sarebbe il caso di dare spiegazioni? Certo sarebbe ingiusto immaginare un percorso alla Veltroni, dall'Unità alla post-sinistra passando per Kennedy e saltando l'Africa ma riuscendo pure a raccontarci che era entrato nel PCI perchè non era comunista. No, Nichi no. Non è un coglione. Al massimo con Walter condivide il giudizio su D'Alema.
Però questo percorso politico andrebbe giustificato, spiegato. Uno si potrebbe immaginare che con la crisi della finanza, con i tagli fiscali, con lo strangolamento della Grecia, un personaggio come Vendola possa saltare sù e dirti: avete visto? Avevo ragione io, il capitalismo è marcio, il liberismo è oppressione. E invece no. Certo, continua la critica del modello economico dominante, ma si modera sempre più. Ora è passato a Hollande e alla socialdemocrazia. Forse si è reso conto che il comunismo era datato nel 2010. Forse.
O forse c'è un calcolo politico. Vendola è convinto di poter vincere le primarie, visto che candidati vicini a SEL hanno spesso battutto quelli del PD quando si trattava di scegliere i sindaci. Sarebbe un sogno, alla guida della coalizione che non può non vincere (e qui tutti a toccare ferro)! Ma a che prezzo?
Fino all'anno scorso si poteva anche pensare che il patto col PD fosse indispensabile, visto che l'obiettivo era battere la destra alle elezioni. Ma ora? Il PD sostiene un governo che SEL (e IDV) fortemente osteggia, e certo con ragione. Trattasi di uno dei peggiori governi di sempre, lo abbiamo detto più volte - età pensionabile più alta d'Europa, riforma del lavoro per indebolire i sindacati, spread altissimo, paese in recessioni, suicidi, attacchi contro Equitalia, tasse che strozzano i cittadini. E il pareggio di bilancio in Costituzione. Eppure il PD ha avvallato tutto. Legittimo, ci mancherebbe. Ma su quali basi allora si dovrebbe costruire questa alleanza se non si è d'accordo su nulla?
Vendola sogna la socialdemocrazia di Hollande, ma il PD porta avanti la politica del PASOK, non quella dei socialisti francesi. Come si fa a stare con Landini e con Follini? Questo non vuol dire che il PD non sia un interlocutore, ci mancherebbe. Da soli non si vince, certo. Ma non sarebbe il caso di partire da qualcosa di concreto che vada oltre la personalizzazione della politica e la corsa per le primarie? Magari inziare a costruire una alternativa a Monti con le forze che al governo si oppongono, a partire quindi da SEL, IDV e Federazione della Sinistra, Movimento dei Beni Comuni? 
Invece Vendola la FdS non la vuole vedere neanche in cartolina, e sembrano ripicche personali, mentre è pronto ad allearsi  col PD sempre e comunque. A costo pure di perdere la faccia. Palermo è stato l'ultimo caso, dopo quello altrettanto fallimentare di Napoli. SEL ha sostenuto Ferrandelli perchè aveva vinto le primarie. Formalmente, nulla da eccepire. Peccato che Ferrandelli fosse la faccia peggiore della politica siciliana, sostenuto dagli amici di Lombardo e organizzatori di inciuci e pastette di ogni sorta. Che il popolo palermitano non lo volesse è del tutto evidente. Però Vendola lo ha sostenuto lo stesso, sacrificando la politica, quella vera, sull'altare dei giochi di potere. Robe da D'Alema, ahimè. 
 A forza di pensare solo alle primarie, Vendola si è distratto e non si è accorto di  quello che sta succedendo in Italia, dove la gente non ne può più e preferisce la rottura agli intrighi di palazzo. Ed infatti il ciclone Vendola sembra essersi smorzato, mentre il tornado Grillo, uno che della alleanze se ne infischia, ha preso forza. SEL continua ad essere accreditata del 7-8% alle elezioni, ma ogni volta che si contano le schede si ferma al 3% ed un motivo forse ci sarà. Intanto a forza di cincischiare, il bacino elettorale della sinistra che si oppone  a Monti si va sempre più restringendo. Vendola, sul palco, continua ad aspettare Godot. Ma il pubblico se ne è già andato.

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